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Storie | 10 dicembre 2025 | 12:01

"Mentre lavorava nel campo, si è trovato il Cristo sopra la testa appeso all'elicottero e da allora non ha più bestemmiato". Da oltre trent'anni una una croce di 16 metri guarda la pianura dalla cima del Summano

Il monte, affacciandosi sulla Pianura Padana, si staglia a 1298 metri. Da secoli di frequentazioni religiose, nel 1993 un artista locale ha avuto l'idea di costruirvi un profilo cristologico capace di riflettere la luce del sole in un'insolita posizione di saluto. C'è chi ne apprezza lo spirito innovativo e chi ne critica il buon gusto artistico: in queste tre decadi ha comunque conquistato i cuori di tanti abitanti del pedemonte

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Festival AltraMontagna

Un boato sordo improvvisamente riempie l’etere. Nel pedemonte vicentino, qualcuno, magari impegnato in faccende domestiche, deve essersi sporto dalla finestra alzando lo sguardo verso il cielo cercando l’origine di tanto baccano. Ecco apparire l’elicottero qualche centinaio di metri in alto; poco sotto però, fluttua un ingombrante carico: un Cristo di metallo alto 12 metri che oscilla nell’aria.

 

Era il 17 settembre 1993 e qualcuno degli astanti deve aver pensato ad un miracolo, qualcun altro, forse, a un vecchio film di Fellini: nulla di tutto ciò. Era la statua che da lì in poi avrebbe preso posto sulla croce di calcestruzzo in vetta al monte Summano, sulle Prealpi vicentine.

 

Il monte Summano si staglia a 1298 metri, guardando verso sud e a est alla Pianura Padana; segnato a nord dalla Valle dell’Astico, si collega invece a ovest al Massiccio del Pasubio tramite il Monte Novegno. Il suo territorio appartiene ai Comuni di Schio, Santorso, Piovene Rocchette e Velo d’Astico.

 

Nella storia il Monte ha sempre rappresentato un punto di riferimento per l’alto vicentino, non solo come meta di escursioni del fine settimana. Il sito sembra essere stato frequentato sin dalla preistoria, e, almeno dall’età romana e sempre più col cristianesimo, le sue pendici sono state luogo di pratiche religiose, quasi che quella montagna ispirasse particolarmente la spiritualità negli uomini che vi salivano dalla pianura.

 

Sulle pendici meridionali del monte, nel "covolo di Bocca Lorenza", sono stati rinvenuti numerosi reperti databili al tardo Neolitico. Antico luogo di culti pagani, il monte sembra avere poi ospitato in età medievale un eremo frequentato abitualmente da monaci cristiani. Qui, nel Quattrocento, si insediò la "Congregazione dei poveri eremiti di San Girolamo", dando vita ad un santuario meta di pellegrinaggi. La frequentazione del monte da parte di questi frati proseguì costante fino alle soglie del Novecento, quando l’ordine dei Girolimini venne soppresso.

 

Nel 1922, terminata la prima guerra mondiale, come simbolo di pace dopo la distruzione portata dalla guerra, su proposta del vescovo Ferdinando Rodolfi, la gioventù di Azione Cattolica fece ereggere sulla sommità del Summano una croce in calcestruzzo alta 16 metri.

Insomma, come nella migliore tradizione mitica, il luogo, con il suo profilo svettante a picco sulla pianura, ha ispirato nei secoli l’ascesi religiosa e il contatto con il divino, financo la pace tra le umane genti.

 

Lo stesso senso di spiritualità deve aver assaporato lo scultore del Cristo che ora è appeso a quella croce, sentendo la storia della moglie di un "grandissimo bestemmiatore". Come raccontato dallo stesso artista in un’intervista all' Altovicentinoonline, la donna ricorda bene il giorno dell’installazione: "Anni dopo mi ha raccontato che quel giorno suo marito, mentre lavorava nel campo, si è trovato il Cristo sopra la testa appeso all’elicottero e da allora non ha più bestemmiato".

