Un libro che rischiava di rimanere per sempre chiuso in un cassetto. "Liberi di sbagliare", di Pietro Lacasella: in montagna sulle tracce di Primo Levi

"Un libro giovanile, un esperimento forse un po’ ingenuo e più grande di me", mi ripeteva l'autore raccontandomi delle sue peripezie montanare alla ricerca dei luoghi che hanno caratterizzato l’esperienza alpinistica, ma anche viaggiatrice e partigiana, di uno dei giganti della letteratura del ‘900. Per fortuna però il suo testo è stato pubblicato

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Immaginatevi di camminare lungo un sentiero di montagna quando, all’improvviso, incrociate il profilo di un ragazzo magro e scapigliato, fermo immobile con un libro tra le mani, che osserva con fare sognante un punto preciso nel profilo delle cime che avete di fronte.
Come spesso accade tra chi frequenta l’ambiente montano, vi salutate sorridendo in modo rapido, quasi automatico. Ma quel tipo strano vi incuriosisce a tal punto da spingervi a fermarvi, per tentare di capire meglio chi sia, che cosa diavolo stia facendo.
“Sei qui per scalare la via Tal dei Tali?”, gli chiedete.
Lui scrolla la testa, quasi divertito, senza dirvi altro.
“Ah, ho capito! Stai percorrendo il Cammino Pinco Pallino, vero?”, insistete.
Lui sogghignando risponde di no. Poi, timidamente e con un filo di voce risponde: “Sono sulle tracce del giovane Primo Levi, che era un grande appassionato di montagna”.
A questo punto nella vostra testa nascono due possibilità. O avete incrociato un mezzo matto, oppure qualcuno che dentro di sé conserva un fuoco raro e prezioso.
Pur non escludendo del tutto la prima ipotesi, Pietro Lacasella appartiene sicuramente alla seconda. E sono davvero felice di essere tra i tanti che, quel fuoco, hanno provato a non farlo spegnere a suon di incoraggiamenti, suggerimenti e pure tirate d’orecchi.
Liberi di sbagliare. Un’estate tra le montagne del giovane Primo Levi, rischiava infatti di rimanere per sempre chiuso in un cassetto. “Un libro giovanile, un esperimento forse un po’ ingenuo e più grande di me”, mi ripeteva Pietro raccontandomi delle sue peripezie montanare alla ricerca dei luoghi che hanno caratterizzato l’esperienza alpinistica, ma anche viaggiatrice e partigiana, di uno dei giganti della letteratura del ‘900.
Incuriosito, gli chiedevo di continuare a raccontare e, seppur al telefono, era come se vedessi i suoi occhi accendersi e iniziare a brillare. Nitide le descrizioni dei luoghi attraversati, precisissimi i riferimenti letterari e biografici, pieno di passione il resoconto delle sue avventure, intrecciate con quelle di tre amici - Primo Levi, ma anche Sandro Delmastro e Alberto Salmoni - che tra le Alpi non cercarono solo la sfida con sé stessi, la bellezza dei panorami, la fuga dal quotidiano. Cercarono, e trovarono, il senso del vivere liberi in un periodo storico dove venti di repressione e di morte soffiavano sempre più sferzanti.
Parallelamente ai tre amici Pietro ha cercato, e trovato, un senso diverso dell’andar per monti: oltre ai gradi, ai selfie, all’evasione, ha sentito l’esigenza di stabilire un contatto, di annodare un legame profondo con un uomo che grazie ai suoi libri gli ha donato emozioni forti, che lo ha spinto a scrivere e a farlo sempre meglio; un uomo che condivideva la sua stessa passione, con cui sentiva forse di essere in debito.
Ian Thomson, biografo di Primo Levi, nella sua prefazione a Liberi di sbagliare ha sottolineato le “descrizioni superlative” e la “manifesta umanità” che traspaiono dal libro. Questa serie di dieci racconti è in fondo proprio questo: un insieme di luoghi vissuti descritti egregiamente e di tantissima umanità. Un libro in cui si materializza tutta la capacità di Pietro, da alchimista della penna, di instillare leggerezza e luminosità anche in passaggi pesanti e cupi.
Con grande stupore, nella parte finale del libro ho scoperto che questa singolare avventura è nata dalle parole di un altro straordinario interprete letterario del ‘900, che fu amico di Levi: Mario Rigoni Stern, un riferimento per tutte e tutti noi che ci interessiamo di montagna. “Sarebbe bello che un giorno”, ha scritto Rigoni Stern, “leggendo un mio racconto, qualcuno potesse individuare il luogo e provare i miei stessi sentimenti e le mie stesse sensazioni”.
Pietro ha colto la suggestione di Mario ma proiettandola sulla vita di Primo: ha seguito tracce letterarie alla ricerca di itinerari inediti tra le montagne. E così, con questo libro, non ha riportato solo alla luce interessantissimi episodi della vita di Primo Levi, ma anche lanciato un messaggio di grande attualità: vivere la montagna significa sempre ripercorrere passi di altri che hanno solcato i luoghi prima di noi, immersi in un paesaggio che racconta.
Oltre alla bellezza e alla performance sportiva, sembra dirci Lacasella, tra pareti e sentieri è possibile riannodare fili invisibili, che ci legano al passato e ci guidano verso il futuro.
Per acquistare il libro: https://www.peoplepub.it/pagina-prodotto/liberi-di-sbagliare













