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Cultura | 26 ottobre 2025 | 18:00

Rifugi e bivacchi invitano a fare attenzione "se l’uso diventa consumo, se la struttura soffre, se la frequentazione degenera in conflitto". Il congresso della Sat riflette sulla "capacità di carico turistica"

"La capacità di carico non deve solo misurare quante persone accoglie un territorio, ma quanto esso riesce a rigenerarsi dopo l’impatto della nostra presenza". Il 127° Congresso della Società Alpinisti Tridentini prova a individuare un sentiero percorribile per crescere con equilibrio, custodire per lasciare a chi verrà dopo di noi, innovare con rispetto, condividere con generosità. Il discorso del presidente Cristian Ferrari

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Festival AltraMontagna

Il 127° Congresso della Società Alpinisti Tridentini (SAT) - che si è svolto a San Lorenzo Dorsino il 18 e 19 ottobre 2025 è stato dedicato a un tema di grande attualità e rilevanza strategica per tutte le aree montane: la capacità di carico turistica

 

La capacità di carico turistica rappresenta un indicatore fondamentale per valutare la sostenibilità delle attività turistiche in territori fragili come quelli montani. Nello specifico si tratta del "numero massimo di persone che visitano, nello stesso periodo, la località senza compromettere le sue caratteristiche ambientali, fisiche, economiche e socioculturali e senza ridurre la soddisfazione dei turisti"

 

Comprendere e misurare i limiti di questa economia è oggi più che mai cruciale per garantire un turismo responsabile, pianificato e duraturo, soprattutto in un contesto di cambiamenti climatici, pressione antropica crescente e trasformazioni socioeconomiche dei territori alpini.

 

Il Congresso della SAT è stata quindi un’occasione concreta per avviare una riflessione condivisa, promuovere una gestione integrata e partecipata del territorio, individuare strumenti operativi per le istituzioni, gli enti locali, le associazioni e gli operatori turistici, stimolare un confronto pragmatico e multidisciplinare, grazie al contributo di tecnici, esperti e ricercatori, sia trentini che provenienti da altre realtà alpine.

Senza avere la pretesa di fornire “ricette universali”, sono state piuttosto formulate proposte concrete, contestualizzate e collaborative su cui lavorare in sinergia anche con le diverse realtà che convivono sul territorio.

 

Per inquadrare meglio il tema del Congresso e i passaggi che l'anno preceduto e da cui ha preso slancio, riportiamo alcuni punti del discorso tenuto dal presidente della SAT Cristian Ferrari.

 

Le radici: la SAT come promotrice del turismo

 

La SAT è nata nell’Ottocento come promotrice della montagna, come soggetto che ha saputo rendere accessibili le cime, costruire rifugi, e far conoscere il Trentino in Italia e in Europa.

È nata come sostenitrice del turismo alpino, e solo in seguito ne è diventata anche coscienza critica.

Ricordiamo la slittovia Graffer sul Monte Bondone, i primi impianti di risalita in Paganella con la SAT promotrice di queste attività, e la prima campagna fotografica promozionale commissionata dalla SAT al socio Giovanni Battista Unterveger, che nel 1882, nelle sue Vedute del Trentino realizzava un'autentica azione di marketing ante litteram.

Come ricordava Aldo Gorfer, «una delle tappe storiche più importanti per la formazione dell’organizzazione turistica del Trentino è proprio la fondazione della SAT, dalla quale ha preso avvio l’idea di un turismo alpino consapevole e organizzato».

Fin dalle origini, la SAT ha saputo coniugare apertura e responsabilità: ha favorito la frequentazione della montagna, ma ha anche indicato un modo di viverla rispettoso, sobrio, attento ai limiti dell’ambiente. La SAT ha saputo anche dire dei “no” quando c’era da dire “no”.

 

L’equilibrio e la misura

 

Così nel 104° Congresso SAT di Pejo nel 1988, il Presidente Elio Caola richiamò tutti alla necessità di trovare un equilibrio fra sviluppo e natura. Disse che “è necessario mantenere un delicato equilibrio con la natura, perché solo così è possibile garantire il meccanismo della autoregolamentazione, della conservazione, dell’utilizzo corretto delle risorse naturali”.

