"Come affrontiamo la crisi climatica a colpi di bio?" Le diverse soluzioni dei piccoli produttori di montagna

L’agricoltura biologica e una transizione verso l’agroecologia possono contribuire a mitigare la crisi climatica e ambientale, con benefici non solo per gli ecosistemi montani ma anche per le comunità a valle. Ma come ristabilire la connessione tra artigiani del cibo e consumatori? Soprattutto tenendo conto che, in città, la distanza fisica e concettuale con la campagna e la montagna è più netta? Nel weekend questi temi sono al centro della Festa del Bio e MontagnaMadre, organizzata da FederBio e Slow Food Italia, con il contributo della Mountain Partnership della Fao e dell’Orto Botanico-La Sapienza

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
La crisi climatica è una delle sfide più gravi e urgenti del nostro tempo. Eventi estremi, temperature in aumento, siccità e alluvioni stanno mettendo a rischio la biodiversità e la sicurezza alimentare. Ma, in prospettiva attuale e futuera, ci sono soluzioni che potrebbero favorire un adattamento. E queste soluzioni partono dalla terra. L'agricoltura biologica può svolgere un ruolo cruciale nella lotta ai cambiamenti climatici, riducendo le emissioni di gas serra tipiche dell'agricoltura intensiva e migliorando la qualità del suolo, prezioso serbatoio di stoccaggio di carbonio.
La capacità di reagire agli eventi climatici estremi è diventata fondamentale per garantire la sopravvivenza di molte coltivazioni. Oggi, essere agricoltori significa anche proteggere la fertilità del suolo e la biodiversità, affrontando ogni giorno le sfide di un clima sempre più ostile e imprevedibile. Gli agricoltori biologici sono, dunque, i custodi di un approccio che valorizza il territorio, la resilienza e l'innovazione. Queste storie - che arrivano soprattutto dalle terre alte italiane - trovano spazio questo fine settimana all’Orto Botanico di Roma, dove è in corso la Festa del Bio e MontagnaMadre.
La due giorni è organizzata da FederBio e Slow Food Italia, con il contributo della Mountain Partnership della Fao e dell’Orto Botanico-La Sapienza. Fino a domenica 30 marzo, il pubblico può partecipare gratuitamente a dibattiti, laboratori per bambini, showcooking e degustazioni (il programma completo è sul sito www.festadelbio.it). l Mercato della Terra sono presenti una trentina di produttori, provenienti da diverse zone di montagna di Lazio, Abruzzo, Calabria, Emilia-Romagna e Sicilia.
IL BIOLOGICO SALVA LA MONTAGNA?
L'iniziativa si è aperta ieri con la conferenza inaugurale dal titolo "Il biologico salva la Montagna: opportunità di lavoro e di sviluppo sostenibile per le aree interne". La rivalutazione delle aree interne e di montagna passa infatti anche dall’agricoltura biologica e dalla transizione verso pratiche agroecologiche, che possano rivitalizzare le economie locali nelle zone rurali generando un valore aggiunto per questi territori. Grazie a pratiche agricole rispettose degli habitat e della biodiversità, è possibile preservare i “servizi ecosistemici” che derivano da tali aree, il paesaggio montano e valorizzare il patrimonio ambientale, turistico e culturale di questi territori. L’agricoltura biologica può fare davvero la differenza nella vita delle comunità montane e delle zone interne, creando nuove opportunità di lavoro, arginando l’abbandono, in particolare per le giovani generazioni, che possono sperimentare modelli produttivi virtuosi in grado di salvaguardare il territorio, rendendo così le aree montane più attrattive e sostenibili.
COME AFFRONTARE LA CRISI CLIMATICA? AGRICOLTORI A CONFRONTO
"Come affrontiamo la crisi climatica a colpi di bio?" Nel pomeriggio, alcuni piccoli produttori hanno condiviso le proprie testimonianze confrontandosi su questo tema. Il metodo agricolo biologico aiuta infatti a ridurre le emissioni di gas a effetto serra, ma tutti gli agricoltori si trovano di fronte un sistema naturale che sta rapidamente cambiando e devono trovare soluzioni efficaci, giorno per giorno. Di questo hanno discusso gli agricoltori nel talk moderato dal climatologo Gianmaria Sannino.
Anselmo Filesi, nell’Azienda Agricola Biologica Parano, produce nocciole da tre generazioni, principalmente la Tonda Gentile Romana, nel cuore della Tuscia. Per far fronte agli stress climatici, adotta pratiche agricole sostenibili che favoriscono la resilienza delle coltivazioni, diversificando le varietà e scegliendo nocciole resistenti come la Giffona, che meglio si adatta alle sfide del clima. Graziano Poggioli dell’azienda Santa Rita Bio, fondata oltre 60 anni fa a Serramazzoni (Mo) è tra i pionieri del biologico e si distingue per l’allevamento di razze bovine in via di estinzione, come la Vacca Bianca Modenese. Questa razza autoctona è l’unico Presidio Slow Food per la produzione di Parmigiano Reggiano biologico e della pregiata varietà di montagna, di cui nell’azienda Santa Rita Bio viene realizzata una sola forma al giorno.
