Qual è stato l’apporto degli alpini alla Resistenza nelle aree montane? "Alcuni di loro si impegnarono a dare voce ai dimenticati di sempre"

Un convegno nazionale nell'ultimo comune della Valle del Bût: si intitola "Gli alpini nella resistenza (1943 – 1945). Casi e prospettive di studio delle Alpi italiane" e si terrà il 13 settembre, nell'ambito della Festa delle Resistenze. Per introdurre l’argomento ci sarà Marco Revelli, presidente della Fondazione Nuto Revelli. L'incontro, moderato Monica Emmanuelli, prevede gli interventi di Andrea Zannini, Diego Cason, Francesco Tessarolo, Enrico Pagano, Alessandro Celi e Filippo Masina

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La Festa delle Resistenze è giunta alla tredicesima edizione e, come sempre, si propone come un'occasione di approfondimento storico relativo ai temi della contemporaneità ma anche di riflessione sulla montagna, sulle politiche montane .
"Negli anni abbiamo proposto convegni dedicati a tematiche quali la cooperazione, il futuro della scuola, la legalità", esordisce Denis Baron, storico, membro dell’associazione Giorgio Ferigo. "Uno degli obiettivi principali del festival è di ricostruire degli spazi che abbiano la capacità di creare momenti di riflessione di qualità - aggiunge -. Un impegno non da poco, anche perché proporre dei convegni nazionali a Paluzza, l’ultimo comune della Valle del Bût prima dell’ Austria, con ospiti di livello e idee coinvolgenti, non è proprio facile. Cerchiamo sempre temi nuovi o poco sondati, come quello di quest'anno: gli alpini nella Resistenza", spiega.
Si tratta di un tema fondamentale, mai affrontato in modo così ampio, perché l’apporto degli alpini alla Resistenza è stato determinante in tutte le aree montane italiane e non solo nell'arco alpino. "Sì, è un contributo importante per l’apertura di un filone di ricerca che affronti il tema in maniera chiara esplicita e non di rimando", conferma Baron. "E poi c'è anche uno stimolo di approfondimento che nasce dalla compagine sociale dell'Anpi, soprattutto perché alcuni dei soci sentivano nell'opinione pubblica il retrocedere dell’importanza del contributo degli alpini alla Resistenza, che in realtà è stato fondamentale".
Quindi c'è una duplice necessità: un approfondimento storico di ricerca e un’ esigenza di rimarcare una tematica che diamo per scontata e che, in realtà, nell'opinione pubblica oggi è retrocessa.
"Un tema interessante che permette anche di fare una riflessione e un confronto tra le figure di alpini protagonisti della Resistenza, nelle varie regioni. I ricercatori sono rimasti sorpresi dal ritrovare così tante affinità e così tante possibilità di comparazione tra esperienze davvero importanti, ad esempio tra Émile Chanoux in Valle d’Aosta e Romano Marchetti dall'altro capo delle Alpi, in Friuli. Proponevano un federalismo inclusivo, profondamente antifascista, parlavano di Europa con una visione molto moderna. Ed è incredibile pensare che si tratta di due figure che non si erano mai incontrate, mai conosciute e che avevano anche percorsi di vita completamente diversi. La similitudine poi si ripropone in personaggi come Mario Candotti, alpino in Albania, Grecia e Russia e poi comandate partigiano in Carnia, e Nuto Revelli, ufficiale degli alpini in Russia e protagonista della Resistenza nel Cuneese. Entrambi si impegnarono, poi, per dare voce ai dimenticati di sempre: i soldati, i reduci, i contadini delle campagne più povere", spiega Baron.
Queste similitudini accomunano i percorsi di molti alpini protagonisti della Resistenza nelle vallate alpine. Per introdurre l’argomento ci sarà Marco Revelli, presidente della Fondazione Nuto Revelli. Il programma prevede poi gli interventi degli storici Andrea Zannini, Diego Cason, Francesco Tessarolo, Enrico Pagano, Alessandro Celi, Filippo Masina. Modererà l’incontro Monica Emmanuelli.
Oltre al convegno, in programma sabato 13 settembre, dalle 15 alle 18.30 alla galleria d’arte moderna De Cillia, di Treppo Ligosullo (UD), la Festa delle Resistenze ha già proposto un pre-convegno, il 5 settembre, dedicato a "I sentieri della memoria. Percorsi inediti tra le carte di Mario Candotti Barbatoni" con Roberta Corbellini, curatrice del riordino e dell’ inventariazione dell’archivio personale Mario Candotti.
Sabato 13, poi, dopo il convegno, presso l’ex caserma Plotzer Mentil di Paluzza ci saranno musica e l’opportunità di cenare insieme. Domenica saranno proposti laboratori creativi per i bambini, un pranzo partigiano e un pomeriggio in musica. Qui il programma completo.














