"Se un bambino vedendo i campioni olimpici volesse iniziare a giocare a hockey, cosa gli diremmo?". Nonostante i Giochi, Milano è da anni senza stadio né squadra. Ma c'è una speranza

Ha fatto la storia dello sport in Italia e ora ospita le squadre più forti del pianeta: dopo le Olimpiadi, nulla di tutto ciò rimarrà a Milano, che da quattro anni non ha più un posto dove giocare a hockey. Ciononostante, rimane viva una grande comunità di tifosi e appassionati, nelle ultime ore animata dalla speranza di un progetto che sembra guardare al futuro. Ne parliamo con l'organizzatore e giornalista Giorgio Prando

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
ll primo palazzo del ghiaccio in Italia è nato proprio a Milano, nel 1923. Il "Piranesi", così si chiama, esiste ancora, in viale Corsica, ma con altre funzioni. La sua pista coperta di 1800 metri quadrati è stata per oltre ottant’anni una delle più grandi al mondo. Da quello stadio nasce la storia dell’hockey in Italia, e di una delle sue protagoniste: Milano.
Per tutti gli anni Venti e Trenta, l'Hockey Club Milano dominerà il neonato campionato italiano, anche se, all’inizio degli anni Trenta, a contendere loro il titolo emergeranno squadre come il Cortina e una nuova squadra milanese: i Diavoli Rossi.
Di lì in poi la storia dell’hockey in Italia vive enormi trasformazioni, il movimento cresce ed emergono nuove realtà competitive, come le squadre altoatesine o altopianesi con Asiago. Intanto le squadre meneghine vanno incontro a progressive fusioni e divisioni.
A cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta, però, la Lombardia torna al centro del movimento hockeistico. Prima col Varese, poi con le due nuove protagoniste milanesi: l'HC Milano Saima e l'HC Devils Milano, che ripropongono nei nomi e nei colori i fasti del derby di 40 anni prima. I Milano Saima conoscono una crescita esponenziale a metà degli anni Ottanta: la squadra sale in Serie B, poi in A. Nasce la tifoseria organizzata, e la squadra cresce fino ad arrivare all'apoteosi del Forum nel 1991: 11.000 spettatori che vedono Milano vincere lo Scudetto contro il Bolzano dopo 31 anni.

Ad inizio Duemila, il ciclo dei Saima viene ripreso dai suoi eredi: i Milano Vipers, che vinsero cinque scudetti, dal 2002 al 2006. Nonostante i successi, nel 2008 cessò l’attività dei Vipers. Da allora, fino al 2022, la parabola dell’hockey milanese è stata presa sulle spalle dai Milano Rossoblu, che con alti e bassi ha comunque saputo mantenere un forte seguito popolare.
Con i Rossoblu e la pandemia di Covid-19, nel 2022, la storia viene lasciata volgere al tramonto: oggi Milano non ha una squadra né uno stadio. Eppure, in questi giorni, la città è il centro dell’Hockey globale e tutti guardano con occhi luccicanti ai loro campioni che si sfidano sui pattini.
Per le Olimpiadi Milano-Cortina 2026, erano stati costruiti due padiglioni appositi per gli sport del ghiaccio in zona Rho, pensati come provvisori, e un nuovo stadio: l’Arena Santa Giulia. Proprio questo impianto è stato al centro delle critiche per gli extracosti, stimati in 21 milioni, a carico del Comune di Milano, a cui si sono aggiunti 30 milioni dal cosiddetto decreto "Anticipi" di novembre. Pare non ci siano dubbi sul fatto che, una volta terminati i Giochi, questa struttura ritornerà nelle mani dei finanziatori privati, per farne un’arena per concerti.

