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Storia | 27 gennaio 2026 | 18:00

Si calò dalla finestra e, con una coperta sulle spalle e delle pantofole ai piedi, tentò la traversata delle Alpi. La marcia verso la morte di Ettore Castiglioni, alpinista che traghettò in Svizzera decine di ebrei

Chi sa di montagna, Castiglioni lo conosce. Alpinista (aprì circa 150 vie soprattutto in Dolomiti), esteta, esploratore (tra i primi ad avventurarsi tra i ghiacciai e le pareti granitiche della Patagonia), compilatore di guide (pubblicò diversi volumi nella collana grigia dei Monti d’Italia del Cai-Tci), scrittore e partigiano. È proprio il suo ruolo di contrasto durante i mesi della Repubblica sociale italiana, quando il Nord Italia era occupato dalle forze nazifasciste, che oggi celebriamo

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A Chiareggio, in alta Valmalenco, si trova una di quelle tracce lasciate dalla storia che merita una sosta (e una conseguente riflessione). Posta sulla chiesetta nella piazza principale del paese, si trova la nostra traccia: una lapide bianca che celebra Ettore Castiglioni.

 

Chi sa di montagna, Castiglioni lo conosce. Alpinista (aprì circa 150 vie soprattutto in Dolomiti), esteta, esploratore (tra i primi ad avventurarsi tra i ghiacciai e le pareti granitiche della Patagonia), compilatore di guide (pubblicò diversi volumi nella collana grigia dei Monti d’Italia del Cai-Tci), scrittore e partigiano. Ed è proprio il suo ruolo di contrasto durante i mesi della Repubblica sociale italiana, quando il Nord Italia era occupato dalle forze nazifasciste, che la lapide di Chiareggio vuole celebrare.

 

Ettore Castiglioni era stato imprigionato una prima volta dal governo elvetico nell’autunno del 1943, in seguito alla sua attività di passatore tra la Valpelline e la Svizzera per portare in salvo clandestinamente chi fuggiva dalla guerra e dalle leggi razziali. Liberato e ritornato a Milano, dove risiedeva, la sua opera umanitaria era proseguita nel più assoluto segreto. Non è chiaro dunque quante altre volte abbia fatto ritorno oltre i confini con la Svizzera, si sa solo che la sua ultima avventura in montagna iniziò proprio da qui, da Chiareggio. Era la fine di marzo del ‘44. Castiglioni mise gli sci alle luci del tardo pomeriggio, e puntò verso il Passo del Muretto dove entrò in Svizzera con documenti falsi.


La sua, evidentemente, era una missione segreta per continuare a condurre in salvo altri ebrei. Arrivò a sera al Maloja dove cenò in un ristorante. Insospettite della sua presenza, alcune guardie lo arrestarono per accertamenti. Lo rinchiusero all’ultimo piano di un albergo, dove gli tolsero pantaloni e scarponi. Ma non bastò per trattenerlo.

 

Durante la notte Castiglioni si calò dalla finestra e con una coperta sulle spalle e delle pantofole ai piedi tentò la traversata verso l’Italia. Fu una marcia verso la morte. Il freddo, il vento, la neve alta lo finirono. Castiglioni venne trovato mesi più tardi, il 5 luglio del 1944, a pochi passi dal Passo del Forno che, incredibilmente, era riuscito a raggiungere. Perché si era recato in Svizzera, e soprattutto perché era fuggito in quel modo disperato?

 

A queste domande non c’è risposta. Castiglioni è ricordato anche attraverso i suoi monumentali diari (pubblicati dalla casa editrice Hoepli con il titolo "Il giorno delle Mesules"). Sono pagine spesso malinconiche in cui si evidenzia un esemplare itinerario morale, lungo il quale spicca la montagna come regno dell’astrazione, abbracciata con sentimento laico e insieme misticheggiante di intima fusione con la natura.

 

Carattere introverso e schivo, Castiglioni ha contribuito a delineare i contorni di un quadro culturale e simbolistico dell’alpinismo, spesso in contrapposizione con la retorica dominante (vitalistica e sprezzante) del tempo. La lapide di Chiareggio ricorda a tutti la sua avventura impossibile. E il libro di Marco Albino Ferrari, "Il vuoto alle spalle" (Corbaccio), così come il film "Oltre il confine" di Andrea Azzetti e Federico Massa, tentano di dare una soluzione a questa incredibile storia.

 

Dato che Castiglioni portò in salvo oltre il confine elvetico decine di ebrei, sono state avviate da Marco Albino Ferrari le pratiche perché venga inserito nell’elenco dei "Giusti tra le nazioni", e venga piantato in sua memoria un albero nel giardino di Yad Vashem, sopra Gerusalemme… a migliaia di chilometri da Chiareggio.

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