Un progetto che ha la "volontà di raccontare il paesaggio alpino non come 'selvatico'". Uscire dagli stereotipi per sviluppare politiche territoriali credibili

Kidsmeetalps è il festival culturale che il 1 giugno 2025 trasforma la Val Tartano in un museo diffuso a cielo aperto. In questa occasione famiglie e bambini potranno partecipare a laboratori interattivi e opere partecipative, pensate per stimolare la creatività e la connessione con il paesaggio alpino. Michele Portentoso, promotore del festival: "Kidsmeetalps vuole essere una possibilità di avanzare metodologie educative alternative a quelle istituzionali. Un tentativo, usando le leve dell’educazione e del contemporaneo, di allontanare gli stereotipi che affliggono la montagna e che ostacolano lo sviluppo di politiche territoriali credibili"

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Kidsmeetalps è il festival culturale arts-based che il 1 giugno 2025 trasforma la Val Tartano in un museo diffuso a cielo aperto, dove arte, design e educazione si incontrano per riscoprire il patrimonio naturale e culturale del territorio.
Il festival nasce dalla collaborazione con la Facoltà di Design e Arte di UniBz e arricchito quest’anno dal sostegno di Unimib nello studio delle pratiche di salvaguardia partecipata e integra l’educazione tradizionale con proposte sperimentali. Artisti, designer ed educatori lavoreranno insieme per creare esperienze temporanee che uniscono gioco, apprendimento e riflessione sul valore dei luoghi, senza sostituirsi alle istituzioni, ma ampliandone le possibilità. In questa occasione famiglie e bambini potranno percorrere un itinerario accessibile e coinvolgente, tra installazioni giocose, laboratori interattivi e opere partecipative, pensate per stimolare la creatività e la connessione con il paesaggio alpino. Michele Portentoso, promotore del festival, ha risposto ad alcune domande.
Com'è nato il progetto Kidsmeetalps e chi lo ha ideato? Qual è il messaggio che volete trasmettere in queste due giornate?
L’idea originale nasce da un’esigenza di mia moglie Chiara, che è atelierista e lavora con bambini della fascia dell’infanzia e della scuola primaria. Da anni porta avanti una ricerca personale sulle pratiche educative, ispirandosi in particolare alla dottrina di Bruno Munari, ma anche attingendo in modo eclettico a metodologie e approcci di altri importanti pedagogisti ed educatori. Kidsmeetalps vuole essere una possibilità di avanzare metodologie educative alternative a quelle istituzionali - negli anni recenti sempre più importanti e diffuse -, in questo caso art-based, o comunque che accarezzino le leve del design, dell’arte performativa e del contemporaneo. Tuttavia, vuole anche essere proposta di rigenerazione montana, poiché mira a far rivivere luoghi che non sono saturi di turismo di massa, lontani dai chiassosi palchi di un turismo mainstream, ma piuttosto da conoscere attraverso un approccio dolce e sostenibile. Un tentativo, usando le leve dell’educazione e del contemporaneo, di allontanare gli stereotipi che affliggono la montagna e che ostacolano lo sviluppo di politiche territoriali credibili, con l’ambizione di interpretare correttamente quel nuovo sguardo metromontano necessario per la sopravvivenza delle Terre Alte. Il progetto si muove anche nel solco delle pratiche di salvaguardia partecipativa del patrimonio materiale e immateriale, come indicate dalla Convenzione UNESCO del 2003 e dalla Convenzione di Faro. Abbiamo avuto la fortuna di confrontarci ripetutamente con molti esperti: tra questi la dott.ssa Francesca Berti e la prof.ssa Simone Seitz della Libera Università di Bolzano, oltre a docenti di UNIMIB e antropologi che operano come facilitatori per l’UNESCO. Alcune collaborazioni, sopraggiunti impegni istituzionali che non hanno permesso di portare avanti il percorso nei tempi previsti, non si sono concretizzate quest'anno. In particolare, la Dott.ssa Berti non è riuscita ad avviare gli incontri più operativi con Unimib e con la Prof.ssa Zuccoli per sviluppare congiuntamente un questionario volto a indagare e mappare la percezione del pubblico e l’efficacia delle azioni di salvaguardia del patrimonio – per il ritardo, siamo dovuti andare in stampa col materiale senza il questionario disponibile. Questo strumento sarà comunque elaborato esclusivamente dalla Dott.ssa Berti e presentato in maniera semplificata il 1° giugno.
Come già accennato, la Dott.ssa Berti, nostra principale referente e ricercatrice presso UniBz, lavora in collaborazione con la Prof.ssa Seitz, con la quale porta avanti proprio le attività di ricerca a cui ci appoggiamo, ci ispiriamo o che prendiamo a esempio di studio.
Continuiamo a studiare con loro per dare al progetto una collocazione teorica e metodologica solida, cercando sempre di più a darvi una struttura fondante e ponderata, che sia efficace per gli scopi che vogliamo portare avanti. In materia di partecipazione, un elemento centrale è il coinvolgimento diretto delle comunità locali. Chiara ritiene fondamentale collaborare con le scuole: i laboratori coinvolgono bambine e bambini dell’infanzia e della primaria, che producono materiali poi rielaborati e restituiti durante l’evento. In queste due edizioni abbiamo lavorato con circa 750 studenti. Il progetto dialoga inoltre con enti e istituzioni locali: amministrazioni comunali, Comunità Montana, Parco delle Orobie Valtellinesi, Provincia di Sondrio. L’accoglienza finora è stata positiva: la popolazione sembra apprezzare la proposta, incuriosita anche dalla sua contemporaneità. L’interesse si è tradotto, in alcuni casi, in un piccolo indotto turistico: già alcune strutture ricettive ci hanno riferito di prenotazioni legate all’evento. Il festival non vuole essere una proposta turistica, in senso stretto – crediamo sia evidente ciò.

