"Un pietoso alpinista / è partito da Torino / per mettere un berretto / sulla cima del Cervino". La malinconia svanisce nella filastrocca di Gianni Rodari

La neve sta diventando un fenomeno sempre più raro e, di conseguenza, sempre più prezioso. Con le nostre attività siamo parte in causa della sua progressiva scomparsa. Nella letteratura, tuttavia, i fiocchi non smetteranno di cadere

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Stamattina, osservando i primi timidi fiocchi volteggiare fuori dalla finestra, pensavo che il nostro rapporto con la neve ha assunto nel tempo i contorni del paradosso.
Infatti, nel momento in cui abbiamo finalmente trovato il modo per svincolarci dalle difficoltà provocate dal freddo - riuscendo così a cogliere la poesia di un paesaggio morbido, bianco e imbottito - ci siamo accorti di essere, con le nostre attività, parte in causa della sua progressiva scomparsa.
Così, quando nevica, spesso veniamo colti da una profonda malinconia, nella consapevolezza di trovarci di fronte a un fenomeno sempre più raro e, di conseguenza, sempre più prezioso.
Per liberarsi da questa sensazione, può essere efficace recuperare il lavoro di chi ha saputo raccontare la neve e il freddo. Nella letteratura, infatti, i fiocchi non smetteranno di cadere.
Vi proponiamo una filastrocca di Gianni Rodari, intitolata Fa freddo.
Fa freddo
Fa freddo di Gianni Rodari
Italia sottozero.
Lo stivale si è ghiacciato.
Sta la neve sui monti
come panna sul gelato.
I gatti del Colosseo,
a Roma, battono i denti.
Si pattina sul Po
e i suoi maggiori affluenti.
È gelata la coda
di un asino a Potenza.
Le gondole di Venezia
sono a letto con l’influenza.
Un pietoso alpinista
è partito da Torino
per mettere un berretto
sulla cima del Cervino.
Ma dov’è, dov’è il mago
con la fiaccola fatata
per portare in tutte le case
una calda fiammata?












