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Cultura | 20 ottobre 2025 | 06:00

Il paese che promuove la contaminazione: "Una visione coraggiosa e magari un po' folle, ma è anche di visioni coraggiose e un po' folli che le piccole comunità montane hanno bisogno"

Rittana è un piccolo paese all’imbocco della Valle Stura che sulla cultura, sui suoi infiniti intrecci e sulla "bellezza dell'incontro e della contaminazione" ha posto le basi per proiettarsi verso il futuro

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.

Se il termine incontaminato ha preso slancio nel presente, tant’è che non di rado viene utilizzato a sproposito, il suo contrario, contaminato, intimorisce.

 

Contaminazione è quindi un termine da redimere, riscoprendone il significato profondamente umano. Da un punto di vista ambientale ha senza dubbio assunto una valenza negativa, perché legata soprattutto all’inquinamento; utilizzandolo in ambito sociale potrebbe però illuminare la ricchezza originata dal dialogo tra pluralità culturali.

 

Tuttavia, forse come reazione scomposta agli effetti della globalizzazione, oggi non sono in pochi a rifiutare la pluralità, trincerandosi dietro barriere più ideologiche che effettive. Prende così forma un paradosso che, nell’epoca dell’iperconnessione, vede intere comunità chiudersi a riccio, rifiutando la contaminazione culturale nel nome di una presunta purezza.

 

L’isolamento, tuttavia, è spesso causa di immobilismo culturale: pensieri e le azioni rischiano di ripetersi inalterati in un mondo in perenne trasformazione, perdendo così aderenza dal contesto.

 

Proprio questa consapevolezza muove le recenti politiche di Rittana, un piccolo paese all’imbocco della Valle Stura che sulla cultura e sui suoi infiniti intrecci ha posto le basi per proiettarsi verso il futuro.

 

Si legge sulla didascalia di una scultura esposta, a mo’ di manifesto, nel cuore del centro abitato e intitolata proprio Intrecci:

 

Intrecci vuole celebrare la bellezza dell'incontro e della contaminazione. Luoghi e persone, sottoposti all'azione del tempo e delle vicende che li segnano, sono destinati a cambiare. Accettare e vivere la trasformazione come un valore rende luoghi e persone migliori, anche se ciò naturalmente può, a volte, comportare dei rischi. Così, Intrecci vuole anche essere un augurio: alla apertura, alla disponibilità e al ‘fare’ per rendere questo nostro mondo possibilmente migliore, sapendo che questo può cominciare da ciascuno di noi”.

 

Questo augurio Rittana l’ha colto, non solo offrendo una struttura sociale più solida al paese attraverso alcuni servizi essenziali per i cittadini, ma anche mettendo arte e architettura al centro delle politiche.

 

Come mi ha raccontato il sindaco Giacomo Doglio, “far leva sulla cultura e sull'arte vuole essere un nuovo modo di vivere la dimensione del paese e di costruire un pezzo della sua identità e del suo patrimonio futuro. L'arte è un formidabile mezzo che comunica idee ed emozioni, è capace di analisi, elaborazioni e anche di provocazioni, può aiutare a comprendere meglio l’essere umano, la sua storia, il suo ambiente e anche i suoi futuri possibili. L'arte è visione coraggiosa e magari anche un po' folle, ma se è di visioni coraggiose e forse un po' folli di cui questi piccoli paesi hanno bisogno, allora è giusto affidarsi alla cultura e all'arte”.

 

Oggi Rittana riesce ad attrarre artisti di risonanza internazionale e si incontrano esposizioni permanenti e stagionali. Si è unita ad altri comuni della bassa Valle Stura per dare vita a un distretto culturale che, tra festival e numerosi appuntamenti, sta diventando un punto di riferimento.

Grazie a un attento lavoro architettonico il paese sta inoltre acquisendo un aspetto curato e più accogliente.

 

Accogliente, sì, allontanandosi da un’idea statica di purezza per abbracciare il dinamismo offerto dalla contaminazione culturale.

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