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Storia | 05 aprile 2025 | 06:00

Temendo di non resistere alle torture naziste si tagliò il polso con una lametta. "Decise di morire per non fare del male agli altri". Attilio Tissi: una vita di ascese alpinistiche e morali

"Il sangue delle vene si coagula e lui supera l'emorragia e la disperazione". Dopo un mese di detenzione e di torture, i partigiani riuscirono a liberarlo, salvandolo appena in tempo dalla condanna a morte. "Il 19 maggio 1945 Attilio Tissi presiede la prima riunione della Deputazione provinciale di Belluno. Lui è libero e la città è liberata, in pochi mesi il mondo è stato rivoltato dal vento della liberà"

scritto da Pietro Lacasella
Festival AltraMontagna

Attilio Tissi nacque nel 1900 a Vallada Agordina e fu uno dei più abili alpinisti del periodo compreso fra le due guerre. Le sue abilità di scalatore non erano il risultato di un meticoloso lavoro di educazione fisica. Tissi incarna pienamente il concetto di "talento": fin dai primi movimenti verticali dimostrò doti eccezionali, frutto di un’innata eleganza nei movimenti e di un coraggio fuori dal comune. 

Gian Piero Motti lo ritrae ne La storia dell'alpinismo con parole indelebili:

 

"Attilio Tissi è certamente uno dei più grandi arrampicatori di ogni epoca, una vera e propria forza della natura, un uomo che sembrava nato per arrampicare; si dice che il giovane Tissi amasse di più trascorrere le giornate al caffè di Agordo oppure correre dietro alle gonnelle, piuttosto che faticare su per i gradoni. E si narra che iniziò ad arrampicare quasi per scommessa, perché toccato sul vivo da alcune battute sarcastiche di altri amici bellunesi che invece si spacciavano per 'alpinisti'. E si dice anche che fin dal primo momento che egli posò le mani sulla roccia, tutti capirono che ci si trovava di fronte ad una specie di fenomeno, che arrampicava con estrema naturalezza e senza alcuno sforzo apparente".

 

Era cultore dell’arrampicata libera, e, motivato dall’incontro con il “profeta” Domenico Rudatis, salì in questo stile linee di uno spessore tecnico notevole per l’epoca. Tra le varie prime ascese bisogna ricordare quella del 1933, sulla Torre Venezia - in parte cancellata dalla recente frana -, definita da Motti "un vero e proprio capolavoro dell’arrampicata libera". 

 

Antifascista, nel 1943 Tissi decise di aderire alla resistenza. Riuscendo a trasferire le abilità e il carisma dimostrati in montagna sul terreno ben più ostico della lotta al nazifascismo, diventò rapidamente una figura di riferimento. 

Il 7 novembre 1944 fu arrestato dalla milizia tedesca. Dopo un mese di detenzione e di torture, i partigiani riuscirono a liberarlo, salvandolo appena in tempo dalla condanna a morte. Enrico Camanni ricorda in Alpi Ribelli quell'episodio:

 

"I nazisti l'avevano fermato, catturato e rinchiuso nella cella numero cinque della gendarmeria di Belluno, in attesa dell'interrogatorio. Voleva dire tortura, e Tissi lo sapeva. Aveva condiviso da suo loculo le urla orrende dei torturati, le loro suppliche, le confessioni.

Prima dell'interrogatorio un informatore gli rivela le ammissioni dei detenuti, così Attilio, quando viene il suo turno, si limita a svelare i segreti che gli aguzzini conoscono già. Il trucco non funziona, gli aguzzini insistono e con la macchina elettrica si fanno insopportabili.

 

A Tissi sorse il dubbio di non poter resistere più a lungo - scrive Nello Ronchi -; riportato in cella dopo una interminabile 'seduta', stremato e sanguinante, irriconoscibile in volto... usò una lametta da barba che al momento dell'arresto aveva con sé e che aveva nascosto in un'asse della porta della cella, sottraendola alla perquisizione, e si tagliò le vene di un polso.

Decise di morire per non fare del male agli altri, per salvare la resistenza.

 

Per fortuna Tissi è un uomo forte e forse non vuole morire veramente. Sa bene di essere più utile da vivo. Il sangue delle vene si coagula e lui supera l'emorragia e la disperazione. I tedeschi lo considerano un prigioniero importante e forse tramano di farne un buon affare: trofeo, ricatto, oggetto di scambio. Lo curano quel che basta e gli danno da mangiare. Sopravvive a tutto novembre, poi la situazione precipita.

Nei primi giorni di dicembre circola la notizia che i nazisti hanno deciso di giustiziare il 'patriota' Tissi. Non c'è più tempo. Nella notte tra il 5 e il 6 dicembre 1944, la notte di San Nicolò, i partigiani approntano un'azione da commando e riescono a liberarlo con la complicità di un poliziotto infiltrato. Racconta Ugo Praloran:

 

Tissi ci guardò quando entrammo, con evidente preoccupazione; gli dissi che facesse in fretta a seguirci, che non c'era tempo da perdere, e mi accertai che fosse proprio lui e non avessi sbagliato cella. Mi chiese, non ricordo con precisione se 'cosa volevamo fargli' o 'dove volevamo portarlo'. Ci aveva scambiati per due sbirri! Gli dissi che eravamo patrioti, che lo liberavamo, ma che facesse presto. In quattro salti, con le scarpe in mano e il cappotto per traverso, fu con noi in cortile.

 

Il 19 maggio 1945 Attilio Tissi presiede la prima riunione della Deputazione provinciale di Belluno. Lui è libero e la città è liberata, in pochi mesi il mondo è stato rivoltato dal vento della liberà".

 

Dopo una vita caratterizzata da ardue ascese, prima alpinistiche e poi morali, Tissi perse la vita davanti alla moglie scendendo dalla Torre di Lavaredo, nel 1959. 

 

"Nel 1963 - scrive ancora Camanni - gli dedicano un rifugio al Col Reàn, il posto più bello del mondo, proprio in faccia alla parete nord ovest del Monte Civetta".

 

 

Articolo a cura di Pietro Lacasella

la rubrica
Liberazione 80: storie di montagna

"Liberazione80: storie di montagna" è una rassegna multidisciplinare che ripercorre, nell'anniversario della liberazione dal nazi-fascismo, la Resistenza veneta ed italiana. Viste le complessità geopolitiche e la rinascita dei totalitarismi che segnano questo periodo storico, legare la lotta della Liberazione a un movimento vivo può ispirare le lotte per la libertà e la giustizia anche nel presente

 

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