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Cultura | 18 settembre 2025 | 20:00

Quando il doge di Venezia ordinò di "spianare" una montagna per mettere fine alle liti per il controllo del legname da opera. Dalla val Posina una storia che parla al presente

Un episodio curioso e, in fondo, istruttivo dei rapporti tra la montagna veneta e la Serenissima. È stato messo in scena dalla compagnia teatrale Giocateatro di Schio, nell'ambito del Festival delle "Montagne di Mezzo" (nell'articolo il programma)

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Festival AltraMontagna

Una montagna che per Venezia avrebbe dovuto essere spianata, per porre fine a contese continue. Il monte Gamonda in val Posina, a dispetto del nome (gemeinde in alto tedesco significa “comunità”), è stato a lungo al centro di conflitti ed episodi tragici che risalgono ai secoli dell’età moderna. Vicende drammatiche che in parte erano dovute ad incidenti causati dalla ripidità delle sue rupi a precipizio sulla valle, in cui persero la vita molti boscaioli, ma in parte furono generate da liti confinarie per il controllo del legname da opera, destinato alla città di Venezia. È da uno di questi episodi realmente accaduti che parte la rievocazione storica messa in scena dalla compagnia teatrale Giocateatro di Schio, all’interno del Festival delle Montagne di Mezzo, domenica 21 settembre alle ore 15 presso il Laghetto Main a Posina. Una vicenda che vede arrivare in valle gli emissari del doge della Serenissima per dirimere un contenzioso che sembrava non avere fine, anche al costo – testuali parole presenti nei documenti dell’epoca – di “spianare” la montagna al centro della contesa. Come andò a finire? Un mistero che verrà svelato solo nella rievocazione, curata da Cristina Manea.

 

Al di là dell’episodio, in sé curioso, la rievocazione si dipana tra momenti drammatici e comici raccontando le complesse vicende legate all’uso dei boschi e della legna che dalla valle muoveva verso le fondamenta di Venezia, ricordando lo stretto cordone ombelicale che lega il destino di terre alte e terre basse, le fortune della Serenissima con le risorse dell’entroterra. La foresta sott’acqua è il titolo della rievocazione teatrale, un’immagine efficace, che ci riporta alle fondamenta di Venezia e ai tronchi trasportati dalle montagne per far diventare grande la città lagunare.


Il Festival delle Montagne di mezzo, un evento che trae ispirazione dall’omonimo libro di Mauro Varotto, intende proprio raccontare come la montagna veneta in passato fosse luogo vitale, abitato e conteso, al centro di traiettorie commerciali che la rendevano luogo vivace e strettamente legato alle città di pianura. L’abbandono che caratterizzerà il destino di queste valli successivamente, in particolare dal secondo dopoguerra con l’avvio dell’economia industriale, il richiamo di manodopera verso i pedemonti e l’importazione di materie prime dall’estero, è una parentesi che in fondo potrebbe rivelarsi breve, destinata a chiudersi in un futuro molto prossimo: i cambiamenti climatici già ora stanno spingendo sempre più persone a trovare rifugio in quota, contribuendo forse a ridare vita – questo l’auspicio – a contrade e versanti oggi dimenticati e invasi dal bosco incolto.

 

Se ne discuterà venerdì sera, sempre a Posina, con i docenti Andrea Savio e Mauro Varotto dell’Università di Padova, che ricostruiranno le vicende e l’evoluzione della “valle delle cento contrade”, a partire da testimonianze d’archivio, dati dei censimenti e confronti cartografici e fotografici, in un viaggio che parte dal Cinquecento e arriva agli anni Duemila, con qualche sorpresa davvero inedita.

 

Il programma del Festival prevede, oltre alla conferenza e alla rievocazione in costume, anche la vendita di prodotti tipici della valle, tra cui le rinomate patate di Posina, e degustazioni a tema nei ristoranti del paese con scherzi teatrali il sabato sera. Il Festival è solo il punto di avvio di una serie di iniziative ideate dall’Associazione Posina nel cuore di Andrea Cecchellero e dalla compagnia teatrale Giocateatro di Schio per tornare a rivitalizzare contrade oggi troppo spesso silenti, in attesa di una rinascita che faccia ricordare la vivacità della vita in montagna dei secoli passati, senza però ricadere in quell’atmosfera di liti e contese che ne offuscò per larghi tratti la “serenissima” memoria.

 

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