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Cultura | 30 giugno 2025 | 13:00

Possono le terre alte, da periferia, diventare un perno di relazioni e visioni per il futuro? Ecco "un atlante di rara bellezza, che guida il turista verso un patrimonio spesso invisibile e trascurato"

Montagna Mia è una "cordata" di 40 festival dell’Appennino tra Emilia e Romagna - partita a maggio e destinata a tenere compagnia per tutto il periodo estivo - che si snoda lungo l’intero crinale appenninico settentrionale delle sette province di Piacenza, Parma, Reggio Emilia, Modena, Bologna, Rimini e Forlì-Cesena

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Festival AltraMontagna

Quando le terre alte si mettono insieme e fanno sistema è sempre un bene in termini di partecipazione e consapevolezza civile. Nel nostro piccolo, lo abbiamo misurato con il Festival de L’AltraMontagna che per quattro giorni ha portato a Rovereto e dintorni molti appassionati, curiosi e cittadini assetati di conoscenza e relazione.

 

Nel solco di una montagna che risveglia e vivifica coscienze, si inserisce senza dubbio Montagna Mia, la “cordata” di 40 festival dell’Appennino tra Emilia e Romagna - partita a maggio e destinata a tenere compagnia per tutto il periodo estivo - che si snoda lungo l’intero crinale appenninico settentrionale delle sette province di Piacenza, Parma, Reggio Emilia, Modena, Bologna, Rimini e Forlì-Cesena.

 

La sfida di questa kermesse, giunta alla sua seconda edizione e promossa da Regione Emilia-Romagna e Ater Fondazione, è intercettare le nuove forme di turismo slow che vanno alla ricerca di itinerari originali e distanti dalle traiettorie più battute e inflazionate.

 

A dare un occhio al programma, pare davvero di essere al cospetto di un atlante di rara bellezza, che sceglie di guidare il turista verso un patrimonio diffuso di castelli, paesi e santuari, che spesso resta invisibile e trascurato.

 

Il filo rosso dell’edizione di quest’anno si chiama Fuoripista: sette fine settimana, sette province, sette tappe di circo contemporaneo e non solo. Il circo – quello nuovo, poetico, multidisciplinare – diventa metafora perfetta di un Appennino che cambia pelle ma resta sé stesso.

 

E allora Santa Sofia (Fc) accoglie “Di strada in strada”, a Vernasca (Pc) tornano i “Bascherdeis”, a Pennabilli (Rn) sfilano “Artisti in Piazza”. Ogni evento è radicato sul territorio come un albero antico, ma con rami che parlano le lingue del mondo. Tra le vette si ascolta il soul a Porretta Terme (Bo), il jazz vibra ad Albinea (Re), la lirica risuona in Val Trebbia (Pc) con la “Summer Opera Valley”. 

 

La montagna accoglie anche il cinema, con il Bobbio Film Festival e Marco Bellocchio, e il teatro classico, da Veleia (Pc) a Sarsina (Fc), dove Plauto torna idealmente a casa.

 

E poi c’è l’arte femminile a Piacenza, i concerti notturni nei boschi cesenati, le installazioni contemporanee di “Frail”, le escursioni teatrali che attraversano l’Appennino ravennate come preghiere laiche in movimento.

La carta di Montagna Mia non è solo un programma: è una mappa escursionistica del possibile. Ogni festival è una tappa, ogni borgo un invito a rallentare, ogni spettacolo un’occasione di guardare la montagna con occhi vivi. Una versione online è già disponibile qui, mentre quella cartacea – come si conviene ai cammini veri – si trova negli info-point dislocati sul territorio.

 

Montagna Mia non strizza l’occhio al turismo di massa, vuole piuttosto rappresentare per i moderni viandanti una ospitalità dotata anzitutto di etica e di senso. È un progetto che unisce sapere e natura, arte e comunità locale. “Quello che facciamo”, spiega Natalino Mingrone, presidente di Ater Fondazione, “è offrire una narrazione coerente del nostro territorio. Crediamo che la cultura sia un volano per la montagna, non un inutile per quanto bello ornamento”.

 

Se dovessimo trarre una conclusione, potremmo dire che Montagna Mia è la conferma che la terra alta non è più periferia, ma perno di relazioni, di visioni, di futuro. E che, come sapevano bene i vecchi pastori, non c’è vetta che non si raggiunga passo dopo passo, né comunità che non possa rinascere, se sostenuta dalla forza di un canto condiviso. Anche se a mille metri d'altezza.

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