La terapia forestale può davvero aiutare persone e comunità? Nelle Montagne Fiorentine è iniziata un'interessante discussione sul tema

Si è concluso il progetto FOR.SA - Foreste e Salute, coordinato dalla Foresta Modello delle Montagne Fiorentine. L’idea alla base del progetto non è stata solo quella di far conoscere e diffondere i benefici della terapia forestale. L'obiettivo è stato anche, forse soprattutto, quello di valorizzare a tutto tondo i territori montani per costruire un percorso di sviluppo locale a partire da quattro sentieri e dalla progettazione di un futuro servizio

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Ansia, depressione, stress, disturbi del sonno e ipercortisolismo. Ma anche ipertensione, infiammazione, scompenso cardiaco cronico, declino cognitivo, asma. L’ambiente forestale, attraverso determinate pratiche svolte in luoghi idonei, può curare le persone: da anni scienziati di tutto il mondo lo stanno dimostrando con dati ed evidenze così solide da far pensare in modo concreto alla necessità di inserire la “terapia forestale” tra le pratiche di medicina preventiva e complementare riconosciute dai Sistemi Sanitari nazionali.
Attenzione però, qui non si tratta di semplici passeggiate in bosco o di strani rituali new age. La terapia forestale, a differenza di altre pratiche oggi molto in voga e assai pubblicizzate (anche a causa dell'assenza di una normativa specifica), è a tutti gli effetti una pratica terapeutica, che va svolta mediante professionisti e seguendo protocolli specifici, come quello sviluppato recentemente dal Cnr - Istituto per la Bioeconomia (Cnr-Ibe) insieme al Club Alpino Italiano.

Nelle “Montagne Fiorentine”, il territorio collinare e montano a nord-est di Firenze, tra il Valdarno e la Valdisieve, non ci si è fermati solo a credere nell’utilità di queste pratiche, investendo di conseguenza nella realizzazione di quattro diversi percorsi di terapia forestale attrezzati con pannelli informativi. La domanda che si sono posti i partner del progetto FOR.SA, acronimo di Foreste e Salute, è stata un’altra: curando le persone, le pratiche di terapia forestale possono anche, almeno in parte, “curare le comunità”?
Il progetto nasce proprio da questa intuizione e, non a caso, è stato finanziato, attraverso fondi europei del Programma di Sviluppo Rurale mediante l'Azione Specifica “Leader” dedicata a “progetti di rigenerazione delle comunità”.
L’idea alla base del progetto, coordinato dalla Foresta Modello delle Montagne Fiorentine e con il Cnr-Ibe come partner scientifico, non è stata insomma solo quella di far conoscere e diffondere i benefici della terapia forestale. L'obiettivo è stato anche, forse soprattutto, quello di valorizzare a tutto tondo i territori montani di Valdisieve e Valdarno per costruire un percorso di sviluppo locale a partire dai quattro sentieri che sono stati attrezzati nei comuni di San Godenzo, Londa, Reggello e Rufina.
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Durante il convegno conclusivo del progetto, dove sono stati discussi i risultati e le riflessioni maturate nei mesi di lavoro, è stato anche illustrato quello che, in futuro, potrebbe diventare un vero e proprio “servizio di terapia forestale” promosso dalla comunità stessa. Se la terapia forestale continuerà ad attrarre interesse da parte dei cittadini, come sta avvenendo oggi, ma in particolare se diventerà una pratica medica riconosciuta dal Sistema Sanitario, essa potrebbe davvero rappresentare un volano per l’economia di alcune aree rurali e montane, similmente a quanto accaduto con le stazioni termali. Servirà quindi capacità di accoglienza, ma occorreranno anche figure professionali specifiche: psicologi e psicoterapeuti, ma anche guide e professionisti forestali, che potrebbero essere individuate e formate proprio a partire da chi vive nei territori, specialmente i giovani intenzionati a restare o a ritornare.
All’interno del progetto FOR.SA sono stati realizzati dei tavoli di co-progettazione del futuro servizio, proprio per costruire fin da subito un percorso aperto, trasparente e condiviso. In questi tavoli, organizzati da LAMA Impresa Sociale, sono state identificate quattro principali categorie di utenti a cui potrebbe essere prioritario, in futuro, proporre le pratiche di terapia forestale. Per ciascuna categoria sono state anche individuate delle specifiche attenzioni di cui tenere conto prima, durante e dopo le esperienze.