Sembrerebbe allora che, terminata l’ebbrezza olimpica, non rimarrà nessuna occasione per sventolare le proprie bandiere ai tifosi meneghini. Ecco perché il 10 gennaio - lo stesso giorno dell’inaugurazione dell’Arena Santa Giulia - il popolo rossoblu si è riunito proprio lì, all’Arena: oltre tremila persone per tifare una squadra che non esiste da quattro anni.
Ne parliamo con Giorgio Prando, giornalista sportivo e appassionatissimo tifoso di hockey, tra gli organizzatori della manifestazione. Recentissimamente è uscito il suo nuovo libro Cercasi Saima disperatamente, che lui stesso descrive come "un piccolo libro di ricordi hockeistici, giusto perché ci manca la squadra e cerchiamo di farla rivedere in tutti i modi".
Milano è senza stadio e senza squadra da hockey, come si è arrivati a questo punto?
L'ultima squadra che c’era ha chiuso nel 2022, contestualmente è fallita anche la gestione dell'Agorà, che era l'ultimo stadio del ghiaccio a Milano. Da allora non c'è più nulla perché quel palazzo è chiuso ed ormai in rovina. Con le Olimpiadi hanno costruito l’Arena Santa Giulia, ma è stata fatta da un privato: i Giochi saranno l'unico momento in cui si vedrà l'hockey qui, poi sarà convertito in palazzetto per concerti. Non era questo il lascito che ci aspettavamo per lo sport del ghiaccio a Milano, si sperava che magari la seconda pista di ghiaccio olimpica, quella di Rho Fiera (Milano Rho Ice Hockey Arena) in due padiglioni provvisori, potesse rimanere per un po' alla città, in attesa che qualcuno sistemi l'Agorà. Intanto però il Presidente di Rho Fiera ha già detto che smantelleranno dopo le Olimpiadi, poi, forse, anche loro fanno uno studio di fattibilità per fare un'altra pista in quella zona.

Nei mesi scorsi si era parlato della rifunzionalizzazione del Pala Agorà. Credi sia un’ipotesi realistica?
Pare esserci un privato che ha presentato un progetto al Comune di Milano. È il gestore di una piccola pista del ghiaccio che c’è a San Donato Milanese, una piccola tensostruttura col ghiaccio, il quale avrebbe presentato il progetto, che poi per legge dovrà essere messo a gara. Questo per ristrutturare l’Agorà, che attualmente è un rudere vero e proprio. Quindi ci vorranno interventi consistenti. Verrà messo a gara e poi si vedrà, dovrà essere valutato, poi dovranno fare i lavori eccetera. Si parla del 2027, ma non è la prima volta che sentiamo queste cose: personalmente non sono ottimista, poi magari mi sbaglierò e sarei felicissimo di sbagliarmi.
Ad oggi, dunque, nonostante le Olimpiadi, non rimarrà nulla per gli sport del ghiaccio?
L'unica cosa vera è che a Milano sono quattro anni che non c'è una struttura attiva. C'è un palazzetto a Sesto, che comunque non è Comune di Milano ed è anche quello parecchio datato. C'è la pista secondaria sotto al Forum d'Assago, una pista a ghiaccio dove puoi solo allenarti, senza gli spalti e comunque ad Assago. Lì attualmente ci saranno almeno 15 squadre amatoriali che giocano. In generale è scandaloso che alla città che ha dato i natali allo sport del ghiaccio in Italia, e che ora ospita i giocatori più famosi del mondo, terminati questi Giochi rimanga senza nulla. Penso che Milano sia l'unica città al mondo che organizza un'Olimpiade e non le rimane una struttura per gli sport che si giocano a Milano alle Olimpiadi. Onestamente è un paradosso. A Torino vent'anni fa hanno costruito spazi dove fare i concerti, la Atp Finals, eccetera. Per gli sport del ghiaccio è rimasta l’Inalpi Arena: nuova, con due piste, un palazzetto perfetto. E non solo quello: altre strutture sono rimaste a Pinerolo e a Torre Pellice. È possibile che a Milano non rimanga nulla?