Poco dopo, il Consiglio Centrale della SAT formalizzò questo principio in un documento sul turismo sostenibile, riconoscendo che la tutela del territorio non è in antitesi con il turismo, ma ne è condizione essenziale, in particolare: “La tutela del territorio, sia dal punto di vista naturalistico che paesaggistico, non è in antitesi con la funzione del richiamo turistico. Il turismo ha bisogno di ambiente”.

Un linguaggio che, se letto oggi, anticipa il concetto di equilibrio dinamico tra fruizione e conservazione.

 

Il turismo a passo d’uomo

 

Al 110° Congresso la SAT ha avuto il coraggio di proporre un modello alternativo: un turismo a passo d’uomo, più lento, più rispettoso, capace di godere dei luoghi senza consumarli.

Franco Giacomoni parlava di: “Un turismo a passo d’uomo per imparare, proteggere, vivere e, ancora, “un turismo che impari dalla montagna, che la rispetti, che mantenga livelli di vita corretti per essere credibili nel senso del limite”.

Oggi, a distanza di vent’anni, quelle parole restano attuali: il turismo a passo d’uomo è il modo più concreto per garantire che la montagna resti accessibile ma non stravolta.

È un turismo che dà tempo di osservare, di ascoltare, di conoscere, che porta valore ai luoghi meno noti e permette di assaporare la montagna nella sua autenticità.

La SAT deve continuare a incentivare queste forme di frequentazione, che restituiscono tempo e significato a questo cammino.

 

Le Tesi di Moena (2007): il carico turistico e il cambiamento climatico

 

Al 113° Congresso SAT di Moena, dedicato a Montagna e cambiamenti climatici, emerse invece con chiarezza la necessità di legare turismo, ambiente e sostenibilità.

Le Tesi di Moena introdussero alla SAT per la prima volta il concetto di carico turistico: la fragilità degli ecosistemi alpini imponeva di misurare quante persone, quante strutture, quante attività un territorio potesse realmente sostenere, senza perdere la propria qualità, mantenendo i caratteri della sostenibilità economica, sociale ed ambientale

In quelle riflessioni la SAT affermava che il futuro dei territori alpini non poteva più basarsi sulla quantità, ma sulla qualità.

Era una visione che anticipava il concetto moderno di carrying capacity: la capacità di un ambiente di mantenere il proprio equilibrio naturale, sociale ed economico nel tempo.

 

Il limite come valore

 

Se le Tesi di Moena avevano posto le fondamenta scientifiche del concetto di capacità di carico, negli anni successivi la riflessione della SAT si è spostata quindi dal “quanto” al “come”:

Non solo quante persone un territorio può ospitare, ma come può farlo in modo sostenibile, rispettoso e condiviso.

Così nel 2021, alla Borsa Internazionale del Turismo Montano, Anna Facchini ha ricordato che governare non significa chiudere, ma scegliere:

Occorre gestire i flussi a partire dal fondovalle, senza avere timore a introdurre limitazioni di accesso e a rifiutare eventi in quota che disturbano per rumore, rombo e chiasso. Sul fronte delle infrastrutturazioni, si punti a innovare nel segno della riduzione degli impatti ambientali dell’esistente

Questo è il nuovo senso del limite: non una rinuncia, ma una scelta di qualità.

Un invito a spostare l’attenzione dalle vette al fondovalle, dal numero alla relazione, dall’espansione alla cura.

Dobbiamo imparare a governare la frequentazione, non a subirla. Il limite è quindi ciò che ci consente di vivere la montagna senza snaturarla.

 

I rifugi e i bivacchi: laboratori del limite

 

Ecco che allora i nostri rifugi e bivacchi sono luoghi dove realmente la “capacità di carico” diventa realtà concreta. Laboratori di equilibrio di alta quota, microcosmi, ecosistemi che conoscono bene il valore del limite: quanta acqua, quanta energia, quanto spazio. Per la SAT devono essere esempi viventi di gestione sobria e consapevole delle risorse.

Negli ultimi anni abbiamo visto che spazi come i bivacchi alpini, nati per la sicurezza e il soccorso, rischiano talvolta il sovraccarico; esempi dove il frequente superamento del limite è il primo allarme del disagio che nasce in chi si avvicina a questi ambienti trovandoli ormai saturi. La SAT non vuole chiudere, ma chiede rispetto: per i luoghi, per le persone, per la convivenza. Ricordava il presidente Claudio Bassetti che non si tratta di “chiudere gli spazi alpini”, ma di “vivere la montagna e vivere con la montagna”.

