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Storia | 07 dicembre 2025 | 12:00

Dei contadini erano certi di aver visto una colonna di fumo "rosseggiante" uscire da una cima dell'Aspromonte: il vulcano dell'Appennino calabro e una fake news di fine Ottocento

"Ier sera ore 18:50 fu avvertito rombo enorme, mugghiante accompagnato vivo bagliore. Contadini riferiscono apertura cratere Montalto eruttante colonna fumo rosseggiante". Centotrent’anni fa, le fake news via telegrafo: là dove il catastrofico terremoto del novembre 1894 mieté vittime ed abitati, la storia di un cratere apertosi su una montagna trovò terreno fertile per radicarsi fino in Prefettura. A raccogliere queste testimonianze è Alfonso Picone Chiodo, titolare della pagina "L’AltroAspromonte"

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Festival AltraMontagna

Coloro che imputano l’attuale fenomeno delle "fake news" alla comunicazione via social, dovranno ricredersi di fronte a un caso che ci riporta oltre cento anni fa, sulle pendici montuose dell’Aspromonte. Le bugie, o le non-verità, allora passavano via telegrafo, e - si direbbe - con sorprendente agilità. Addirittura, una di queste arrivò fino a una delle più alte cime della Calabria, trasformandola in un cratere vulcanico.

 

Erano tempi in cui, l’analfabetismo dilagava in tutta la penisola, con particolare concentrazione nelle zone periferiche del Meridione. A questo, si aggiunga poi l’evento catastrofico che colpì la comunità locale solo un paio di mesi prima, gettandola nel terrore e nella confusione. Una miscela perfetta per il radicarsi di fantasie superstiziose.

 

Nel tardo pomeriggio del 16 novembre 1894, un forte terremoto colpì tutto il settore meridionale della Calabria e la parte nord-orientale della Sicilia. I maggiori effetti si ebbero in un’area di circa 80 chilometri quadrati, compresa tra le pendici settentrionali dell’Aspromonte e la costa tirrenica. L’evento sismico causò morti e distruzioni in oltre venti centri abitati in provincia di Reggio Calabria, con epicentro a Palmi.

Il sisma, si racconta, sembra fu anticipato da una serie di avvenimenti di carattere mistico. Da un paio di settimane, proprio la statua della Madonna di Palmi aveva manifestato - agli occhi degli abitanti - una serie di mutamenti espressivi del volto, dapprima più sottili, e via via sempre più marcati fino al giorno del terremoto.

 

Dopo le prime scosse, quel 16 novembre gli abitanti di Palmi scesero tutti in strada per una processione improvvisata, portando a spalla la statua per il paese. Quando la scossa più forte colpì la città, gli abitanti, già fuori per le strade, si salvarono quasi tutti (furono soltanto otto le vittime). Si disse, allora, che fu per merito della protezione della Vergine. Il miracolo fu così riconosciuto dalla Chiesa, e tutt’oggi viene celebrato con una commemorazione partecipata della processione ogni 16 di novembre.

Tutt’attorno, però, rimanevano macerie e desolazione. Il terremoto aveva mietuto quasi cento vittime nella zona e l’ondata sismica continuo tuttavia a far sentire i suoi effetti, con scosse di minore entità che proseguirono a lungo nei mesi seguenti. Così, i sopravvissuti rimanevano in balia dell’angoscia e della disperazione.

 

Proprio in questo clima di paura mista a suggestione collettiva, si colloca una vicenda che ha dell’assurdo e che possiamo considerare una vera e propria fake news d’altri tempi. Dall’Archivio di Stato di Reggio Calabria, emerge una corrispondenza rivolta al Prefetto di Reggio Calabria il 24 gennaio del 1895, da un certo signor Greco da Sant’Eufemia.

 

"Contadini, reduci monti, esterrefatti riferiscono apertura cratere Montalto eruttante colonna fumo rosseggiante. Procederemo ispezione, riferirovvi. Avvisate Comitato".

