Psicosi da arrosticino: i comuni abruzzesi si contendono la decima edizione di Arrostiland. Alla scoperta di una tradizione tenuta in vita dalla carne importata

È stato aperto il sondaggio per votare il paese che, a Pasquetta del prossimo anno, ospiterà la prossima edizione della manifestazione dedicata alla pratica dell’arrostire. Questa occasione riporta invita a tornare su alcune questioni sollevate dall’antropologo Raffaele Spadano: "Sia il successo di Arrostiland, sia la diretta associazione odierna tra Abruzzo e questo piatto, interrogano il popolo degli arrosticini e lo inducono a guardare in alto, a focalizzare l'attenzione sulle montagne e sulla loro rinnovata capacità di accogliere"

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
“Se tutto va bene - si legge nel sito web della manifestazione - lunedì 6 aprile 2026 ci sarà la decima edizione di Arrostiland”. L’evento itinerante dedicato alla pratica dell’arrostire annuncia con otto mesi di anticipo la prossima edizione. A quanto sembra, potrebbe essere l’ultima edizione.
La stessa pagina web lancia ora il sondaggio, aperto a tutti, per votare la sede del prossimo anno. “Parte quindi come sempre la caccia al comune con ‘lo Stato dell’Anima’ e per quest’anno sono ben 21 le comunità che si sono ufficialmente iscritte attraverso formale richiesta dei sindaci”. L’8 dicembre si conoscerà la sede vincitrice.
A pochi mesi dalla Pasquetta 2025, che aveva avuto come sfondo Torre de' Passeri, comune di meno di tremila abitanti in provincia di Pescara, è già psicosi sui social tra gli abitanti dei comuni abruzzesi per accaparrarsi l’evento il prossimo anno; tanto che, anche alla redazione de L'AltraMontagna è giunto l’invito a votare. In palio ci sono decine di migliaia di avventori, che potrebbero valere al paese ospitante un enorme pubblicità social, e dunque una maggiore visibilità in termini turistici.
In occasione della passata edizione, in questo articolo avevamo già parlato di Arrostiland. “L’iniziativa - scrivevamo - ha numerosi meriti: genera socialità ‘popolare’, promuove la coesione sociale giovanile, fa beneficenza in Africa ed elabora immaginari legati al proprio territorio. Tuttavia, in questo quadro si manifesta un paradosso significativo, che definiremo il paradosso del popolo degli arrosticini, il quale sottende una riflessione più profonda sulla reale abitabilità del territorio abruzzese, in costante spopolamento, questione che esige un approccio tutt'altro che superficiale o meramente ludico”.
Allora, era intervenuto l’antropologo abruzzese Raffaele Spadano, che aveva chiamato in causa, a proposito dell’arrosticino, un fenomeno che Eric Hobsbawm definiva “l’invenzione della tradizione”. Si tratta ovvero di “un complesso di pratiche atte a trasmettere specifici valori e comportamenti, istituendo un nesso con il passato attraverso una continuità storica selettivamente interpretata e strategicamente presentata”.
L'invenzione della tradizione sarebbe un processo per molta parte spontaneo (tutte le tradizioni sono in qualche misura inventate), che “tende a emergere e a consolidarsi durante periodi di rapida trasformazione sociale”. L’arrosticino serve allora a creare un mito dell’Abruzzo, che si faccia veicolo di appartenenza e coesione sociale. Nulla di eticamente sbagliato, anzi, anche attraverso le contraddizioni che Arrostiland porta a galla può essere l’occasione per uno spunto di riflessione.
In effetti, la tradizione abruzzese dell’arrosticino lascia emergere una contraddizione in particolare: ossia che la carne ovina, ormai simbolo della regione, viene dall’estero. Infatti, scriveva Spadano, “di carni da arrostire in Abruzzo ce ne sono ormai ben poche; la presenza ovina nella regione ha subito una drastica contrazione, passando da milioni di capi nel dopoguerra agli attuali centocinquantamila. Gli arrosticini che consumiamo, pur essendo in una buona misura lavorati in Abruzzo, derivano quasi integralmente da carne importata, prevalentemente da Irlanda, Francia e Romania, paesi con normative meno restrittive”.
Proprio da questa consapevolezza, nasce inevitabilmente una domanda: se puntassimo a ricostruire una filiera autoctona, potrebbe la tradizione dell’arrosticino configurarsi come una strategia per radicare il valore economico e occupazionale nelle aree montane? Oggi infatti, nonostante il successo e l’attrattività che conquistano manifestazioni come Arrostiland, il quadro delle aree interne del Centro Italia è tutt’altro che roseo, e convive con fenomeni come l’invecchiamento della popolazione, la mancanza di servizi e il progressivo spopolamento.
Da questo genere di considerazioni, l’antropologo traeva slancio per proporre un’attitudine più attivamente rivolta a contrastare questi fenomeni: “Sostenere attivamente le attività pastorali, superando logiche assistenzialistiche, è oggi la principale leva su cui agire per ripensare nuova abitabilità. Sia il successo di Arrostiland, sia la diretta associazione odierna tra Abruzzo e questo piatto, interrogano il popolo degli arrosticini e lo inducono a guardare in alto, a focalizzare l'attenzione sulle montagne e sulla loro rinnovata capacità di accogliere”.
Esistono già progetti attivi per la creazione di disciplinari DOP e IGP, affiancati da importanti iniziative di neo-popolamento montano. L’ultima edizione di Arrostiland sarà l’occasione buona per dare ulteriore slancio a questi movimenti di riscatto? Staremo a vedere; nel frattempo, invita l’organizzazione, “votiamo, votate, divertiamoci”.
Foto in apertura dalla pagina Facebook Abruzzo di Morris













