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Storie | 19 marzo 2025 | 06:00

"Non esistono pietre belle o pietre brutte: bisogna conoscerle". Recuperare i muri a secco insegna a riprendersi cura del territorio

L’importanza dei muri di pietra a secco sta tornando a manifestarsi assieme al rapido aumento delle temperature e al conseguente incremento degli eventi meteorologici estremi: "Con il loro effetto di supporto al pendio e grazie alla capacità drenante evitano l'erosione del suolo e salvaguardano le case a valle dagli eventi franosi causati da pioggia intensa, sempre più frequenti a causa dei cambiamenti climatici"

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Festival AltraMontagna

Non esistono pietre belle o pietre brutte, bisogna conoscerle per trovare la giusta posizione”.

 

Con queste parole sono stato accolto da Lisa Iannascoli ai piedi della falesia di Lumignano. Grazie alla sua sensibilità, unita alle competenze di architetto, nella provincia di Vicenza si sta riscoprendo l’arte dei muri in pietra a secco. Una tecnica antica, finalizzata a strappare dei fazzoletti orizzontali a un mondo che precipita verso il basso, tuttavia ormai abbandonata insieme a molti territori.


Lisa Iannascoli

Spesso, per scorgere i paesaggi terrazzati, è necessario attendere che gli alberi, con l’arrivo dell’autunno, si liberino delle foglie. Solo così, tra i rami spogli, si intravvedono i gradoni di un passato progressivamente fagocitato dal bosco, oggi libero di avanzare grazie allo spopolamento delle aree interne. 

 

Lisa mi ha raccontato che gli anziani del paese le spiegano spesso, con orgoglio, che portavano in spalla terra e letame fino ai terrazzamenti più alti dove il caldo della pietra e l'esposizione a sud favorivano la coltivazione dei famosi ‘bisi di Lumignano’ (la leggenda vuole che fossero richiesti dalla Serenissima Repubblica di Venezia per festeggiare San Marco, il 25 aprile). “Hanno svolto questo faticoso lavoro fin quando le gambe li hanno sorretti: la sera e nei giorni liberi”.

Senza ricambio generazionale, tale pratica è andata quindi sfumando e, di pari passo, anche l’aspetto dei pendii. L’importanza dei muri di pietra a secco sta tuttavia tornando a manifestarsi assieme al rapido aumento delle temperature e al conseguente incremento degli eventi meteorologici estremi: “Con il loro effetto di supporto al pendio e grazie alla capacità drenante evitano l'erosione del suolo e salvaguardano le case a valle dagli eventi franosi causati da piogge intense, sempre più frequenti a causa dei cambiamenti climatici”.

Poi, dopo un rapido sguardo alle pietre disposte con cura a pochi passi da noi, Lisa ha aggiunto: “I terrazzamenti sono considerati una vera e propria opera di ingegneria idraulica: rallentano il flusso dell’acqua assorbendola come una spugna per poi rilasciarla lentamente. Negli spazi tra le pietre si crea un microclima ideale per anfibi e flora specifica”.

Insomma, una tecnica che giunge dal passato, tuttavia capace di ritagliarsi un ruolo importante in un presente affamato di soluzioni in grado di assorbire gli impatti provocati dalle trasformazioni climatiche.

Oggi però non è scontato trovare artigiani in grado di svolgere un lavoro al contempo fragile e faticoso, esito di equilibri delicati e fatiche non trascurabili.

 

Una consapevolezza che ha spinto Lisa a organizzare iniziative finalizzate al recupero di questo sistema di gestione territoriale: in tal modo ha conosciuto Tommaso Saggiorato, maestro artigiano laureato in storia contemporanea che, dal 2013, si dedica alla costruzione di muri a secco: “Li ricostruisco nei giardini, nelle vigne, nelle terre strappate all’abbandono, lungo sentieri e nei rifugi di montagna; ne realizzo di nuovi, recuperando le pietre sul posto. Faccio delle opere d’arte per portare bellezza e armonia negli occhi delle persone, per restituire ai posteri opere durature e sostenibili. Insegno a costruire in pietra a secco perché altri dopo di me continuino a mantenere i muri a secco e facciano un lavoro gratificante”.


Tommaso Saggiorato

Quello di Tommaso è un lavoro fisico e al contempo divulgativo. Anche lui, quel mattino di fine febbraio, si trovava a Lumignano, a breve distanza da pareti gremite di scalatori: insieme a Lisa e con il supporto della sezione Cai di Vicenza e della Pro Loco di Longare, stava infatti tenendo un corso di costruzione di muri in pietra a secco.

 

“Pensa”, mi ha detto Lisa, “La richiesta è stata talmente alta che abbiamo dovuto sdoppiare il corso”.

Probabilmente è il risultato del passaparola - perché negli ultimi anni Lisa e Tommaso hanno organizzato numerose iniziative tra Colli Berici, Altipiano dei Sette Comuni e Piccole Dolomiti - e, forse, anche di un rinnovato slancio collettivo di cura del territorio. È un’ipotesi che sa di speranza, la stessa che ritrovo nelle parole di Lisa:

 

Il mio sogno è quello di creare una vera e propria scuola di muri in pietra a secco; una scuola professionalizzante per sostenere formatori artigiani come Tommaso, che possano divulgare una pratica ormai patrimonio immateriale dell’umanità. Credo che l'architettura rurale nasconda una grande lezione utile ai noi cittadini: l'uso di materiali locali senza spreco; il recupero dei materiali stessi che, senza leganti, possono essere riciclati all'infinito; la riscoperta di quegli spazi di comunità, come il forno per il pane, il mulino, la fontana: uno per tutta la borgata e non uno per ogni persona; un sistema di controllo delle acque piovane che richiede un’abile capacità di lettura del paesaggio in cui viviamo; la condivisione del lavoro, perché esserci o non esserci fa la differenza quando devi spostare pietre. I muri in pietra a secco insegnano a partecipare attivamente e collettivamente per raggiungere un obiettivo: un messaggio importante per la società contemporanea”.


Sentiero di Matteo: il nuovo percorso d’accesso al settore Minetti della falesia di Lumignano (Vicenza), dedicato al 35enne socio della sezione Cai di Vicenza Matteo Cazzola, travolto da una valanga a marzo del 2023 durante un’uscita scialpinistica in Norvegia

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