Quando le esperienze di un bambino modellano lo sguardo di un lavoratore: come comunicare la montagna con il disegno, la grafica, le immagini? Viaggio tra le illustrazioni di Andrea Bettega

Avrà come teatro la val Algone la nuova escursione in programma domenica 21 settembre, organizzata dal Parco Naturale Adamello Brenta assieme a Superflùo per il ciclo Superpark. L'ospite d'eccezione è l'illustratore e designer Andrea Bettega (collaboratore de L’AltraMontagna)

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Come comunicare la montagna con il disegno, la grafica, l’immagine. Come farlo in maniera chiara, comprensibile, pop, ovvero popolare. Ma senza mai scadere nella banalità. Se ne parlerà domenica 21 settembre nel corso della nuova escursione del Parco Naturale Adamello Brenta, organizzata assieme a Superflùo, per il ciclo Superpark, ospite Andrea Bettega, illustratore e designer di Vicenza (anche collaboratore de L’AltraMontagna).
L’escursione, della durata di mezza giornata, avrà come teatro la val Algone. Dal parcheggio di Malga Movlina in pochi minuti si raggiungerà uno dei più bei panorami del Parco, che spazia su Brenta, Adamello e Presanella. Raggiunto il Passo del Gotro si scenderà a Malga Bandalors, mantenendo una vista privilegiata sulla Val Rendena, per imboccare il sentiero di rientro costellato di resti dell’attività di estrazione mineraria risalente al tempo delle industrie vetrarie. Il ritrovo è previsto alle ore 9:00 all’imbocco della Val Algone, sulla S.P. 34.

Bettega, come è nata la sua passione, che poi è diventata anche una professione?
La passione per l’arte e la cultura visiva mi è stata trasmessa dai mei genitori. Abbiamo sempre trascorso le nostre vacanze girando per l’Italia e all’estero e visitando anche tutto quello che aveva a che fare con l’arte. Quindi ho frequentato il liceo artistico e poi ho fatto studi di design industriale e grafica a Treviso e a Venezia con la IUAV- Istituto Universitario di Architettura di Venezia.
E poi il salto nel mondo del lavoro.
Ho scoperto questa branca del design che riguarda la comunicazione visiva. Mi ha permesso di esplorare l’universo delle immagini, dell’iconografia i in maniera meno tecnica e più creativa. A sua volta questo percorso si è saldato alle mie altre passioni, la principale delle quali è l’outdoor, l’escursionismo e l’alpinismo. Anche questa mi era stata trasmessa fin da piccolo dai miei genitori.
Quindi la passione per la montagna ce l’aveva dentro.
Sì, il nostro week end-tipo si svolgeva di preferenza in ambiente alpino. O le montagne di casa, del vicentino e del veronese, Lessinia, Asiago, Pasubio, o quelle un po’ più lontane, in primis quelle del Trentino. Se si vacanze più lunghe, soprattutto, in camper esploravamo il Trentino Alto Adige e il Cadore. Questo è il bagaglio che mi sono portato dietro. Poi, quando cresci, e ti rendi autonomo, per un po’ fai anche altro, vuoi prendere degli aerei, esplorare le capitali europee e così via. Così è stato anche per me. Ma poi la passione per la montagna è ritornata.
Una passione che è anche un lavoro. Bel colpo. Non è da tutti.
Quando ho iniziato a chiedermi cosa rappresentare ho pensato di partire da una cosa che conoscevo bene. L’illustrazione è un’attività versatile, il suo ambito è molto vasto, può andare da un bene di consumo, ad esempio un capo di abbigliamento, alla copertina di un libro o a un manifesto. È un linguaggio trasversale. Poi entrano in gioco le preferenze. Ad esempio, a me personalmente piace lavorare per l’editoria, nella dimensione dei libri, perché rimangono in giro più a lungo rispetto ad un giornale o a una rivista.