 

I fatti narrati risalgono al settembre del 1993; quando, su iniziativa dello scultore Giorgio Sperotto, sull’originale croce venne issata anche una sagoma cristologica, una scultura alta circa 12 metri, costruita interamente in acciaio inox (settecentocinquanta chili circa), in parte con elementi di scarto, e in posizione piuttosto insolita: il braccio destro alzato verso l’alto e la mano aperta, come in segno di saluto.

 

"Salivo spesso sul Summano – raccontava Sperotto ad altovicentinonline - e la croce di cemento, piantata lì, mi infastidiva. Provavo rispetto, perché era stata portata lì a spalla, nella quindicesima stazione della via Crucis in segno di devozione. Ma non mi piaceva. Un giorno, mentre salivo, ho visto una luce dal Costo che si è riflessa e ha creato un bagliore sulla croce. Lì mi è venuta l’ispirazione di fare qualcosa direttamente sulla croce".

 

L’idea è stata di fare un Cristo d’acciaio lucido, che riflettesse la luce. Quasi mille ore di lavoro totale, tra disegno e manodopera. "Il ferro dà sempre l’idea della violenza, non fa mai venire in mente la dolcezza. Ho interpellato Gildo (l’amico saldatore Gildo Locallo), bravissimo a lavorare e saldare il metallo. Il mio Cristo è un omaggio ai limiti della materia".

 

Da allora, il suo sguardo metallico scruta la pianura vicentina e riflette i raggi del sole sul suo lucido corpo. Qualcuno, alla vista di un’opera tanto eclettica strabuzza gli occhi e rimane ammaliato dalla sua maestosità quasi sublime, come preso da estasi; qualcun altro, lo trova invece di cattivo gusto, quando non addirittura "orrendo". Ad ogni modo, il Monte Summano è una presenza amica per gli abitanti del pedemonte, un luogo del cuore, conosciuto e familiare; forse proprio di conseguenza, anche il Cristo - che ne abita ormai di diritto la cima - ha conquistato gli animi dei suoi frequentatori. Anche coloro che ne criticano le forme o il buongusto, ne sono in fondo inteneriti, per non dire affezionati.

 

Poco conta allora, che egli sorrida, come nelle intenzioni dell’autore, o che invece sembri corrucciato. "Ho fatto di tutto per farlo sorridente ed ero davvero convinto lo sarebbe stato. Quando poi è stato installato sulla croce, mi sono reso conto che non lo avevo mai visto, è come se io lo avessi visto per la prima volta. Oggi quel sorriso che vedevo io si vede solo salendo da Santorso, arrivando da Schio, quando il Cristo appare attraverso la boscaglia".

 

Sorridente o meno, quel braccio alzato e benevolente accoglie i viandanti ormai da tre decadi e sembra aver fatto breccia anche nei detrattori più accaniti. Dopotutto, sembra aver avuto l’effetto che il suo creatore si era proposto di comunicare con quel gesto: "Una reazione di forza, un saluto, un augurio, un invito a cercare oltre la cima".

 

Allora, che ne se condivida il messaggio religioso o meno, che si rispecchi nel nostro gusto artistico o meno, che se ne comprenda l’intenzione o meno; certi elementi del territorio, anche se di origine antropica, sanno a volte farsi ugualmente paesaggio e partecipare della nostra personale concettualizzazione di un luogo che ci è caro. Poco ci porta, dunque, contestarle a posteriori: è come se chi vivesse il luogo vi riconoscesse un’intenzione fraterna, a prescindere dalla natura del messaggio. Forse quel volto cristologico dai tratti così severi e - si direbbe - "inumani", ricorda da lassù che in fondo ci assomigliamo più di quanto non ci piaccia credere, e che incontrare un volto amico sulla cima di un monte, qualche volta, sa farci sentire a casa più che a casa nostra.

 

"Molto spesso. E quando salgo ascolto i miei pensieri, guardo la gente che lo guarda. Non mi riconoscono, mi piace ascoltare i loro commenti. Alcuni lo trovano bellissimo, altri orrendo. Io sorrido quando lo criticano e se capita spiego la sua storia. Quando lo vedo mi dimentico di essere stato io a farlo. Vederlo mi fa bene, mi dà grinta, mi stimola. La sua mano alzata mi dice sempre "Dai Giorgio, muoviti!".

 

 

Foto in apertura da: giorgiosperotto.it

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