Perché è importante presidiare luoghi come la Val Tartano, una valle laterale dell'industriale Valtellina ma con delle realtà alternative di valorizzazione delle terre alte (ad esempio tramite questo festival o all'associazione fondiaria) con iniziative culturali?
Chiara è originaria della Val Tartano, un luogo a cui è profondamente legata. Tuttavia, ciò non è una risposta sufficiente a spiegare la genesi del progetto. Da tempo, entrambi ci interessiamo alle dinamiche che attraversano le Alpi: studiamo, da appassionati e nel tempo libero, il fenomeno dell’abbandono degli anni ’60 e ’70, così come i processi più recenti di disinteresse e impoverimento che colpiscono le aree marginali. Allo stesso tempo, osserviamo con attenzione i casi virtuosi, le buone pratiche e i tentativi di rigenerazione che portano nuova vitalità alle Terre Alte. La Val Tartano rientra a pieno titolo tra le cosiddette Aree Interne o Aree Marginali, per usare il linguaggio di chi queste tematiche le studia professionalmente. Questo nostro interesse ci ha spinti ad osservare – talvolta anche solo ponendoci delle domande, senza la pretesa di avere risposte – le pratiche turistiche, le forme di sfruttamento e le strategie di tutela del territorio. Non siamo esperti, né studiosi di professione: la nostra formazione universitaria è distante da questi ambiti. Avremmo potuto immaginare questo progetto in tanti altri luoghi e forse, non lo sappiamo, un giorno KidsmeetAlps crescerà e migrerà altrove. Ma riteniamo fondamentale conoscere il territorio in cui si lavora: i nostri interventi vogliono dialogare col paesaggio locale – anche se riconosciamo, con onestà, che non sempre ci si riesce.
Il tema di quest'anno è la casa, un tema che negli ultimi anni sta diventando cruciale, anche sulle Alpi, sotto diversi aspetti. che cosa vorreste trasmettere ai bambini o alle famiglie che parteciperanno al festival?
In realtà la scelta della tematica, per quanto si possa credere sia essenziale, nevralgica e strategica, non è di fatto la cosa più rilevante. Il lavoro principale risiede sempre nel voler portare avanti con grande impegno quelle che sono le motivazioni e gli scopi del progetto. Il tema è un collante, un filo che dia continuità all’evento, che appunto ha le forme di una manifestazione distribuita sul territorio. Durante questi ultimi due anni siamo riusciti a mettere sotto analisi le pratiche di salvaguardia del patrimonio alpino, anche con il supporto di universitari e docenti, ovvero nella volontà di raccontare il paesaggio alpino non come selvatico, invero profondamente trasformato da secoli di azione antropica. In questo solco di sensibilizzazione vorremmo inserirci e abbiamo pensato che la casa possa essere, simbolicamente, una costruzione antropica iconica del paesaggio alpino; la baita, il rifugio, la tana.
Tra gli ospiti coinvolti per questa edizione: Cecilia Ramieri, illustratrice e atelierista MetodoMunari® per ItalianToy; Dario Zeruto della National Art Library Collections al Victoria & Albert Museum; Donata Ciapponi, insegnante con formazione MUBA Remida Milano; Alessia Alterales Liotta, fumettista, attivista e divulgatrice, speaker TEDxMantova; Bianca Atzori, designer, fotografa ed educatrice; Lisa Guerra, designer educatrice; Spazio B**K, libreria indipendente specializzata di Milano; Officina Typo, laboratorio di stampa tipografica di Modena; Studio Shift, studio di design e innovazione sociale e welfare di Talamona-Morbegno.
Per maggiori informazioni, il programma e i luoghi che ospiteranno il festival, il sito di KidsMeetAlps è online.