 

Il valore ambientale e del bene comune

 

La montagna trentina è un ambiente di bellezza riconosciuta e condivisa, un patrimonio che va tutelato e trasmesso integro, non è solo una risorsa economica, ma un ecosistema fragile, che porta con sé valori naturali, culturali e identitari.

Così il più recente Congresso – Alto Garda (2023) ci ha ricordato che la SAT è oggi chiamata a un compito ancora più alto: “Ci si aspetta che la SAT, in ragione del proprio ruolo e peso istituzionale, sia incisiva e costante nel conservare e trasmettere i valori stessi che la caratterizzano e ne costituiscono l’identità, fra cui solidarietà, integrazione, senso di comunità e condivisione, ma anche la conoscenza e il legame con il Trentino e la montagna. Montagna che va privilegiata, nell’ottica di far prevalere il bene comune, con un occhio di riguardo per ambiente, sostenibilità, lentezza, sviluppo socio-economico durevole”.

Occorre quindi evitare di snaturarlo con eccessive urbanizzazioni o infrastrutturazioni, riconoscendo che il suo valore non è solo quello del ritorno economico, ma anche quello naturalistico ed ecosistemico.

Questi valori sono ancora oggi tutelati dai piani urbanistici provinciali, dai piani di tutela e dai parchi naturali, strumenti che dobbiamo rispettare, difendere e aggiornare per garantire alle generazioni future un Trentino vivibile, equilibrato, autentico.

 

Verso un ruolo concreto e responsabile della SAT

 

Anche se occasioni come queste possono farlo credere, la montagna non ci chiede parole solenni, ma scelte concrete. Quindi il senso del limite non deve essere una moda, ma una necessità imposta dai cambiamenti che stiamo vivendo: consumo delle risorse, mutamento del clima, fragilità crescente degli ecosistemi.

Per questo la SAT deve essere la prima a praticare ciò che propone:

 

mantenere sobria l’offerta ricettiva delle proprie strutture, in equilibrio con l’ambiente che le ospita;

monitorare e gestire i flussi di accesso ai rifugi e ai bivacchi, prevenendo il sovraccarico;

curare la rete dei sentieri con attenzione e misura, evitando in collaborazione con gli altri attori, che l’eccessiva frequentazione generi degrado o conflitti d’uso;

tutelare la convivenza tra le diverse forme di fruizione, garantendo sicurezza e spazio agli alpinisti ed escursionisti, che rappresentano la maggioranza e spesso la categoria più fragile.

 

Il limite non è solo umano: è anche dell’ecosistema dell’acqua, del suolo, del silenzio e del tempo della montagna e degli ambienti turistici. La capacità di carico non deve quindi solo misurare quante persone accoglie un territorio, ma quanto esso riesce a rigenerarsi dopo l’impatto della nostra presenza.

Come SAT dobbiamo ridurre la nostra impronta ecologica, adottare comportamenti sobri, migliorare l’efficienza delle strutture, favorire la mobilità sostenibile e fare della sostenibilità un’abitudine quotidiana.

La SAT non deve solo spiegare cosa fare, ma incentivare il confronto tra chi vive la montagna e la fa vivere: le aziende turistiche, la Provincia, le sezioni, le piccole realtà locali, chi dell’ospitalità e del lavoro in quota fa il proprio impegno quotidiano.

 

Il territorio può e deve essere tutelato, ma deve anche permettere di vivere, lavorare, restare. Solo così la montagna continuerà a essere un luogo abitato, amato e custodito.

I nostri rifugi e bivacchi questi laboratori d’alta quota ci ricordano ogni giorno che l’equilibrio è fragile. Se l’uso diventa consumo, se la struttura soffre, se la frequentazione degenera in conflitto, dobbiamo saperci fermare e imparare da quei segnali.

Questo principio è scritto anche nel nostro Statuto, che affida alla SAT non solo l’escursionismo, ma anche lo studio, la conoscenza e la tutela dell’ambiente montano come missione fondamentale, non come attività accessoria. Crescere con equilibrio, custodire per lasciare a chi verrà dopo di noi, innovare con rispetto, condividere con generosità. La montagna si rispetta, si ascolta, si vive.

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