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Cultura | 01 marzo 2026 | 06:00

Rileggere Pinocchio a 31 anni e sentirsi più burattini di legno che persone in carne e ossa: una storia che riflette l'umanità, tra sbagli, contraddizioni e voglia di redimersi

La storia di Pinocchio, come sanno fare le favole più belle, lascia spazio a una pluralità interpretativa. Così ognuno di noi incontra, tra le avventure del burattino, uno o più frammenti di sé; uno o più segmenti del proprio percorso di vita; una o più riflessioni sull’evoluzione del territorio e della società dove siamo immersi. Una storia apparentemente familiare si rivela invece ricca di spunti inaspettati

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Festival AltraMontagna

Rileggere Le avventure di Pinocchio a 31 anni è un’esperienza edificante, che sono arrivato a vivere per puro caso.

 

Mi stavo aggirando tra le bancarelle di Umbria libri quando l’illustrazione (più precisamente una linoleografia) del burattino, stampata su una copertina di un verde indefinibile, ha attirato la mia attenzione. Ho afferrato il libro e, dopo aver letto qualche frase della prefazione del grande Attilio Momigliano, ho iniziato a incontrare tra le pagine altri disegni, incisivi ed eleganti nel loro tratteggio fanciullesco.

"L’autore, all’epoca, aveva appena 15 anni", mi ha spiegato l’editore dalla parte opposta del banco. "Questa è una ristampa anastatica di una rara edizione del 1944".

Il volume – edizioni La Tifernate – era curato con grande meticolosità, tant’è che avevo la percezione di tenere in mano una piccola opera d’arte. Acquistato, l’ho letto tutto d’un fiato.

 

La storia di Pinocchio, come sanno fare le favole più belle, lascia spazio a una pluralità interpretativa. Così ognuno di noi incontra, tra le avventure del burattino, uno o più frammenti di sé; uno o più segmenti del proprio percorso di vita; una o più riflessioni sull’evoluzione del territorio e della società dove siamo immersi. Una storia apparentemente familiare si rivela invece ricca di spunti inaspettati

Io ne ho incontrati due che, più degli altri, mi hanno coinvolto.

"Lo stile del Collodi è tutto a schizzo; e perciò ha non di rado dello schizzo l’immediatezza e la mancanza di rifinitura". Così scriveva Momigliano. Ciononostante, dallo sviluppo rapido della trama emerge con chiarezza la fisionomia del contesto. A ogni elemento del paesaggio è offerta una singolarità descrittiva. La vegetazione, per fare un esempio, non si confonde nel generico "alberi". Ogni pianta viene chiamata per nome: Pinocchio non si rifugia dai briganti su un albero, ma su un pino; Pinocchio non viene impiccato dai briganti su un albero, ma su una quercia.

 

Tale precisione riflette uno stretto rapporto con il territorio, che oggi va sfumando perché l’attuale struttura sociale, imperniata sull’alta specializzazione settoriale, porta a una consapevolezza confinata, vincolata a determinati contesti. Ne va dello sguardo d’insieme, prezioso nella sua capacità di facilitare l’interpretazione del paesaggio.

Il secondo spunto è arrivato a lettura ultimata. Cercando informazioni sul libro ho incontrato una citazione di Benedetto Croce che mi ha aiutato a intendere la trasformazione della marionetta in bambino come una metafora della condizione umana. Scrisse: "Il legno, in cui è tagliato Pinocchio, è l'umanità".

 

Pinocchio, trovando la redenzione nel passaggio dal legno alla carne grazie a un atteggiamento rinnovato – meno birichino diciamo – come sostiene Corce si fa riflesso di un’umanità che a volte riesce a raggiungere la condizione del bambino, ma in tanti altri casi regredisce tornando di legno. Un’umanità che cede a vizi estemporanei, che inciampa su insidiose lusinghe, che cerca la scorciatoia anche laddove è meglio seguire la via principale, che inganna o si inganna, che a volte, proprio come Pinocchio, è anche molto sfortunata.

Per queste ragioni, rileggendo Le avventure di Pinocchio mi sono sentito più vicino al burattino. Perché nel bambino vero, all’interno di una società che induce alla contraddizione e allo sbaglio, si identifica una condizione quasi impossibile da raggiungere, ma non per questo da trascurare. Prenderne consapevolezza è un primo importante passo per addolcire i contorni più spigolosi del legno; per affinare la nostra capacità vivere nel solco tracciato dalla saggezza del nostro Grillo Parlante.

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