"Un ragazzo ti vuole parlare: dice di aver trovato la tua aquila". La ricerca di Bonbon si conclude con un lieto fine (VIDEO). L'aquiliere: "È stato come perdere un figlio"

"Quando sono arrivato, lei mi dava le spalle. L'ho chiamata per nome e lei si è subito girata". La storia del ricongiungimento tra Gianluigi e la sua aquila di mare codabianca, scomparsa da giorni e avvistata a 26 chilometri dal luogo di partenza. La gratitudine del proprietario: "In sei anni, si è creato un legame profondissimo"

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Dopo giorni di grande apprensione, la vicenda dell'aquila Bonbon si è conclusa con un lieto fine. Ieri sera, 8 settembre, l'aquiliere Gianluigi Mandolesi ha ritrovato la sua amata aquila di mare codabianca smarrita quattro giorni prima, durante un raduno sul Monte Nerone.
Una volta trovato l'animale, il proprietario si è lasciato andare a un lungo pianto liberatorio. Oggi, ci racconta la storia del ritrovamento.
"Stavo perdendo le speranze. Cominciavano a essere veramente tanti giorni e lo sconforto iniziava ad essere forte. Certo, un animale così può sopravvivere abbastanza a lungo senza cibo, ma i rischi sono diversi, può anche diventare vittima di altri predatori, come lupi o volpi. È nato in cattività, non è un selvatico: spesso non sa nemmeno cosa deve fare per cavarsela".
La svolta è arrivata ieri sera, quando arriva una chiamata dai Carabinieri di Gubbio. "Mi hanno telefonato i carabinieri dicendomi che poco lontano da loro c'era stata una segnalazione: 'Un ragazzo ti vuole parlare perché dice di aver trovato la tua aquila'. Mi hanno mandato una foto e ho capito subito che era lei. Si trovava a oltre 26 chilometri in linea d'aria dal punto da cui era partita".
In tutti questi giorni, Bonbon deve aver girato a lungo - ipotizza l'uomo - e poi, stanca e probabilmente affamata, si è andata ad appoggiare in paese, associando le persone alla presenza di cibo.
"Sono animali – spiega l'aquiliere - che sono abituati a stare vicino alla gente, perché fondamentalmente noi siamo la loro fonte di cibo. Se non avesse trovato me, di lì a poco probabilmente si sarebbe avvicinata comunque a qualcun altro, pensando che avrebbe ricevuto del sostegno".
Bonbon è un'aquila di mare codabianca di sei anni. Non è l'unica posseduta dall'addestratore: ha anche una testa bianca americana e un'aquila delle steppe. L'una di cinque anni, l'altra otto. Prendersi cura di questi animali significa soprattutto garantire loro un'alimentazione adeguata e molto movimento. "Mangiano carne: soprattutto coniglio, quaglia e, ovviamente, pesce. Io ho la fortuna di vivere vicino al mare, quindi il pesce non manca. Durante la settimana facciamo anche le nostre sessioni di volo libero, che servono a mantenerle in forma".
Durante un raduno di volo libero, però, l'aquila non era rientrata. Poco dopo, il Gps che portava si è scaricato e la seconda trasmittente era stata trovata a terra in un campo poco lontano. Nei giorni seguenti si sono susseguite decine di segnalazioni, tutte con esito negativo. Poi, dall'Umbria, è arrivata la pista giusta.
Il luogo esatto dell'avvistamento era il paesino di Costacciaro, in provincia di Perugia. Appena ricevuta la notizia, l'addestratore è corso sul posto.
L'animale inizialmente si trovava a terra, quando era stato segnalato. All'arrivo di Gianluigi, però, era volato tra i rami di una pianta. "Quando sono arrivato, lei mi dava le spalle rispetto alla strada. Sono sceso dal furgone di corsa e mi sono avvicinato. L'ho chiamata per nome e lei si è subito girata. Poi ho messo un pezzo di cibo sopra il guanto e mi è volata incontro a tutta forza. A quel punto l'abbiamo messa in sicurezza".
Per il suo addestratore è stato un momento di enorme sollievo. "Sono scoppiato a piangere. Dopo tutto questo tempo, è stato liberatorio. Voglio ringraziare tutti quanti. Grazie a Dio, questa angosciante ricerca si è conclusa con un lieto fine".
L'aquila non aveva mangiato né bevuto durante i giorni trascorsi lontano da casa, e il suo proprietario afferma di averla trovata parecchio disidratata e affamata. "Secondo me sarebbe potuta sopravvivere ancora due o tre giorni senza mangiare, ma poi, se non avesse avuto l'accortezza di scendere a valle e andare a cercare delle persone, avrebbe probabilmente fatto una brutta fine".
Difficile, per chi non ne ha avuto esperienza, comprendere il legame affettivo che si instaura tra un'aquila e il suo aquiliere. Gianluigi ha provato a spiegarcelo: "Le aquile sono animali monogami: per tutta la vita formano una coppia con lo stesso partner, sia in natura sia in cattività. Noi aquilieri, con le nostre aquile, siamo quindi il loro partner. Ovviamente anche il richiamo del cibo non è indifferente, perché i rapaci sono animali opportunisti, però di certo le due cose si compenetrano: in sei anni di crescita, si crea un legame profondissimo con l'animale".
Perderlo sarebbe stato un colpo durissimo. "Per me è stato veramente come perdere un figlio: l'idea di non sapere dove potesse essere rendeva tutto ancora più difficile. Considera che era partita dalla cima di un monte di 1.500 metri, con tutta la vallata sotto: poteva essere ovunque. Se è arrivata a oltre 25 chilometri da dove era partita, deve essere stata sicuramente disturbata da qualcosa. Magari si è impaurita e non ha avuto voglia di rientrare".
Dopo giorni di paura e ricerche, per fortuna, la storia di Bonbon e del suo aquiliere Gianluigi si è dunque conclusa nel migliore dei modi: l'aquila è stata ritrovata, recuperata e riportata al sicuro.












