Contenuto sponsorizzato
Cultura | 04 agosto 2025 | 06:00

Il surriscaldamento globale è parte delle nostre storie familiari? Con il libro "Tempo di ritorno" Ferdinando Cotugno ci insegna a vedere il cambiamento climatico dentro di noi

Tra le pagine l’autore compie uno scavo nella propria memoria familiare per riconoscere e raccontare il ruolo che il cambiamento climatico ha avuto nella sua storia e in quella della sua famiglia. Perché è proprio così, ognuno di noi è stato in parte plasmato dal cambiamento climatico. Se non lo accettiamo sarà difficile - forse impossibile - cambiare davvero paradigma

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Festival AltraMontagna

Ho letto Tempo di ritorno tra un viaggio della metropolitana e l’altro. Potrà sembrare un dettaglio inutile ma non lo è. A poche pagine dall’inizio della lettura ho capito che quello fosse il luogo giusto. Tempo di ritorno è un libro che parla di persone e delle storie che portiamo con noi al tempo del cambiamento climatico. Ogni pagina ne è impregnata e questo fluido umano è così potente da riempire lo spazio che ti circonda durante la lettura.

 

Leggere il libro in mezzo alle persone è stato il modo per amalgamare questa presenza densa e impastarla nella realtà. Molte volte, una frase del libro mi ha obbligato a fermare lo sguardo e riflettere. In quei momenti ho voluto poggiare gli occhi su un volto, una chioma, un braccio, condividendo quelle sensazioni con lo spazio affollato.

 

Un romanzo? Un saggio? Difficile dirlo. Se dovessi definire Tempo di ritorno (Guanda Editore, 2025) con una parola preferirei attingere dalla quotidianità piuttosto che dal lessico editoriale. Dono. Questo libro è un dono che l’autore - il giornalista esperto in temi ambientali e climatici Ferdinando Cotugno - ci ha fatto. I protagonisti della storia che racconta sono due: la sua famiglia - e ci vuole sempre coraggio per parlare della propria famiglia - e il cambiamento climatico.

 

Forse ho appena detto una cosa sbagliata. Forse la protagonista del libro è soltanto una ed è appunto la famiglia di Ferdinando. Faccio questa precisazione non perché il cambiamento climatico sia in secondo piano rispetto ad altri temi. Il fatto è che Ferdinando ci spiega una cosa semplice e difficile allo stesso tempo: il cambiamento climatico è parte della sua famiglia.

 

Chi legge Tempo di Ritorno arriverà a questa consapevolezza in punti diversi del libro. Credo che dipenda da quanta dimestichezza abbiamo con il tema del cambiamento climatico, quanto tempo gli dedichiamo e quanto lo consideriamo vicino. Una cosa succederà però a tutti i lettori. Pochi istanti dopo aver visualizzato il pensiero che il cambiamento climatico è parte della famiglia di Ferdinando Cotugno, la catena logica andrà avanti. Il cambiamento climatico diventerà parte della famiglia di ciascuno di noi. E se accetteremo questa verità senza opporre resistenza, probabilmente sentiremo entrare il cambiamento climatico dentro di noi, lasciandogli definire una parte della nostra individualità. Diventeremo noi stessi cambiamento climatico e ribalteremo una prospettiva che non pensavamo potesse essere messa in discussione.

 

Le cose che possediamo, il benessere di cui godiamo, le possibilità di scelta che abbiamo, i successi e i fallimenti. Sono tutte cose rese in gran parte possibile dallo sfruttamento dei combustibili fossili e quindi dalla creazione di quel gigantesco problema che è il cambiamento climatico. Amplificazione artica, rallentamento della AMOC, estremizzazione degli eventi meteorologici, tropicalizzazione. Questi processi -al pari di tanti altri- sono sì importanti, complessi e giganteschi. Non devono certamente essere trascurati, ma manca qualcosa. Il continuo proiettare questi elementi di conoscenza del cambiamento climatico lontano da noi - che sia nelle regioni polari, nell’alta troposfera, nei recessi più gelidi del Nord Atlantico o nelle profondità di remoti ghiacciai - ci tiene costantemente separati dal cambiamento climatico. E una cosa che è lontana non può essere risolta.

 

Il pregio di Tempo di ritorno è fornirci uno strumento per avvicinarci al grande tema del nostro tempo, rendendolo improvvisamente molto umano. Ferdinando Cotugno ci racconta la vita della sua famiglia, ripercorrendo la strada dei nonni e dei genitori, tra acciaierie, spiagge cancellate dall’espansione industriale, gasolio e azoto liquido. Tante emissioni di carbonio che hanno alimentato e forgiato esistenze, caratteri, infelicità, soddisfazione. Ed è successo in tutte le famiglie. Cotugno con il suo libro ci invita a sederci e ad accettare il fatto che una parte di noi è fatta di cambiamento climatico.

 

A questa enorme trasformazione della Terra non si deve fare la guerra, non la dobbiamo soltanto odiare. È necessario accettare quanto accade e riconoscere il ruolo che la crisi climatica ha avuto nelle nostre storie, nel bene e nel male. Solo partendo da questa consapevolezza sarà possibile partire per costruire un paradigma che riesca a superare l’impasse in cui siamo incappati come umanità.

 

Finita l’ultima pagina del libro ho pensato a una cosa: Ferdinando Cotugno è un umanista del cambiamento climatico ed è una fortuna abbia scritto questo libro.

Contenuto sponsorizzato