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Cultura | 11 dicembre 2025 | 06:00

Dodici chi­lometri di gallerie e camminamenti creati a colpi di esplosivo nel ghiacciaio della Marmolada: "Bisognava di continuo adattare la 'città di ghiaccio' alle circostan­ze ambientali e belliche"

Oggi la città di ghiaccio non esi­ste più, ma il ghiacciaio continua a vomitare, nella sua ritirata, resti di baraccamenti, ordigni, ferro arrugginito e, ogni tanto, qualche reliquia umana. Il ruolo strategico del ghiacciaio della Marmolada durante la Prima guerra mondiale aiuta a inoltrarsi nel tema cardine della Giornata Internazionale della Montagna 2025: i ghiacciai

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
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Pescando dalla nostra collana, un libro può offrire diversi spunti importanti per inoltrarsi nel tema cardine della Giornata Internazionale della Montagna 2025: i ghiacciai. La lezione della Marmolada, di Mauro Varotto, viaggia infatti nella storia della Regina delle Dolomiti, nelle sue trasformazioni e nel rapporto antropico con il ghiacciaio sempre più sottile in essa custodito.
Ghiacciaio che, come riporta il seguente passaggio del libro, ebbe anche un ruolo strategico durante la Prima guerra mondiale.

 

La Marmolada e la Grande Guerra

 

Con lo scoppio della Prima guerra mondiale, il contenzioso sui confini sale di quota: le battaglie si spostano dalle valli alle creste, che diventano ben presto fortezze inespugnabili a controllo di passi e valichi. Nasce così la guerra di alta montagna, una guerra combattuta contro due nemici: l’avversario e il freddo. Dove non colpisce l’avversario in car­ne e ossa con le sue artiglierie, giunge la "morte bianca" a decimare i plotoni: gelo e valanghe sa­ranno responsabili di almeno un terzo dei morti sulle Dolomiti.

 

È anche per sfuggire ai rischi di morte per as­sideramento e valanga, oltre che per proteggersi dai colpi del nemico, che nella primavera del 1916 gli austriaci occupano il ghiacciaio e iniziano a scavare ricoveri e gallerie al suo interno. L’arte­fice del progetto è Leopold Handl, ingegnere di Innsbruck e ottimo alpinista che disegna un fronte letteralmente immerso nel ghiaccio, realizzando in dieci mesi quella che viene definita come una vera e propria "città di ghiaccio" (Eisstadt): dodici chi­lometri di gallerie e camminamenti creati a colpi di esplosivo per collegare osservatori, posti di ve­detta, depositi per la legna e le munizioni, latrine, infermerie, centraline telefoniche, sopra i quali corrono le funi delle teleferiche che uniscono sta­zioni di partenza e arrivo affondate nel ghiaccio come una metropolitana.

 

I soldati divennero col tempo conoscitori per­fetti dei segreti del ghiacciaio, dei suoi crepacci, dei suoi movimenti invernali ed estivi: il ghiaccio si muoveva più o meno rapidamente a seconda delle stagioni, schiacciando ricoveri e spostando gallerie; le abbondanti nevicate ostruivano ingres­si e portavano via baraccamenti. Bisognava di con­tinuo sistemare e adattare la "città" alle circostan­ze ambientali e belliche: in altre parole, agire in sincrono con il ghiacciaio.

 

Quelle gallerie furono un rifugio formidabile anche contro il rischio di valanghe, frequenti in quegli anni nevosissimi, come quella che il 13 di­cembre 1916 seppellì in pochi secondi i baracca­menti all’imbocco della "città", travolgendo oltre trecento uomini che stavano dormendo.

 

Gli italiani tentarono di imitare il sistema au­striaco, scavando controgallerie che consentissero loro di avvicinarsi alle difese avversarie senza esse­re colpiti. Dalla Forcella a Vu sulla cresta di Serau­ta, gli alpini si erano aperti un varco per una serie di azioni che avrebbero finalmente potuto porta­re alla conquista italiana dell’intera cresta, fino a punta Penia, ma nel frattempo arrivò l’ordine di ritirata dopo la disfatta di Caporetto: il fronte, dal­le creste della Marmolada, si trasferì sul Grappa e sul Piave.

 

Quell’anno di guerra ha lasciato un segno per i decenni a venire: oggi la città di ghiaccio non esi­ste più, ma il ghiacciaio continua a vomitare, nella sua ritirata, resti di baraccamenti, ordigni, ferro arrugginito e, ogni tanto, qualche reliquia umana.

La lezione della Marmolada è disponibile in libreria e online

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