Come è nata l’dea di riunire i tifosi al Santa Giulia il 10 gennaio?
Io sono stato uno dei promotori, con alcuni amici, perché ho vissuto in questo ambiente da quando ero ragazzino. Semplicemente, quando è venuta fuori la notizia che avrebbero fatto questo evento di inaugurazione, abbiamo detto: "Proviamoci". Ma un po’ come scherzo al bar, tanto per dire: "Vediamo se esistiamo ancora". Certo ci eravamo tenuti in contatto, però il vero motivo di coesione era la partita, la comunità che si genera intorno a una squadra. Senza più quello non sapevamo se veramente saremmo stati ancora in grado di ritrovarci come tifoseria. Abbiamo provato. Grazie anche ai social, al passa parola, ci siamo messi a lavorare con il sito milanosiamonoi.com, che all'epoca era il titolo di raccordo, il riferimento media di Milano. La curva poi ha fatto il suo lavoro da curva: ha portato tanta gente, ha organizzato il folklore, tutto in maniera pacifica.
Com’è andata?
Eravamo pronti anche a essere in pochi, tanto cosa avevamo da perdere: non abbiamo una squadra, non abbiamo un palazzetto. Invece è stata una festa bellissima, eravamo in tantissimi. Tremila persone a tifare una squadra che non esiste più: per far presente che comunque i tifosi ci sono, una tradizione c'è, ma manca una struttura. Avere un palazzetto è la precondizione necessaria per avere una squadra. Abbiamo rifatto una serata da Saima, che è poi il nome con il quale identifichiamo la nostra squadra da trent'anni, da Popolo Rosso Blu, e va bene così: abbiamo dimostrato al mondo che esistiamo ancora. Se poi ci fosse un solo imprenditore che ha un minimo di interesse a fare qualcosa di serio, ben venga, almeno ha visto che c'è una tifoseria. Ma qui torniamo al punto di partenza: se non c'è il ghiaccio anche l'imprenditore non può fare la squadra.

Attualmente lo scenario ideale per una città come Milano, secondo Giorgio Prando, sarebbe giocare la Ice Hockey League, un campionato internazionale dove giocano il Bolzano e il Val Pusteria, le squadre più forti in Italia in questo momento. In questo caso, stima il giornalista, si parlerebbe di un budget attorno i 5 milioni a stagione. Altrimenti, continua, per fare un campionato minore come l’Italian Hockey League, le cifre si attesterebbero attorno ai 2 milioni. Queste però, per ora rimangono solo suggestioni.
Mentre chiacchieravamo, Giorgio era al Santa Giulia, a vedere le partite delle Olimpiadi. In sottofondo si sentivano le urla di tifosi da tutto il mondo, e possiamo solo immaginare cosa questo volesse dire per lui. La gioia di ospitare i Giochi, anche per un appassionato e professionista come Giorgio, non può che lasciare un senso di amarezza a chi sa che rimarrà anche una volta finiti. Quell’angoscia da primo dell’anno, in cui, finiti i festeggiamenti, non sai più da dove ricominciare. Non ci resta che fargli i migliori auguri, che questa volta possa essere davvero un nuovo inizio.
"Se Rho Fiera non ci lascia una struttura, una volta spenti i riflettori delle Olimpiadi, ho i miei dubbi che succederà qualcosa. Noi abbiamo fatto quello che potevamo fare, la manifestazione ha smosso le istituzioni, se ne sta parlando tanto, la Rai ne parlava ancora in questi giorni. Ad ogni modo, di concreto non vedo ancora nulla, e mi mordo le mani: mentre parliamo sono qui, nella mia città, a vedere i migliori giocatori del mondo. Se un bambino oggi viene allo stadio e chiede di poter giocare anche lui, che cosa gli diremmo?"
Quest'ultima domanda, a poche ore dall'intervista a Giorgio Prando, sembra trovare risposta nelle dichiarazioni di Andrea Gios, presidente della Federazione Italiana Sport del Ghiaccio e di Giuseppe Sala, sindaco di Milano. Per quanto riguarda la struttura, il sindaco sembra inserirsi nel solco della proposta dei tifosi: tenere ovvero in vita l'impianto di Rho Fiera durante una fase transitoria, nell'attesa che venga realizzato un nuovo palazzetto. A proposito della squadra, invece, il presidente della Fisg segnala l'interesse di una cordata di imprenditori nordamericani interessati a creare una squadra per il capoluogo lombardo. Il progetto è ancora più ambizioso: l'intenzione sarebbe quella di iscrivere la squadra all'Ice Hockey League per la prossima stagione. Se così fosse, la nuova società dovrebbe confermare l'iscrizione entro il 15 marzo.
Fotografia in apertura da Facebook: "Curva del Milano"











