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Storia | 27 gennaio 2025 | 18:00

Nel paese di appena 15 famiglie trovarono rifugio 38 ebrei: una storia che ha tra i protagonisti un albergatore "afascista"

Oggi a ricordare quella vicenda è una targa: "L'amministrazione comunale di Montecopiolo alla Comunità di Pugliano che con grande coraggio non esitò a proteggere la vita di 38 ebrei, a rischio della propria"

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
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Il Giorno della Memoria, istituito per ricordare l'anniversario della liberazione del campo di sterminio di Auschwitz, ha un senso se qualcuno fa lo sforzo di celebrarne la "memoria viva". Tra chi ha questo obiettivo c'è senz'altro Marco Martini, laurea in Storia e guida ambientale ed escursionistica nel territorio del Montefeltro, che da alcuni anni alla vigilia del 27 gennaio accompagna un gruppo di camminatori a scoprire la storia degli ebrei nascosti (e salvati) dagli abitanti del piccolo paese di Pugliano Vecchio, un gruppo di case abitate da una dozzina di famiglie a quasi 800 metri sul livello del mare.

 

Pugliano è una località dell'alta valle del fiume Valmarecchia e si trova nel territorio del comune di Montecopiolo: oggi è in provincia di Rimini, ma negli anni Quaranta, durante la Seconda Guerra Mondiale, faceva parte del territorio marchigiano, a ridosso della Linea Gotica.

Poco prima del grande piazzale dove ogni anno si celebra la Fiera di Pugliano, una manifestazione contadina che si tiene nel mese di settembre, nata come momento dedicato allo scambio del bestiame, c'è Villa Labor: è un edificio in stile liberty, dove oggi si celebrano matrimoni. Ci sono passato davanti decine di volte, ma è solo ascoltando Marco Martini (nella foto è accanto a uno dei bambini di Pugliano Vecchio che giocavano con i coetanei ebrei, oggi anziano) che ho saputo che l'ex Villa Battelli (dal nome del suo proprietario d’origine, Angelo Battelli, insigne scienziato), che venne ultimata nel 1906 dall’architetto Sacconi, autore del grandioso monumento a Vittorio Emanuele II di Roma (l'Altare della Patria), è stato nel 1944 il primo rifugio di un gruppo composito di ebrei, la maggior parte dei quali arrivati in Italia da Zagabria, una famiglia allargata composta da sedici persone più altri individui che si erano aggiunti e si muovevano con loro dopo aver condiviso l'esperienza del campo di internamento di Asolo (TV): dopo aver trovato rifugio in varie località della costa e dell'entroterra romagnolo, queste persone furono costretti a riparare in montagna, a causa delle manovre difensive delle truppe tedesche che rendevano molto complesso trovare strutture adeguate.

 

La vicenda ha inizialmente per protagonisti un albergatore di Bellaria, Ezio Giorgetti, una persona "che non è antifascista, ma afascista, di tradizione socialista" e Osmar Carugno, un Carabinieri che accetta di proteggere la famiglia di sfollati. Con loro, agiscono in tanti, per garantire ai croati nuovi documenti d'identità, nuovi nomi che consentano loro di muoversi con maggior sicurezza all'interno dell'Italia, mentre è in corso la guerra partigiana, gli Alleati avanzano del Meridione e i tedeschi si attestano lungo la linea Gotica, che passava a pochi chilometri da Pugliano.

 

Figura centrale è anche un macellaio romagnolo, tale Filippini, che frequentando Pugliano per i suoi commerci aveva inteso appunto che era possibile affittare la proprietà della villa, dove gli ebrei si trasferiscono per alcuni mesi. Finché la stessa non viene occupata dai tedeschi. A quel punto, le famiglie ebree sono accolte in modo diffuso nelle case delle famiglie di Pugliano Vecchia, grazie al sostegno di Giuseppe Gabrielli, gestore dello spaccio del paese, a pochi metri dalla piazzetta di fronte alla Chiesa. A Pugliano Vecchio vivono 15 famiglie, circa 90 persone, e "ognuna dà uno spazio a una famiglia di ebrei", che avevano imparato a conoscere perché frequentavano lo spaccio nei mesi in cui avevano vissuto nella vicina Villa Battelli. Oggi a ricordare quella vicenda è una targa, sul muro di quello che era lo spaccio: "L'amministrazione comunale di Montecopiolo alla Comunità di Pugliano che con grande coraggio non esitò a proteggere la vita di 38 ebrei, a rischio della propria".

 

Commosso, alla fine dell'itinerario, Marco Martini ha letto un passaggio dal libro di Emilio Drudi, "Un cammino lungo un anno", che racconta la storia degli ebrei salvati da Giorgetti, il primo italiano riconosciuto come Giusto tra le Nazioni, il 16 giugno del 1964. É un passo dalla lettera inviata dallo stesso Giorgetti e indirizzata al capofamiglia ebreo: "Semplicemente vi dico, per me siete le persone più care che mai abbia conosciuto: ancora una volta vi prometto che farò per voi tutto che per altri non avrei fatto e farei". Un messaggio empatico, radicale e commovente nella sua forza. "Vi ho raccontato una storia locale ma universale" ha detto Marco Martini il 25 gennaio 2025 a un gruppo di circa 30 persone, "che spiega la presa di coscienza dell'importanza di proteggere queste persone in fuga. Vi ho parlato di Romagna e Montefeltro e degli anni Quaranta, ma questo stesso messaggio può calarsi nell'oggi, di fronte a guerre e ostilità che provano ad annullare l’alterità, riconoscendo l'importanza e il ruolo di chi sceglie di proteggerla".

La targa di Pugliano Vecchio

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