"La raccolta degli errori che un gruppo partigiano deve evitare". Sul Monte San Martino, una delle prime battaglie della Resistenza al nazifascismo: "Abbiamo preso le armi per la libertà di tutti"
Appena dopo l'8 settembre e il seguente sgretolamento dei reparti dell’esercito, un colonnello dei bersaglieri che prestava servizio a Porto Valtravaglia decise, come tanti altri soldati, di opporsi all’occupazione delle truppe naziste. Era Carlo Croce. Animato da sentimenti dalle sfumature risorgimentali, adottò il nome di battaglia "Giustizia" e organizzò alcuni giovani soldati nel gruppo "Cinque Giornate". A loro, nei due mesi successivi, si unirono operai, fuggitivi, volontari, fino ad arrivare a un gruppo di oltre centocinquanta uomini

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Era un grigio giorno d’autunno di un paio d’anni fa quando mi decisi a fare il “giro dei tre Santi”, un anello sulle Prealpi varesine nel cuore della Valcuvia. Questo gruppo di Prealpi lombarde è ricco di itinerari naturalistici e culturali interessanti: si va dal gruppo del Monte Lema, a quello centrale del massiccio del Campo dei Fiori, fino a quello del Piambello e più ad est al massiccio del Monte San Giorgio-Orsa-Pravello.
I passi quindi procedevano felici in un’atmosfera ideale tra il suggestivo paese “dei pittori”, Arcumeggia, coi muri delle sue case ricoperti di affreschi, proseguendo tra boschi misti di faggio e castagno, resti di alpeggi abbandonati e la vista di qualche muflone.
Una delle tappe dell’anello è il Monte San Martino, con l’omonima chiesetta in cima che offre la vista su Luino e i paesi circostanti, fino alla vicina Svizzera. L’Alto Varesotto è terra di confine, da sempre quindi terra di scambio, opportunità, difficoltà e storie da raccontare nei secoli.

Ed è proprio qui, in cima a questo monte che supera di poco i mille metri, che si è svolta una delle prime battaglie della Resistenza italiana al nazifascismo.
Appena sotto la piccola chiesa si erge un monumento con una cappella al cui interno sono ricordati i partigiani caduti. Lo scontro è in effetti avvenuto tra il 13 e il 15 novembre 1943, ma occorre fare un passo indietro. Appena dopo il tragico 8 settembre e il seguente sgretolamento dei reparti dell’esercito, un colonnello dei bersaglieri che prestava servizio a Porto Valtravaglia decise, come tanti altri soldati, di opporsi all’occupazione delle truppe naziste. Era Carlo Croce. Animato da sentimenti dalle sfumature risorgimentali, adottò il nome di battaglia “Giustizia” e organizzò alcuni giovani soldati nel gruppo “Cinque Giornate”. A loro, nei due mesi successivi, si unirono operai, fuggitivi, volontari, fino ad arrivare a un gruppo di oltre centocinquanta uomini.

L’obiettivo ambizioso era quello di presidiare il Monte San Martino e i suoi accessi presso i paesi alle sue pendici al fine di renderlo una fortezza e una base per una più ampia lotta. Il gruppo fu aiutato da alcuni civili e anche dai parroci.
Vennero sfruttate le fortificazioni e le caserme della Linea Cadorna (Frontiera Nord), costruita in occasione della Prima guerra mondiale per paura di un attacco da nord da parte delle forze militari austriache.
Gli ideali di Croce e dei suoi uomini erano di altissimo valore morale e coraggio, e porranno le basi per tutta la lotta partigiana, che si sviluppò in seguito in altre zone alpine e prealpine.
Come scrive Giorgio Bocca, però, la battaglia del San Martino fu anche “la raccolta degli errori che un gruppo partigiano deve evitare: l’attesismo armato, la guerra di posizione, la concentrazione in breve spazio”. A nulla valsero le richieste del Comitato di Liberazione Nazionale di Varese di adottare un’altra strategia. Il 13 novembre le truppe tedesche cominciarono a rastrellare la popolazione civile e nei giorni successivi la Luftwaffe utilizzò anche l’aviazione per bombardare la montagna. I nazisti accerchiarono letteralmente i partigiani, molti dei quali vennero torturati e infine fucilati.
Al termine della brutale rappresaglia e dello scontro i partigiani caduti furono trentotto, Croce insieme ad alcuni feriti riuscirono a passare il confine svizzero e a salvarsi. Il colonnello successivamente riprese l’attività partigiana in Valtellina, dove venne catturato e torturato.
La Resistenza a Varese proseguì in altri modi e con diverse forme, ma sul San Martino terminò presto. Resta però la scritta presso il monumento ai caduti: “Abbiamo preso le armi per la libertà di tutti”.