La passione per questa terra d’ulivi tra i Monti Lepini è stata tramandata di generazione in generazione nell’Azienda Orsini di Priverno (Lt), da tempo impegnata nella cura di diecimila piante d’ulivo di cultivar Itrana, Presidio Slow Food degli olivi secolari, rispettando la naturale fertilità del terreno e i ritmi delle stagioni: Paola Orsini sostiene che una buona pratica agricola è fatta di pazienza e responsabilità. Ogni fase del processo di lavorazione è controllata e certificata, dalla coltivazione alla molitura delle olive, sino all’estrazione dell’olio. A Saracena, in Calabria, si produce un vino passito apprezzato in tutto il mondo: il Moscato di Saracena (Cs), storico Presidio Slow Food e motivo di orgoglio per i giovani che negli anni hanno deciso di tornare a lavorare i vigneti. Una storia antica, per cui oggi Claudio Viola ringrazia la lungimiranza di suo padre Luigi, maestro elementare di professione, che ereditò inaspettatamente un vigneto nel 1975 e ne riconobbe l’incredibile potenziale salvando dall’estinzione il vitigno. Le Cantine Viola hanno conservato anche il processo produttivo tradizionale e biologico, trasformando questo patrimonio di pratiche trasmesso oralmente in un vero Protocollo di produzione del passito.
Con la famiglia, Giulia Mattei gestisce la Tenuta La Castelluzza situata all’interno della Riserva di Tuscania, nella Tuscia, in provincia di Viterbo. Inizialmente solo una casa di campagna, la tenuta oggi è diventata un’azienda agricola biologica che conta 40 ettari di terreno, 700 olivi e altre varietà coltivate per preservarne la biodiversità. Obiettivo della famiglia Mattei è sperimentare tecniche innovative e alternative, fuori dagli schemi tradizionali, mantenendo sempre un approccio a favore della salvaguardia della biodiversità e della cura della terra.
IL FUTURO DELLE TERRE ALTE E' NELLE COMUNITA'
Come ristabilire la connessione tra produttori e artigiani del cibo e consumatori? Soprattutto tenendo conto che, in città, la distanza fisica e concettuale con la campagna e la montagna è più netta? Quali strategie le amministrazioni devono mettere in atto per consentire ai produttori, al di fuori dei canali della grande distribuzione, di valorizzare le filiere e raggiungere i loro potenziali clienti delle grandi città?
Sono questi i temi centrali della seconda e ultima giornata della Festa del BIO e MontagnaMadre, che ha l'obiettivo di sensibilizzare il pubblico sulle caratteristiche del cibo e sulla sua provenienza. "Sicuramente gli strumenti per garantire le aperture di mercato ai produttori di montagna ci sono, dai mercati contadini alla fornitura di prodotti biologici per mense scolastiche e ospedaliere, bisogna solo collegarli e promuoverli - affermano gli organizzatori -. Dall’altro lato, l’ambiente e la socialità di queste zone possono essere mantenuti e resi vivi solo garantendo servizi alle famiglie che decidono di risiedervi e creando concrete opportunità occupazionali, soprattutto per i più giovani, e vie di collegamento economiche, tecnologiche e sociali con i grandi centri urbani. Ma non tutte le forme di produzione sono adatte a mantenere e valorizzare la grande ricchezza delle aree interne: agricoltura intensiva e ampio consumo di chimica non vanno a braccetto con questi delicati ecosistemi. Solo l’agricoltura biologica e modelli produttivi che incentivino la transizione verso l’agroecologia possono contribuire a mitigare la crisi climatica e ambientale, con benefici non solo per gli ecosistemi montani ma anche per le comunità a valle".
A testimonianza della possibilità, per i giovani, di trovare una dimensione di vita nelle aree interne, nel talk di oggi pomeriggio - "Il futuro delle terre alte è nelle comunità" - interverrà tra gli altri Miguel Acebes, dell’Agriturismo Tularù di Rieti e parte di Slow Grains, la rete che riunisce agricoltori che custodiscono i semi e producono il grano in maniera sostenibile, mulini che macinano a pietra per produrre le farine, artigiani che realizzano pane, pasta e prodotti da forno.
Miguel e la moglie Alessandra nel 2016, grazie a un bando per la valorizzazione dell’Appennino, hanno lasciato il loro lavoro nell’ambito artistico per recuperare la fattoria dei nonni. Oggi coltivano grano Rieti a 850 metri, a rotazione con il pascolo per una mandria di 20 bovini e nell’orto producono i vegetali per la cucina dell’agriturismo, aperto in estate. Insieme ad altre aziende agricole del territorio utilizzano un mulino a pietra per molire le farine per un pastificio locale e produrre i pani con cui riforniscono negozi di Rieti e Roma.
Insieme, intervengono Roberto Gualandri, Presidente dell’associazione Borghi e Sentieri della Laga, a Marta Villa, Vicepresidente Slow Food Trentino Alto Adige e antropologa, titolare della prima cattedra di Antropologia culturale dei Domini Collettivi e dei Territori di Vita e a Tommaso Martini, Presidente Slow Food Trentino Alto Adige. Questi ultimi racconteranno l’esperienza alpigiana, dove i domini collettivi, in cui le comunità curano il proprio territorio secondo pratiche regolate dal sapere, dalla consapevolezza e dalla solidarietà che consentono il recupero in chiave moderna di formule produttive antiche per rigenerare le terre alte.
La manifestazione che si sta svolgendo a Roma questo weekend è supportata da “Being Organic in Eu”, il progetto promosso da FederBio in collaborazione con Naturland per la valorizzazione del biologico europeo.