 

Il Montalto è la vetta più alta dell’Aspromonte, con un’altitudine di 1955 metri. Sulla cima si trova una statua del Redentore in bronzo, posizionata nel 1901 (salvo essere due volte distrutta dai fulmini e ricostruita). Eppure, solo pochi anni prima dei contadini erano certi di aver visto una colonna di fumo uscire da una fenditura sulla sommità, e temevano che su di esso si fosse aperto un cratere di natura vulcanica. La notizia, in tempi di così grande allerta, ebbe immediata risonanza.

L’indomani, Michele Fimmanò, Regio Commissario per la gestione dell’emergenza terremoto, sempre da Sant’Eufemia, telegrafa al Prefetto per aggiungere particolari alla segnalazione.

 

"Seppi stamane via Delianuova che tre contadini colà arrivati narravano delle cime di monti prospettanti Montalto aver osservato che dalla sommità di esso monte veniva fuori un enorme colonna fumo rosseggiante simile ad un pino piegantesi a terra col vento, e che poi si raddrizzava. I tre contadini tornavano Delianuova esterrefatti. Non le ho telegrafato perché fenomeno fumo simile ad un pino, forma osservata Plinio anno 79 Cristo, Vesuvio, mi ha sorpreso ed ho disposto esplorazione domani facendola intesa risultati".

 

La notizia si arricchisce così di precedenti storico-naturalistici, per quanto remoti, prendendo sempre più corpo e concretezza. Nel frattempo, la paura si diffonde tra la popolazione. Non resta che mandare qualcuno a verificare.

 

Il terzo e ultimo telegramma del Regio Commissario, il 26 gennaio, riporta proprio il responso degli incaricati. Anche questa volta, però, lascia spazio all’interpretazione.

 

"Esploratori mandati osservare Montalto ritornano senza essersi potuti avvicinare immensa quantità neve caduta. Da Delianova mi arrivano notizie che luoghi presso Montalto da più tempo osservavansi fenditure del suolo in senso trasversale, rispetto al corso di fiumi e che in quella località vi furono sempre scoscendimenti e frane. I rombi che spesso si avvertono pare procedano dal Montalto, e ier sera ore 18,50 fu avvertito rombo enorme, mugghiante accompagnato vivo bagliore. A saper cosa occorre tempo sereno e che neve dacciata (ndr "ghiacciata") permetta potervisi avvicinare."

Le condizioni non permettevano l’avvicinamento, e quella "colonna di fumo rosseggiante" e il "rombo enorme, mugghiante accompagnato vivo bagliore" parvero cadere nel dimenticatoio. Come spesso accade per le fake news, se ne vanno così come sono arrivate, scomparendo nel nulla e allontanandosi dalla coscienza comune (salvo poi, talvolta, ritornare alla mente di qualche nostalgico dalla buona memoria). Non sapremo mai, dunque, che cosa ne fu di questo sospetto, di certo si sa solo che sei anni dopo, su quello stesso monte, fu piazzata la famosa statua senza particolari complicazioni geologiche.

 

A raccogliere le testimonianze relative a questo episodio è stato Alfonso Picone Chiodo, nato in Aspromonte, ex-guida escursionistica e socio fondatore dell’Associazione Italiana Guide Ambientali (Aigae). Negli anni contribuì anche alla realizzazione del tratto aspromontano del Sentiero Italia, uno dei primi segnati nel Meridione. Agronomo e ricercatore di professione, oggi dedica il suo tempo libero alla divulgazione tramite pubblicazioni cartacee e la pagina L’AltroAspromonte. In questo modo, vuole offrire strumenti di conoscenza e valorizzare una montagna spesso fraintesa, anche a causa dello stigma della criminalità, mostrando come l’escursionismo possa diventare anche occasione di occupazione, sviluppo e conoscenza del territorio.

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