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Cultura | 20 marzo 2025 | 18:00

(IL VIDEO) La montagna ci salverà? "Sarà un nuovo rifugio, ma non ci sarà posto per tutti"

"Migrazioni verticali: la montagna come salvezza?" è il titolo dell'appuntamento conclusivo di "R-Evolution Green”, il ciclo di incontri al Teatro Verdi di Pordenone dedicati a una nuova visione della Montagna, curato da Mauro Varotto. L'evento di mercoledì 26 marzo, alle ore 18, vedrà l’intervento del sociologo Andrea Membretti e di Agata Gridel, assegnista di ricerca in Geografia, imprenditrice agricola e amministratrice locale. In questo video, Marco Albino Ferrari introduce il tema dell'incontro

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Festival AltraMontagna

Si avvia alla conclusione “R-Evolution Green”, il ciclo di incontri del Teatro Verdi di Pordenone dedicati a una nuova visione della montagna curato da Mauro Varotto, docente di geografia dell'Università di Padova e membro del Comitato Scientifico de L'AltraMontagna. 

 

La rassegna (qui il programma) è nata per proporre una “inversione dello sguardo” sulle aree montane, superando l’approccio urbano e turistico per esplorarne il significato più profondo e complesso, attraverso le voci di esperti, scrittori, climatologi e storici. Gli appuntamenti, ospitati nel Ridotto del Verdi di Pordenone una volta al mese, sempre di mercoledì alle ore 18.00, sono iniziati a novembre e sono sostenuti da importanti istituzioni locali, come Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, Fondazione Friuli e Camera di Commercio Pordenone-Udine, e godono del patrocinio di enti come Fondazione Dolomiti Unesco. 

 

Negli incontri di "R-Evolution Green" si parla di una Montagna viva e mutevole, un luogo che connette urbano e rurale, tradizione e innovazione, capace di mantenere una forte attenzione all’ambiente e all’uomo.

Il quinto e ultimo evento in calendario, mercoledì 26 marzo alle 18, sarà incentrato sul tema delle "migrazioni verticali". A dialogare sul palco ci saranno Agata Grindel e Andrea Membretti. Agata Gridel vive e si occupa di montagna da sempre. Attualmente è assegnista di ricerca in Geografia nell’ambito del progetto MIND, ma anche imprenditrice agricola e amministratrice locale. Osserva e analizza le dinamiche delle comunità locali, progettando percorsi di partecipazione e di riflessione collettiva intorno ai temi del vivere, dell’educare e del fare cultura e turismo in contesti montani. Andrea Membretti, dottore di ricerca in sociologia, insegna Sociologia del Territorio all’Università di Pavia ed è Research Affiliate al DCPS dell’Universitá di Torino, dove coordina il progetto “Vivere e lavorare in montagna”.  Il suo principale campo di studio è la migrazione da e verso i territori montani, in relazione ai cambiamenti socio-economici, demografici e climatici. E’ tra i soci fondatori di Riabitare l’Italia. La sua più recente pubblicazione (a cura di) è: Migrazioni verticali. La montagna ci salverà?, Donzelli, Roma, 2024.

 

A introdurre il tema della serata è Marco Albino Ferrari con un breve monologo che riportiamo di seguito.

 

 

"Un recente sondaggio condotto da alcuni sociologi e poi pubblicato in questo volumetto Migrazioni verticali, di Donzelli, ha fatto emergere una sempre più diffusa propensione a trasferirsi in montagna da parte di cittadini alla ricerca di uno stile di vita più sobrio e sostenibile. La montagna sta diventando una via di fuga da città sempre più calde e invivibili. Una sorta di “nuova utopia”, si potrebbe dire.

 

Ma quali scenari migratori ci dobbiamo attendere per il prossimo futuro? E con quali ricadute sui territori montani?

 

La montagna sarà un nuovo rifugio, ci dicono le ricerche. Eh, ma non ci sarà posto per tutti. Questo è chiaro. Ci riusciranno i più capaci a cogliere l’occasione, e costoro non saranno per forza i più agiati economicamente, no, saranno i più reattivi, i più intraprendenti, i più disposti al cambiamento.

 

E dovremo tener presente che se le montagne sono il termometro della malattia del pianeta, possono essere anche, almeno in parte, la sua possibile cura. Perché il senso della misura, il senso del limite, anche il senso del risparmio, sono connaturati alla cultura della montagna. Quella cultura che dovremo adottare anche nelle nostre città", conclude Marco Albino Ferrari.

 

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