Momenti di dialogo per rifuggire a semplificazioni e pregiudizi. Montagne che accolgono, confini che uniscono: al via "Rifugiati in Rifugio"

Da luglio a ottobre, un ciclo di dibattiti in quattro rifugi distribuiti sull’arco alpino - dal Piemonte al Friuli Venezia Giulia - per invitare a riflettere sul rapporto tra uomo e ambiente e sull’importanza della solidarietà tra persone che vivono situazioni di difficoltà

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Le montagne non sono solo rilievi che definiscono il paesaggio: da sempre, sono anche luoghi simbolici, capaci di evocare un mosaico di significati. Spesso delineano confini, che a volte sono stati teatro di aspri conflitti; sono crocevia di percorsi, intrapresi per scoprire nuovi orizzonti nel tempo libero o fuggire da persecuzioni, in tempi più cupi; offrono riparo nei rifugi, approdi sicuri per chi si trova in quota.
Per esplorare il sottile intreccio tra confine, percorso e rifugio, prende il via la prima edizione dell’iniziativa Rifugiati in rifugio. Dialoghi per condividere e conoscere, promossa congiuntamente da Università Cattolica del Sacro Cuore e Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione (Asgi). Si tratta di un ciclo di incontri, in programma tra luglio e ottobre, in quattro rifugi distribuiti su tutto l’arco alpino, con l'intento di far dialogare i temi del diritto dell’immigrazione e dell’asilo con quelli della montagna. Il progetto si inserisce nelle attività di Terza Missione dell’Università Cattolica del Sacro Cuore con l’obiettivo di proporre uno sguardo diverso per favorire una maggiore conoscenza dei fenomeni migratori, in particolare in relazione agli aspetti dell’asilo e della protezione e alle norme che li regolano.
"Il ciclo si propone di creare momenti di dialogo e incontro tra esperienze solo apparentemente distanti, il tutto rifuggendo semplificazioni e pregiudizi", spiega Francesca De Vittor, ricercatrice di Diritto internazionale nella Facoltà di Giurisprudenza dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, e ideatrice del progetto, insieme agli avvocati Alberto Guariso e Giovanni Barbariol di Asgi.
Gli incontri in rifugio, organizzati in forma di dibattito e accompagnati da un momento artistico conclusivo, sono pensati in stretta relazione con il luogo di montagna in cui si svolgono, al fine di sottolineare il duplice profilo di indagine: montagna e viaggio verso il rifugio. Le testimonianze dei rifugiati e di persone che in montagna vivono e lavorano sono accompagnate da relazioni più accademiche volte a illustrare le norme che regolano i fenomeni migratori.
"Rifugiati in rifugio è un modo per condividere uno spazio e un tempo di uguaglianza, in cui le persone non sono più qualificate e caratterizzate da un ruolo - il rifugiato, il cantante, l’avvocato, il professore, l’alpinista - ma sono tutte semplicemente persone che camminano insieme. Il ciclo di incontri sarà un’occasione per riflettere sul rapporto tra uomo e ambiente e sull’importanza della solidarietà tra persone nelle situazioni di difficoltà", continua Francesca De Vittor. Al tempo stesso, "l’incontro in rifugio, proposto ai rifugiati che arricchiranno il dibattito con le loro testimonianze e quelli che vorranno accompagnarli, vuole offrire l’occasione per diffondere la conoscenza e la cultura della montagna, facendola sperimentare a cittadini stranieri che raramente ne hanno l’occasione", precisa Alberto Guariso.
IL PROGRAMMA DI RIFUGIATI IN RIFUGIO
Il primo appuntamento in calendario è sabato 5 luglio, alle ore 15.30, al Rifugio Tita Secchi (2367 metri, Breno, Val Camonica), sul tema La tutela della vita umana in ambienti ostili: gli obblighi di soccorso. Partendo dalle testimonianze di Abdessamad Bellamkaddem, che nel suo cammino tra le montagne ha scoperto una nuova vita, e di Sara Parenti, volontaria del soccorso in mare a bordo della nave Resq people saving people, Carlo Ruga Riva, professore di Diritto penale all’Università Milano-Bicocca, ex Presidente Cai Pallanza, e Francesca De Vittor rifletteranno sugli elementi giuridici, storici e morali che accomunano il soccorso in mare e quello in montagna. A conclusione dell’incontro, Chiara Patronella, cantautrice, educatrice sociale e musicale, musicoterapeuta, offrirà un esempio di come quegli stessi temi e valori possano essere messi in musica.
Il percorso continua sabato 23 agosto, alle ore 14.00, al Rifugio Pellarini (1499 metri., Società Alpina delle Giulie-Cai Trieste, Tarvisio), sulle Alpi Giulie, crocevia di confine tra Italia, Slovenia e Austria, per discutere sul tema In viaggio tra le montagne: tutti gli ostacoli della rotta balcanica. Shahzad Manzoor, introdurrà l’incontro raccontando il suo viaggio, cominciato in Pakistan quando aveva tredici anni e conclusosi proprio Tarvisio, dove esprime la sua creatività come cuoco all’hotel Il Cervo; continueranno Devisri Nambiar, antropologa culturale e operatrice socio legale, e Anna Brambilla, avvocata di Asgi, esperta di tutela dei diritti umani. Le parole in musica di Nicole Coceancig, vincitrice del Premio Ciampi 2024 con il disco Zohra, racconteranno la rotta balcanica di una ragazza fuggita dal Pakistan travestendosi da uomo.
Gli effetti devastanti del cambiamento climatico tanto sugli ambienti alpini quanto sulle vite delle persone sono il tema del terzo incontro, sabato 20 settembre, ore 14.30, al Rifugio Settimo Alpini (1502 metri, CAI Belluno, Dolomiti Bellunesi). Durante il dibattito intitolato Quando adattarsi e impossibile: persone e riscaldamento globale si ascolteranno le testimonianze di ospiti dell’Associazione Popoli Insieme fuggiti dalle alluvioni in Bangladesh, per poi riflettere con l’avvocato Francesco Mason di Asgi sulle difficoltà del riconoscimento protezione internazionale per motivi ambientali. L’alpinista Silvia Stefanelli, esperta di clima e foreste, membra del Club Alpino Accademico Italiano, affronterà il tema del riscaldamento sulle Alpi, che sarà poi illustrato dalle immagini e i suoni de Il canto del ghiaccio, progetto documentario di Stefano Collizzolli e Paolo Ghisu.
Conclude il ciclo l’evento di sabato 4 ottobre Percorsi di resistenza e solidarietà: l’umanità criminalizzata, che si tiene alle ore 14.30 al Rifugio Jervis (1732 metri, Cai Uget-Val Pellice). In un luogo iconico della Resistenza, si confronteranno sul tema della criminalizzazione della solidarietà Ahmed Dawoodi, testimone della resistenza Hazara, Lorenzo Trucco, avvocato e Presidente di Asgi, Stefano Zirulia, professore di Diritto penale all’Università Statale di Milano, e Davide Rostan, pastore Valdese di Bobblio Pellice. Chiude l’iniziativa il momento musicale offerto da Luca Chiavinato, liutista e attivista, che con la Ong Walking Arts promuove la diffusione dei diritti umani attraverso i linguaggi artistici.













