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Storia | 14 aprile 2025 | 18:00

Trasportò segretamente una valigetta che conteneva 18 milioni di lire. Così, sino al termine della guerra, fu braccata senza sosta dai nazifascisti

Scomparsa lo scorso 7 marzo, Teresa Peghin è stata una protagonista della Resistenza nell’ovest vicentino. Fra le tante missioni compiute, spicca quella dei primi di settembre 1944, quando fu mandata a Padova con una misteriosa valigia. "Sentivo di aiutare persone che avevano bisogno. L’ho fatto con entusiasmo"

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Padova, giovedì 7 settembre 1944. La ragazza procede spedita attraverso le vie del centro, nonostante il peso della valigia che porta con sé. Il viaggio in treno è andato bene, nessun controllo, nessun intoppo; ma non bisogna abbassare la guardia. Sa che basta un niente per tradirsi. E così è meglio tenere lo sguardo basso per evitare di incrociare quello dei fascisti che, sicuri di sé, camminano per strada. Conosce il percorso, l’ha fatto un’altra volta solo poche settimane prima. Un viaggio di prova, fino all’appartamento dell’incontro. È lì che è diretta. 

 

Si chiama Teresa Peghin, la ragazza, ma tutti la chiamano Teresina. Eppure, da qualche mese, quello non è più il suo nome. Non quando compie le missioni che dal comando di brigata le affidano. L’hanno ribattezzata “Wally”; lei avrebbe preferito “Ketty”, ma è andata così. Del resto non è che una ragazza: nata e cresciuta a Selva di Trissino, in valle dell’Agno, non ha ancora compiuto 19 anni. E non ha idea di cosa stia trasportando in quella valigia. Sa solo che è materiale importante. 


Teresa Peghin - foto tratta dal sito https://www.anpi-vicenza.it

La risposta al mistero si cela in una notte di alcune settimane prima: fra il 23 e il 24 luglio è infatti andato a segno un colpo grandioso per la Resistenza vicentina. A Montecchio Maggiore, all’imbocco di una fra le valli più presidiate dai nazifascisti dell’intero arco alpino. Lì, ai piedi delle colline, ha sede il Sottosegretariato alla Marina della RSI: un campo militare circondato da recinzione e filo spinato, torrette di guardia, con oltre duecento marinai di guarnigione.

 

Una cinquantina di partigiani dei battaglioni “Romeo” e “Brill” della brigata “Stella”, al comando di Luigi Pierobon “Dante” e di Clemente Lampioni “Pino”, appoggiati da partigiani locali guidati da Gelsomino Camerra “Diavolo”, grazie alla parola d’ordine trasmessa da alcuni militari passati alla Resistenza, alle 02:00 del 24 luglio penetrano nel campo e disarmano le sentinelle. Poi è la volta delle baracche della guarnigione e degli uffici.

 

L’azione riesce perfettamente e frutta un bottino imponente: 73 moschetti mod. 91, 26 carabine, 16 mitra, 12 pistole oltre a munizioni, bombe a mano ed equipaggiamenti in quantità che serviranno ad armare i reparti partigiani, ingrossatisi nelle settimane precedenti e che continueranno a crescere anche a seguito del disarmo. Ma c’è di più. Prima di fuggire i partigiani sono riusciti a forzare una delle casseforti: all’interno hanno trovato circa 18 milioni di lire fra contanti e buoni del tesoro. 

 

Ecco cosa contiene la misteriosa valigia che “Wally” trascina per le vie di Padova. L’ordine è di consegnarla a una donna chiamata in codice “Tamara” in quell’appartamento in cui "Wally" è già stata una volta. Tutto avviene senza intoppi, ma per “Wally” i compiti non sono finiti. Trascorsa la notte nell’appartamento, il giorno dopo viene spedita a Udine, per ritirare dei buoni per prelevamenti da portare in brigata. 

