Otto anni senza Michele Scarponi: "C'è un prima e un dopo quel maledetto 22 aprile: per lui e tutte le altre vittime diciamo basta morti sulla strada"

Il ricordo di Marco Scarponi, fratello di Michele, che a L'AltraMontagna racconta emozioni e progetti a 8 anni di distanza dalla mattina del 22 aprile 2017, quando il campione di ciclismo perse la vita investito da un furgone

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
"La mattina del 22 aprile 2017 Michele Scarponi è stato ucciso in via dell'Industria a Filottrano. Era sulla sua bicicletta quando venne investito da un concittadino alla guida di un furgone".
Si apre così il ricordo, affidato ai social, di Marco Scarponi, fratello di Michele e segretario generale della Fondazione Michele Scarponi.
Sono passati 8 anni da quella maledetta mattina, ma certe emozioni non le scalfisce e non le attenua neanche il tempo.
"Il 22 aprile è sempre un giorno diverso dagli altri - racconta Marco a L'AltraMontagna -, perché quello di 8 anni fa rappresenta il giorno che fa da spartiacque per la vita di tutta una famiglia. C'è un prima e un dopo quel giorno. La morte di Michele ha creato un vuoto enorme nella nostra vita, un 'buco' che cerchiamo di colmare con tanti piccoli gesti, con il lavoro della Fondazione, con la volontà di continuare a ricordare Michele".
Un vuoto che si percepisce anche nel mondo del ciclismo: Michele ha perso la vita il giorno dopo aver concluso il Tour of the Alps 2017 in cui aveva ottenuto anche una bella vittoria. "La prima davanti ai suoi figli Giacomo e Tommaso", ricorda Marco.
E allora non sorprende che proprio oggi il fratello di Michele fosse alla partenza della seconda tappa del Tour of the Alps 2025 dove c'è stato un momento, particolarmente carico di commozione, in cui si è ricordata proprio "l'Aquila di Filottrano", come era soprannominato . "Erano presenti al via di Mezzolombardo anche i genitori e la famiglia di Sara Piffer, la ragazza trentina investita e uccisa da un'auto lo scorso 24 gennaio. E' stato un momento davvero intenso e per certi versi difficile".
"Il mondo del ciclismo - continua Marco - ricorda ancora con affetto Michele Scarponi perché lui ha dato tantissimo al ciclismo: non solo in termini di vittorie e di risultati, non solo per essere stato un campione vincente e affermato; ma per la persona che ha sempre dimostrato di essere, per essere stato una figura in grado di coinvolgere, accentrare, rendere 'simpatici' i ciclisti con il suo immancabile sorriso. Una personalità che ha saputo entrare nel cuore dei tifosi, dei colleghi ciclisti e di chiunque lo abbia incontrato".
A otto anni di distanza la questione della sicurezza sulle strade, in particolare per i ciclisti, resta un tema sempre attuale: "Evidentemente, in questi anni non si è fatto abbastanza: finché ci saranno tragedie come quelle che continuamente ci troviamo a dover commentare, non smetteremo di lottare per cambiare le cose. Ci sono tante associazioni, tante iniziative, qualche piccolo passo in avanti lo si è visto: ma va cambiato l'approccio, è una questione culturale. La strada oggi viene vissuta da tante persone e da tanti mezzi diversi, bisogna lavorare in termini di educazione, di comunicazione e di controlli. Sottolineo il fatto che dobbiamo farlo. E' un obbligo per noi portare avanti queste battaglie, lo dobbiamo a chi ha perso la vita in queste tragedie".
Con la Fondazione Michele Scarponi ETS, Marco porta avanti proprio la concretizzazione di queste idee: la Fondazione crea e finanzia progetti che hanno come fine l’educazione al corretto comportamento stradale, a una cultura del rispetto delle regole e dell’altro. "Lavoriamo soprattutto nelle scuole, coinvolgendo professionisti ed esperti che contribuiscano alla formazione di progetti di mobilità 'educativi'. Un lavoro che portiamo nelle classi di tutta Italia. E allo stesso tempo stiamo avviando un progetto di assistenza psicologica per i familiari delle vittime sulle strade: purtroppo so per esperienza diretta cosa vuol dire vivere quei momenti e quanto sia importante trovare un confronto e un conforto. Ultimo, ma non ultimo, la Fondazione sostiene anche lo sport: il ciclismo come scuola di vita e anche di sicurezza stradale".
Progetto che può essere sostenuto in varie modalità: "Più gente ci aiuta, più in profondità possiamo far nascere le radici del cambiamento: per sostenere la Fondazione si può donare il 5 per mille, sottoscrivere la tessera annuale diventando soci partecipanti o fare una donazione. Tutte le informazioni sono disponibili sul nostro sito".
"Michele era un padre, un marito, un figlio, un fratello, un amico, un campione di ciclismo su strada e la sua morte, come tutte le morti sulla strada, è ingiusta e prematura. E poteva essere evitata. Basta morti sulla strada".