La prima è la categoria degli utenti generici, persone che desiderano uscire dalla routine quotidiana per provare un’esperienza diversa e coinvolgente. Per questa categoria, ad esempio, è stato considerato importante fare leva sulla scientificità degli effetti della terapia forestale, soprattutto per quanto riguarda la prevenzione di patologie, ma anche privilegiare piccoli gruppi e prevedere attività complementari, come yoga o meditazione guidata.
La seconda categoria individuata è quella dei giovani, che possono trovare nella terapia forestale uno strumento per ri-sintonizzarsi con la natura e la propria sfera emotiva. Per coinvolgerli, secondo quanto emerso, sarà ad esempio fondamentale una collaborazione con le scuole e si auspica l’organizzazione di incontri preparatori in classe. Per i giovani, inoltre, sarà importante anche stimolare la condivisione dei punti di vista attraverso un dibattito post-terapia e si potrebbe sfruttare l’occasione anche per sensibilizzarli sui temi della sana alimentazione e della tutela della biodiversità.

La terza e la quarta categoria sono invece più legate a problematiche sociali o di salute: si tratta di persone che beneficiano di servizi offerti da Enti del Terzo Settore e di veri e propri pazienti. Per chi beneficia di servizi del Terzo Settore, ad esempio, è stata considerata prioritaria la presenza di un operatore dell’Ente che sia a conoscenza delle pratiche e che possa quindi anche dare supporto ai professionisti (psicologi, psicoterapeuti, guide) lungo il percorso. Per i pazienti è stato invece considerato fondamentale individuare un punto di contatto iniziale con gli stessi, come il medico di base, i Centri di Salute Mentale o gli ospedali. Per fare ciò si ritiene prioritario sviluppare delle linee guida per gli addetti dell’area medica e stipulare dei protocolli d’intesa, ad esempio con le ASL territoriali e le Regioni.
Dalla discussione avvenuta nei tavoli di co-progettazione è risultato però chiaro come il territorio necessiterebbe di un soggetto gestore deputato all’organizzazione e all’erogazione del servizio di terapia forestale: si tratta di un tema tanto fondamentale quanto decisamente complicato.
Un soggetto gestore del servizio dovrebbe infatti coordinare in maniera sistemica e integrata un'ampia rete di attori (pubblici e privati), servizi e funzioni: organizzare le diverse figure professionali coinvolte; coinvolgere le aziende locali per offrire servizi complementari alle pratiche di terapia forestale (ricettività, ristorazione, spazi per il confronto, trasporti); stipulare accordi con proprietari privati e pubblici dei terreni su cui ricadono i percorsi e garantire la sicurezza e la fruibilità degli stessi; aumentare la consapevolezza sui benefici della terapia forestale e promuovere le attività organizzate attraverso attività di informazione e comunicazione; gestire l’incontro tra domanda (utenti generici, pazienti, enti sanitari) e offerta (proprietari terreni forestali, professionisti, aziende agricole), per offrire un’esperienza di terapia forestale adeguata ai singoli bisogni; infine, garantire ovviamente la sostenibilità economica dell’intero servizio.

La presenza di un soggetto gestore capace di occuparsi di tutto questo potrebbe essere la chiave di volta per dotare un territorio montano di questa opportunità, che oggi appare interessante da più punti di vista. Tuttavia, questo rimane ad oggi anche il principale limite: chi potrebbe sostenere economicamente, almeno in una fase iniziale, questo soggetto? Dovrebbe essere una struttura pubblica, un'impresa privata privata o magari si dovrebbe prevedere una collaborazione pubblico-privato? Potrebbe agganciarsi o nascere da realtà simili già esistenti in alcuni territori, come ad esempio le strutture termali già impegnate nell’erogazione di servizi per il benessere delle persone e riconosciute dal Sistema Sanitario? Si tratta di questioni e domande ancora aperte ma cruciali, su cui sarà fondamentale continuare a discutere.
La terapia forestale, da sola, non riuscirà di certo a risollevare le sorti di territori e comunità che vivono oggi le difficoltà sociali ed economiche che tutti conosciamo. Tuttavia, potrà essere uno dei tanti tasselli di un modello di sviluppo alternativo, multiforme e rispettoso dell'ambiente montano. Un modello complesso, che però si può costruire pezzo per pezzo mettendo le comunità al centro, ascoltandone i bisogni e stimolandone le intuizioni.
Nessuno può sapere se le Montagne Fiorentine, nel prossimo futuro, diventeranno un grande centro di terapia forestale a servizio della vicina città e delle sue strutture sanitarie. La possibilità però esiste, è concreta, e c’è una comunità che ha già iniziato a organizzarsi: non è affatto poco.