 

Venerdì 8 settembre 1944 “Wally” si reca a Udine e incontra un uomo che la conduce in una stanza nella torre dell’orologio, in pieno centro. Qui preleva 300 moduli prestampati. Nel frattempo si è fatto tardi, e così è costretta a passare la seconda notte lontano dalla sua valle. Non chiude occhio, con l’oscurità sconvolta dal rombo dei bombardieri e dalle raffiche della contraerea.

La mattina dopo, quando l’uomo ritorna, la brutta sorpresa: le linee ferroviarie sono state interrotte. “Wally” deve dunque arrangiarsi. Si avvia a piedi, poi trova un passaggio per Padova, dove arriva di sera, a coprifuoco iniziato. Torna allora appartamento, dove ritrova “Tamara” e dove trascorre un’altra notte.

 

Domenica 10 settembre 1944 “Wally” può finalmente prendere il treno per Vicenza, ma non può proseguire col tram per i danni alla linea causati dai bombardamenti. Poi un posto di blocco. “Wally” non si fa intimorire e si mette in fila alla ricerca di un passaggio per Valdagno. Poco dopo la chiamano e la fanno salire su una macchina diretta a Montecchio. Sul mezzo viaggiano graduati della RSI, che la fanno accomodare e le tengono la valigia con modi galanti. L’hanno scambiata per una donna di servizio e lei si guarda bene dal contraddirli.

 

A Montecchio un altro colpo di scena. Mentre cerca un altro mezzo per proseguire, viene avvicinata da un marinaio passato alla Resistenza e quindi tornato nelle file repubblichine. Questi la avverte che è ricercata: in valle ci sono posti di blocco per lei. Il marinaio aggiunge che il giorno precedente un rastrellamento ha messo a ferro e fuoco le colline di casa sua. 

 

Accompagnata dal marinaio fino alle pendici delle colline, “Wally” raggiunge la casa della nonna, dove ritrova i famigliari. Da questo momento vivrà in clandestinità, braccata senza sosta dai nazifascisti, passando da un rifugio all’altro e trascorrendo l’inverno 1944-45 in alta valle, nascosta in un rifugio sotto terra

 

A un mese dalla liberazione, il 26 marzo 1945, i fascisti della valle dell’Agno, fallito il tentativo di catturare il fratello Pietro, le uccidono il padre. Sarà questo un dolore immenso per Teresina, che offuscherà la gioia per la libertà riconquistata. “C’erano feste dappertutto – racconterà molti anni dopo – ma io non ci sono andata”. 


Teresa in anni recenti - foto tratta dal sito https://www.anpi-vicenza.it

Teresa ci ha lasciato il 7 marzo scorso, qualche mese dopo aver festeggiato il centesimo compleanno. La sua storia si può conoscere grazie a un libro di Giorgio Fin, ora consultabile sul sito dell’ANPI provinciale di Vicenza

 

Quando raccontava quanto aveva fatto durante la Resistenza tutto le usciva naturale, senza enfasi, senza retorica. Per lei era stato naturale aiutare chi aveva bisogno e impegnarsi per un mondo di pace e democrazia. Non ha mai fatto vanto delle sue azioni, nonostante i riconoscimenti ufficiali, fra cui una croce al Valor Militare. Con la semplicità, la dolcezza e la fede che la caratterizzavano conviveva tuttavia l’orgoglio, non esibito ma profondo, di aver combattuto per la parte giusta: “Sentivo di aiutare persone che avevano bisogno. L’ho fatto con entusiasmo”.

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Liberazione 80: storie di montagna

"Liberazione80: storie di montagna" è una rassegna multidisciplinare che ripercorre, nell'anniversario della liberazione dal nazi-fascismo, la Resistenza veneta ed italiana. Viste le complessità geopolitiche e la rinascita dei totalitarismi che segnano questo periodo storico, legare la lotta della Liberazione a un movimento vivo può ispirare le lotte per la libertà e la giustizia anche nel presente

 

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