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Cultura | 23 maggio 2025 | 18:00

La piccola montagna che contribuì a "inventare" il panorama. Breve storia del Monte San Salvatore e della sua importanza culturale per la fruizione turistica delle vette alpine

Chiunque abbia visitato Lugano almeno una volta, o sia transitato lungo l’autostrada e la ferrovia del San Gottardo diretto verso il nord Europa, si sarà ritrovato di fronte e avrà ammirato il Monte San Salvatore, l’isolata sommità boscosa che chiude verso ponente l’orizzonte lacustre della baia di Lugano. Una vetta del tutto secondaria, alta meno di 1000 metri, eppure tra le più celebri delle Alpi oltre che, a suo modo, tra le più importanti per aver contribuito all’elaborazione dell’immaginario alla base della frequentazione contemporanea delle montagne

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.

Una delle montagne più famose delle Alpi, e della Svizzera in particolar modo, è anche una… delle più basse! È il Monte San Salvatore, in Canton Ticino, alto solo 912 metri, ma la cui vicinanza con la città di Lugano - fin dai tempi del Grand Tour meta di viaggiatori e turisti ante litteram, nonché l’imponenza nel paesaggio luganese e del Ceresio - l’ha reso celeberrimo. Soprannominato il “Pan di Zucchero” di Lugano, considerata la sua somiglianza con la nota montagna di Rio de Janeiro, e sempre più visitato dai turisti che giungono in Ticino (nel 2024 con la funicolare sono saliti sul monte 255mila persone e nel 2022 ha viaggiato il 19milionesimo passeggero della sua storia, senza contare chi vi giunga a piedi lungo uno dei tanti sentieri) il San Salvatore oggi è compreso nell’Inventario federale dei paesaggi, siti e monumenti naturali d'importanza nazionale della Svizzera anche in forza del suo peculiare paesaggio culturale: «Malgrado la chiara vocazione turistica e la città che avanza ai suoi piedi, il Monte San Salvatore conserva un carattere prevalentemente naturale e i pochi elementi culturali risultano isolati e spesso celati dal fitto manto boschivo», come segnala la giustificazione del titolo di “Sito di importanza nazionale”.


Il Monte San Salvatore visto dal lungolago di Lugano.

Proprio in tema di paesaggio culturale, il Monte San Salvatore possiede anche una grande importanza storica nello sviluppo del turismo: l’apertura nel 1890 della funicolare che raggiunge la vetta, uno dei primi impianti del genere nelle Alpi, ha contribuito a sviluppare un fenomeno fondamentale per la frequentazione turistica delle montagne, che oggi viene dato per scontato e ovvio, ma che un tempo non lo era affatto: la panoramicizzazione del paesaggio. Un fenomeno che ha cambiato radicalmente la prospettiva non solo visiva, ma pure culturale del turismo montano, determinandone profondamente l’immaginario collettivo.


La funicolare del San Salvatore a fine Ottocento, pochi anni dopo la sua apertura.

In effetti sulle montagne, anche prima dell’avvento dell’alpinismo e al netto di leggende superstizioni varie che sulle vette piazzavano draghi e demoni, ci si è sempre saliti. Il Monte San Salvatore è stato meta di pellegrinaggi fin dal Duecento: dalla stessa epoca è attestata la presenza di una cappella votiva sulla vetta, dove ora sorge la caratteristica chiesetta dedicata al santo che ha dato il nome al monte. Certamente chi giungeva sulle vette alpine si soffermava a guardarsi intorno e a osservare cosa vi fosse al di sotto, ma probabilmente non elaborava la sua visione attraverso il concetto di “panorama”, che derivò da quello di “paesaggio” nato solo nel Cinquecento grazie alle opere dei pittori fiamminghi – detti poi paesaggisti, appunto.


