Ha attraversato a piedi il fronte franoso per nutrire gli animali e l’idea di chiudere l'azienda agricola non l’ha mai sfiorato. Con il ripristino della strada, "La Lissandra" può tornare a parlare di futuro

"Non è una fabbrica che da un giorno all’altro puoi chiudere", ci ha spiegato il proprietario. "Non abbiamo mai chiesto soldi, aiuti o sovvenzioni di qualsiasi tipo. Ci basta tornare a casa e riprendere in mano il nostro destino facendo l’unica cosa possibile: lavorare"

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Dopo l’isolamento, gli enormi sacrifici e gli appelli rimasti lungamente inascoltati, anche la famiglia Guigli può tornare a parlare di futuro. La frana che a inizio aprile ha tagliato in due la frazione di Boccassuolo (ne abbiamo parlato qui), spezzando collegamenti e slabbrando vite, sembrava aver condannato l’azienda agricola La Lissandra all’abbandono.
In questi giorni, invece, finalmente qualcosa sembra muoversi: la strada (ma sarebbe più realistico chiamarla pista) che collega l’azienda al “resto del mondo” – da località Sassorosso fino a via La Lissandra – è in fase di asfaltatura. E con i lavori avviati torna la speranza e la voglia di ricominciare.

Siamo andati a trovare Giulio (38 anni), Elena (41) e i loro tre bimbi, Puro, Nilde e Iris, a fine giugno. Da allora li abbiamo sentiti quasi ogni settimana per farci raccontare le evoluzioni della loro assurda e dolorosa vicenda.
Tanto per cominciare La Lissandra non è solo un’azienda agricola. Per chi come Giulio ed Elena vive e abita la montagna 365 giorni all’anno è il progetto di una vita.

“Con 140 capi di bestiame tra capre, pecore e mucche, un agriturismo con sette posti letto, laboratori didattici per bambini e una produzione casearia che lavora cento litri di latte al giorno, La Lissandra è un presidio di ruralità montana”, ci dicono senza falsa modestia i due ragazzi.
La frana ha interrotto quattro strade, distrutto ponti, minacciato il torrente Dragone più a valle e costretto la famiglia a vivere in affitto a Palagano da fine aprile. Ogni giorno, Giulio ha attraversato a piedi il fronte franoso per nutrire gli animali, e l’idea di chiudere o, peggio ancora, di delocalizzare, non l’ha sfiorato nemmeno per un istante.

“No, non è una fabbrica che da un giorno all’altro puoi chiudere”, sottolinea Giulio. “Non abbiamo mai chiesto soldi, aiuti o sovvenzioni di qualsiasi tipo. Ci basta tornare a casa e riprendere in mano il nostro destino facendo l’unica cosa possibile: lavorare”.
La riapertura della strada, fatta in sicurezza e sulla scorta di relazioni e perizie geologiche, significa molto più di un collegamento viario. Vuol dire riaprire l’agriturismo, accogliere di nuovo i laboratori e le iniziative con le scuole, riprendere la produzione casearia, tornare a vivere nella propria casa.

“Al momento non possiamo farvi ritorno. Da metà aprile è in vigore un’ordinanza di sgombero del Comune che colpisce tanto noi quanto gli altri 20 abitanti della borgata, perlopiù seconde case. Ci auguriamo che tutto possa risolversi molto velocemente, siamo esausti”, conclude con amarezza Elena.
Continueremo, per quanto ci è possibile, a tenere accesi i riflettori su Boccassuolo, una comunità ancora ferita e parzialmente isolata. La Lissandra, nella sua immane sventura, rappresenta un emblema alto di resistenza e resilienza. E il coraggio della famiglia Guigli, in un momento di tale straordinaria gravità, ci ricorda quanto sia importante dare voce a storie così. Una promessa possiamo farla: sul nostro giornale avranno sempre spazio.













