"Quella giovane è mia mamma". Dopo 70 anni, una telefonata risolve il mistero della partigiana immortalata nella celebre fotografia conservata all'Imperial War Museum di Londra

Una donna dai capelli corvini e dallo sguardo risoluto sorride fiera di fronte l'obiettivo, in mano porta un mitra e una borsa da caricatori; alle sue spalle si intravedono le cime innevate delle Alpi. Lo scatto, datato 11 dicembre 1944, ormai fa parte dell'immaginario comune come simbolo di Resistenza e Libertà. Ma chi è questa donna? Ci sono voluti quasi settant’anni per scoprirlo

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
I capelli corvini escono dallo scialle che le ripara il capo dal freddo, gli occhi guardano a fatica l’obiettivo abbagliati dalla luce riflessa nella neve. È il 1944, e la Guerra ha già avuto modo di mostrare molti dei suoi orrori. Ciò nonostante la donna sorride risoluta, mente regge con una mano un mitra Mp. 43/44 Hispano-Suiza, e in spalla porta un borsone da cui si intravedono uscire dei caricatori.
In lontananza dietro di lei, i crinali innevati delle Alpi occidentali; alle sue spalle, altri uomini armati affondano le gambe nella neve fino quasi alle ginocchia. Sono le partigiane e i partigiani della brigata autonoma Vetrosan, si sarebbe saputo molto tempo dopo. La donna in primo piano è Prosperina Vallet, una cuoca di Aymavilles di trentatré anni: le fotografia è stata scattata tra le alpi valdostane al confine con la Francia.
"The Italian Magnis Freedom Fighters", si legge a titolo dell’immagine, appesa tra le pareti dell’Imperial War Museum di Londra; ma senza alcun nome o riferimento più specifico, solo una data: 11 dicembre 1944.
L'ipotesi più accreditata è che si tratti di una delle molte immagini che gli alleati lanciavano in volo dagli aerei per dimostrare alla popolazione che i civili stavano combattendo al loro fianco e invitarli ad insorgere. Non è chiaro se sia stata scattata dagli inglesi o dagli americani, ma rimanda la mente di noi contemporanei le celebri fotografie di Robert Capa o Gerda Taro che ancora oggi danno forma al secondo conflitto mondiale nel nostro immaginario.
Nel 2011, per iniziativa di Emanuela Rosari, ex giornalista dell’Unità, e di Maria Teresa Zonca, giornalista della sede Rai di Aosta, è stata aperta un’indagine per cercare il suo nome. Prima un appello su Facebook, poi un servizio al Tgr della Valle d’Aosta. Il giorno dopo la messa in onda del telegiornale, una telefonata alla redazione Rai risolve l’enigma, a ben sessantasette anni dal quello scatto.
"Quella giovane è mia mamma". La voce dall’altro capo è quella della figlia, che rivela l’identità dell’eroina partigiana. È Prosperina Vallet, nome di battaglia "Lisetta", nata ad Aymavilles, in Valle d'Aosta, il 14 aprile 1911, e morta ad Aosta nel 1998.
A discapito della data segnata, la foto sembra ritrarla tra il 2 e il 6 novembre 1944, quando sta cercando di raggiungere la Francia, valicando le Alpi, insieme ad altri partigiani. A quel tempo, infatti, la donna militava con il secondo marito nella brigata autonoma Vetrosan.
In fuga dai rastrellamenti nazifascisti, i partigiani valdostani attraversarono le Alpi verso la Francia a più riprese tra il 1944 e il 1945, spesso aiutati dalla popolazione locale, cercando rifugio e supporto. Talvolta, però, furono anche internati dalle autorità francesi prima di essere liberati per unirsi ai combattimenti a supporto degli Alleati.
Lisetta aveva trentatré anni nella foto, e oltre la Resistenza lavorò una vita come cuoca e ristoratrice, iniziò quando aveva soli 12 anni. Visse fino a ottantasette anni, e nel corso della vita restò due volte vedova e perdette un figlio. A perpetuarne la memoria sono ora le due figlie.
La vita della donna trascorse normalmente dopo la Guerra, come molte altre, senza medaglie né riconoscimenti. Nonostante le difficoltà trascorse una vita piena e felice, ricordano le eredi, e oggi il suo viso sta nelle copertine dei libri e di mostre fotografiche, come quella tenutasi a Padova nel 2015, dal titolo "Questa è guerra! 100 anni di conflitti messi a fuoco dalla fotografia" (Monte di Pietà, 28 febbraio – 31 maggio 2015). Oggi, infatti, la Storia ha scelto di ricordarla proprio col sorriso, come il volto della libertà coronato dalle montagne di una vita.