Per maggiori informazioni sul programma e per partecipare gratuitamente: EVENTO

D’altro canto anche il “panorama” inteso come rappresentazione pittorica del paesaggio solitamente posta su una superficie circolare, che a sua volta contribuì a elaborare il concetto, nacque a fine Settecento e si diffuse nel corso del secolo successivo, proprio in contemporanea con la nascita dell’alpinismo come attività ludica. Qualche decennio dopo, grazie al progresso tecnologico, si cominciarono a costruire le prime funicolari: quella del Vesuvio, aperta nel 1882, fu la più antica tra quelle ascendenti un monte, ma l’impianto del San Salvatore avrebbe potuto precederla se la sottoscrizione aperta nel 1870 (per giunta da un intraprendente locandiere fiorentino, tale Stefano Siccoli, che gestiva la modesta osteria esistente in vetta) al fine di raccogliere fondi per la sua realizzazione avesse avuto successo. Così non fu, e la funicolare si poté aprire solo vent’anni dopo.


Il Monte San Salvatore visto da Lugano in una fotografia risalente al 1890 circa.

In ogni caso, proprio grazie a questi impianti all’epoca futuristici che consentirono a chiunque di raggiungere le vette di un numero crescente di montagne, il “panorama” divenne non più solo una nuova modalità di visione del paesaggio, ma pure un’attrazione turistica, un buon motivo per raggiungere le sommità montane per scopi ricreativi. Ebbe anche una matrice “didattica”, perché consentì alle persone di comprendere meglio le geografie e le morfologie dei territori abitati e visitati, come spettacolari mappe tridimensionali a grandezza naturale, e così è stato fino a che il turismo, col tempo fattosi sempre più massificato, ha messo da parte la propria valenza culturale (che in verità esiste sempre, non fosse altro per il fatto che il paesaggio è un elemento culturale, come denota chiaramente la relativa Convenzione Europea) per evolversi in dinamiche prettamente commerciali per le quali, sostanzialmente, il paesaggio e il panorama non contano più, ma conta il fatto di essere lì e poterli avere intorno quali scenografa suggestiva del proprio viaggio – dunque conta l’esperienza meramente turistica, di vendita/acquisto del “bene-viaggio” a prescindere dal luogo e dalle sue specificità culturali.


La vetta del Monte San Salvatore e il panorama verso settentrione, con la città di Lugano e il ramo orientale del lago omonimo.

Dunque, sono bastati 912 metri di montagna pressoché priva di interesse alpinistico (ad eccezione di una via ferrata presente sul fianco nord ovest) e peraltro ben poco ascrivibile all’idea più comune di “Alpi” (vette ardite, roccia verticale, ghiacciai, eccetera) per determinare, un secolo e mezzo fa insieme a pochi altri monti e luoghi simili, una parte importante del nostro modo di vedere, concepire e visitare le montagne. D’altro canto, per quanto rimarcato poc’anzi, non si può certo incolpare (come qualcuno potrebbe pensare di fare) il Monte San Salvatore e le vette similmente “meccanizzate” di aver rappresentato il modello originale per la tecno-antropizzazione delle montagne, dunque per la loro infrastrutturazione e per la conseguente mercificazione, quando non per il degrado visivo (e non solo) che oggi numerose sommità alpine presentano. Al solito l’uomo, Homo Mercator a volte più di Sapiens, una volta conseguito il merito - o dimostrata la capacità - di rendere tecnologicamente accessibili le montagne, si è purtroppo procurato il demerito di aver preferito ricavarci il massimo guadagno possibile invece di elaborarvi la consapevolezza culturale funzionale alla comprensione dei luoghi e all’effettiva tutela del loro paesaggio, nonché alla valorizzazione virtuosa di essi.


La funicolare del San Salvatore oggi.

Anche questa concezione commerciale ormai secolare dell’ascesa alle vette montane per scopi ludico-ricreativi è rimasta in forma di retaggio nella frequentazione turistica attuale, diventando anzi sempre più pesante e in molti casi insostenibile. Tuttavia, ad eccezione di rari casi, non è una situazione irrimediabile se si manifesta la giusta e forte volontà di cambiare le cose al riguardo. Il Monte San Salvatore e tutte le altre montagne sono a disposizione dei viaggiatori e degli appassionati di montagna anche per questo, che le si salga faticosamente a piedi o comodamente a bordo di una funicolare.

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