"Salvato dai partigiani, ucciso come partigiano dai soldati tedeschi". Piloti in fuga dai nazifascisti: storia di due equipaggi statunitensi abbattuti nel dicembre 1944

Il 10 dicembre 1944 sue bombardieri americani B25 precipitarono fra le valli dell’Agno e del Chiampo. I partigiani si attivarono subito per recuperare i superstiti degli equipaggi, braccati dai nazifascisti. Un'operazione che unì la Resistenza, le missioni alleate presenti nel Veneto e la popolazione civile

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Domenica 10 dicembre 1944. Sulle valli dell’Agno e del Chiampo è ormai giunto l’inverno, uno dei più freddi e nevosi del secolo. Pochi coloro che si avventurano per le strade, per il clima ma, ancor più, per paura dei nazifascisti. Nei mesi estivi e autunnali le valli dell’ovest vicentino sono infatti state sconvolte da una ferocia senza precedenti: rastrellamenti, rappresaglie, eccidi, esecuzioni sommarie. La Resistenza è stata messa a dura prova, ma ha tenuto. Con essa, nonostante sia ormai allo stremo, resiste la popolazione civile.
Intorno alle 11:00 un rombo scuote il silenzio delle valli. È un rumore che la gente ha imparato a conoscere: non passa giorno senza che stormi di bombardieri oscurino il cielo diretti verso nord. Oggi invece il rumore è più vicino. Proviene da Dolcè, in val Lagarina, ultimo comune veronese prima dell’Alpenvorland, regione che i tedeschi hanno annesso un anno prima al Reich.

Sono ventidue B-25 Mitchell, bombardieri medi dell’aviazione statunitense, a provocare quel rombo. Decollati da Ghisonaccia, in Corsica, hanno come obiettivo la linea ferroviaria del Brennero, principale arteria di rifornimento dell’esercito tedesco in Italia. È, pertanto, un bersaglio pericoloso, a causa delle numerose batterie contraeree che lo difendono.
Pietro Castagna è un abitante di Marana, frazione del Comune di Crespadoro, sulla dorsale Agno-Chiampo. Sente i boati in lontananza. Poco dopo, alzando gli occhi al cielo, scorge in direzione di Campofontana due aerei colpiti dalla contraerea. Uno di essi emette fumo e fiamme. Vede anche dei paracadute che si aprono, poi segue lo schianto degli apparecchi: il primo vicino alla frazione di Campanella, nel comune di Altissimo, il secondo non lontano dalla contrada Righi di Fongara.
"Donna Marie II" e "El Lobo III": questi i nomi dei due apparecchi. Il primo, al comando del tenente Lee A. McAllister, appartiene al 428° Squadron, il secondo, guidato dal tenente William B. Berry, è inquadrato nel 380° Squadron. Entrambi gli ufficiali hanno al loro comando cinque uomini di equipaggio.
Sul "Donna Marie II" tutti riescono a lanciarsi col paracadute mentre sul secondo apparecchio solo quattro membri ce la fanno. I corpi dell’operatore radio James Noaker e del mitragliere di coda Ernest Young, uccisi dalla contraerea, saranno recuperati dai tedeschi fra i rottami del velivolo.
Da quando si lanciano col paracadute, gli aviatori americani conoscono sorti diverse. Cinque uomini del "Donna Marie II" toccano terra in territorio veronese: alcuni cadono subito prigionieri, altri, soccorsi dalla popolazione, vengono arrestati in seguito dalle numerose pattuglie sguinzagliate sulle loro tracce. Scampa all’arresto il tenente McAllister che, lanciatosi per ultimo, tocca terra nel comune vicentino di Crespadoro e viene soccorso da una pattuglia partigiana della brigata "Stella", che lo nasconde in una casa amica.
Dei quattro membri superstiti di "El Lobo III" uno si consegna ai tedeschi mentre gli altri – l’aspirante ufficiale William C. Hunt, il sottotenente Philip W. Newhouse e il tenente Berry – riescono a sfuggire alla cattura e raggiungono i partigiani della "Stella". Prima Berry e in seguito anche Hunt e Newhouse vengono sistemati in contrada Caile di Recoaro, in un rifugio segreto ricavato sotto la casa di Maria Benetti. Ai Caile incontrano il capitano John Orr-Ewing "Dardo", membro della missione inglese "Ruina-Fluvius", giunto in alta valle dell’Agno con il compito di tenere sotto osservazione il comando tedesco del feldmaresciallo Kesselring.

Orr-Ewing si dà subito da fare per organizzare il trasferimento dei tre ufficiali: il tenente Berry vorrebbe infatti raggiungere la Jugoslavia, dove la Resistenza può contare su campi di atterraggio per evacuare i piloti abbattuti. I tre devono dividersi: Berry e Newhouse partono la notte fra il 13 e il 14 dicembre, Hunt qualche giorno dopo, non prima di essere scampati all’incendio della casa appiccato dai fascisti, giunti sul luogo guidati da una spia. I tre si salvano perché l’incendio non danneggia il rifugio sotterraneo, di cui i brigatisti non si accorgono.
Le strade dei tre si divideranno ancora: l’aspirante Hunt decide di puntare verso la Svizzera; gli altri due proseguono seguendo il piano originario, raggiungono il Grappa e da qui, sempre accompagnati da partigiani locali, proseguono fino a giungere, la sera del 24 dicembre, a Sant’Antonio Tortal, nel Bellunese. Nelle settimane successive abbandoneranno il proposito iniziale rimanendo fra il Cansiglio e il Friuli, collaborando con la Resistenza fino alla fine della guerra.
E il tenente Lee A. McAllister? Ospitato a prezzo di gravi rischi dalla famiglia Cavaliere a Molino di Altissimo, si rimette dalle ferite. La sera del 29 dicembre, scortato dai partigiani Giuseppe Cavaliere "Amleto" e Alfredo Rigodanzo "Catone", parte per il rifugio in contrada Caile, che i tre raggiungono nella notte del primo gennaio 1945, convinti di trovare Orr-Ewing. Invece non trovano nessuno: l’ufficiale e i partigiani hanno dovuto spostarsi a causa di un’incursione nazifascista nella vicina contrada Benetti.

Mentre "Amleto" è colto da un attacco di febbre, "Catone" stabilisce di recarsi da solo sull’altro versante della valle, dove presume di trovare la missione inglese e i partigiani. Li trova in effetti, quindi torna indietro a prendere gli altri. Di fronte al rischio di finire catturati è costretto ad attraversare per la terza volta, in pieno giorno, il torrente Agno. Una scelta che sarà fatale per l’ufficiale americano. Mentre tentando di attraversare l’Agno in località Facchini, i tre incrociano infatti una pattuglia tedesca. Ne nasce una sparatoria: McAllister, rimasto indietro, si consegna ai militari germanici.
L’ufficiale è portato nelle carceri di Valdagno, dove trascorre otto giorni durante i quali viene torturato. Infine, alle 14:30 del 9 gennaio 1945 è prelevato da due militari della polizia tedesca, caricato in macchina e portato sul posto della cattura, dove è freddato con due colpi alla nuca. Il suo corpo, sepolto nel cimitero di Recoaro, sarà riportato negli Stati Uniti nell’aprile 1949.
Vicino al luogo dell’esecuzione il 25 aprile 2001 una lapide è stata posta dal Comune di Recoaro: "In ricordo di Lee Anthony Mc Allister, 1920-1945, tenente pilota statunitense […], salvato dai partigiani della brigata 'Stella' il 10 dicembre 1944, ucciso come partigiano dai soldati tedeschi il 9 gennaio 1945".