Facciamo un esempio di lavoro editoriale di cui va orgoglioso?
L’anno scorso ho fatto la copertina per la rivista del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico (Cnsas), per i suoi 70 anni, e la stessa immagine è stata utilizzata per la cartolina e altro materiale informativo. È stata una bella sfida perché si trattava di rappresentare un organo che ha mille sfaccettature, con un tono positivo, insieme etico e commemorativo. Sfida risolta utilizzando diversi livelli di lettura: il primo è rappresentato da un’immagine con un richiamo molto forte e immediato, un soccorritore che si cala da un elicottero, che è la cosa che abbiamo più in mente se parliamo di soccorso. Quella l’ho messa al centro dell’immagine. Poi però ho usato l’ambiente stesso, dalle montagne alle stallatiti e stalagmiti, e anche sagome di operatori sul campo. In questo modo sono riuscito a mettere assieme i vari aspetti del corpo.
Veniamo invece ai libri.
Una copertina per un libro del Saggiatore, a mezza via fra narrativa e saggistica, Altavia, di Sergio Peter. È il racconto di un gruppo di amici che vagano per le montagne confrontandosi con la vastità dell’ambiente. Tutta la narrazione è contrassegnata dalla presenza dei lupi, visti qui come custodi del paesaggio e di una libertà primordiale che gli escursionisti cercano di comprendere. La sfida era rappresentare l’essere umano anche nella sua natura animale. Perciò ho costruito un insieme di figure, con tre lupi e un ragazzo che però, anche per la postura, ha qualcosa di ferino, sembra far parte del branco.
Veniamo alle tue preferenze come disegnatore, in termini generali. Cosa contraddistingue il suo tratto?
A me è sempre piaciuto a livello visivo, anche in altri campi, come fotografia e cinema, uno stile ad alto contrasto. Quindi ad esempio foto con neri e bianchi molto ‘forti’, ma anche cinema pulp e così via. Questa predilezione l’ho tradotta nella mia tecnica partendo all’inizio da linee sottili che ho ingrossato via via , e poi caricando sull’ombreggiatura. Per il contrasto tendo ad usare tinte piatte ma con colori molti accesi, con saturazione forte. Per il resto, a livello di tecnica mi piace sintetizzare le figure usando linee spezzate, la linea curva è usata in percentuale minore. Forse sono ispirato dalle montagne, sfaccettate, friabili, spezzate, appunto.
Lei cura anche un podcast, dal quale ha preso il via anche un ciclo di spettacoli-conferenze soprattutto nei rifugi, come vedremo fra poco. Ma innanzitutto: che cosa intende per pop, parola che a volte ritorna nel suo vocabolario?
Pop è inteso come contrazione di popolare. È uno dei miei interessi, il linguaggio pop per rappresentare la montagna. Ne ho parlato nel mio podcast, Alpigrafismi, assieme a L’AltraMontagna, e poi in uno spettacolo live che porto in giro nei rifugi, con una parte musicale affidata alle chitarre di Nicola Cipriani e Brad Myrick. Il ‘cuore’ dell’evento è un reading in cui mescolo testi di fine 800, ad esempio di Giuseppe Saragat, padre del presidente della Repubblica, ad altri dei giorni nostri, come quelli di Marco Albino Ferrari, Enrico Camanni, o Giovanna Zangrandi, che era una staffetta partigiana. Esploro come certe immagini, ad esempio la stella alpina, sono diventate pop, popolari, mentre altre no. E lo faccio andando ad analizzare, per ogni simbolo, le opere in cui è presente: dal manifesto pubblicitario al film alla canzone. Questo reading sta funzionando bene. Quest’anno abbiamo fatto sei date: un paio nelle Dolomiti bellunesi, poi in Veneto, nel Carega, al rifugio Quinto Alpini nello Stelvio lombardo, poi sul Garda, sullo Stivo e in una malga, mentre il prossimo sarà in Cadore ma nell’ambito di un festival.
Veniamo al design. Qualche caso particolare anche qui?
Impossibile non citare la collaborazione con Montura, che dura da un paio d’anni. L’incontro è avvenuto in maniera ‘naturale’ vista la mia ricerca sulla cultura e l’immaginario alpino. La cosa bella di Montura infatti è che, oltre ad essere una realtà di eccellenza internazionale nell’outdoor, riserva una particolare attenzione proprio alla preservazione della cultura di montagna, a prescindere dai confini geografici. Lavorare con un’azienda così significa sviluppare approcci diversi rispetto al mondo dell’editoria. Diciamo però che anche qui funziona partire da immagini pop, piuttosto semplici e note. Io all’inizio ho fatto soprattutto lavori per t-shirt commemorative, ad esempio quella per i 20 anni dello store di Brunico, a cui ne è seguita un’altra per l’apertura dello store di Cortina. Stessa cosa per uno store in Corea, e altri lavori che seguiranno lungo questa linea. Sono visual specifici per varie località.
Vediamo l’esempio dello store di Cortina.
Montura lo ha aperto un anno fa. Bisognava creare un’immagine che riflettesse l’amore per il territorio, cosa che a me risultava piuttosto facile perché quelle montagne le ho sempre frequentate. Ho deciso di dare più rilievo alla suggestione paesaggistica, la conca ampezzana, con sotto l’agglomerato di Cortina. Però per non renderlo un mero esercizio di stile ho racchiuso l’insieme dietro una zip gigante, di una maglia o una felpa. Dalla zip semiaperta, quindi, fa capolino il disegno. Cortina nel cuore.
Cosa porta a Superpark?
A Superpark conto di riprendere i ragionamenti sviluppati nel podcast sulle immagini che hanno fatto l’iconografia alpina. Sicuramente con più aneddoti che teoria, per rendere i ragionamenti divertenti e fruibili.
Come partecipare all’escursione di Superpark: prenotazione obbligatoria presso Garda Dolomiti – Azienda per il Turismo S.p.A. Tel. 0464 554444 – www.gardatrentino.it












