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Preoccupa l'eccessivo consumo di suolo in Trentino, Condiretti: ''La perdita di aree coltivate è particolarmente grave''

In Trentino negli ultimi 50 anni c’è stato un incremento del 190% degli insediamenti. Barbacovi: "La perdita di aree coltivate è particolarmente grave visto la pandemia. Bisogna garantire l’autoapprovvigionamento dei prodotti agricoli tutelando il settore primario"

Di Laura Gaggioli - 07 febbraio 2021 - 12:44

TRENTO. “Apprendiamo dei dati preoccupanti dal Rapporto 2020 dell'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, sulle dinamiche di urbanizzazione e sul consumo di suolo in Trentino, che registra un incremento del 190% degli insediamenti negli ultimi 50 anni a danno delle aree agricole che sono poco più del 10%”. Questo il commento di Gianluca Barbacovi, presidente di Coldiretti Trentino Alto Adige, rispetto ai dati che evidenziano come la Provincia Autonoma di Trento registri sul tema i peggiori risultati rispetto agli altri territori alpini.

 

Secondo il rapporto dell'Ispra, è infatti la Valle d’Aosta, con solo 3 ettari di consumo di suolo netto - differenza tra il consumo di suolo e l’aumento di superfici naturali - la prima regione italiana vicina all’obiettivo europeo “Consumo netto di suolo zero”, mentre il Trentino Alto Adige ne conta 97 di ettari.

 

“Il problema in Trentino è ancora più marcato visto che negli ultimi 5 anni, con una legge provinciale che dovrebbe garantire uno stop al consumo di suolo, la tendenza non si è affatto invertita” sottolinea il presidente. Infatti, tra i territori montani rimasti sotto la soglia di suolo artificiale del 3%, oltre a Aosta che registra il 2,15%, ci sono solo Belluno (2,81%) e Bolzano (2,78%).

 

“La disponibilità di terra coltivata - continua Barbacovisi - si traduce in produzione agricola di qualità, sicurezza alimentare e ambientale per i cittadini. Coldiretti si batte da sempre per la salvaguardia delle aree agricole e per arginare il consumo di suolo e la cementificazione. La perdita di aree coltivate - spiega il presidente - è poi particolarmente grave soprattutto in un momento di grandi tensioni nel commercio internazionale dovute all’emergenza coronavirus: l’importanza dell’agricoltura in questi mesi è stata sotto gli occhi di tutti e bisognerebbe garantire l’autoapprovvigionamento dei prodotti agricoli tutelando il settore primario”.

 

Ma non è solo il danno economico a preoccupare. "Su un territorio meno ricco e più fragile, dove il suolo è prevalentemente impermeabilizzato, si abbattono anche i cambiamenti climatici con precipitazioni sempre più intense e frequenti con vere e proprie bombe d’acqua che il terreno non riesce più ad assorbire”.

 

"Per proteggere la terra e i cittadini - denuncia infine Coldiretti - le istituzioni devono difendere il proprio patrimonio agricolo e la propria disponibilità di terra fertile con un adeguato riconoscimento sociale, culturale ed economico del ruolo dell’attività agricola. Se non poniamo un argine al consumo di suolo perdiamo un’opportunità in termini di sviluppo economico e occupazionale per l’intero Paese oltre al fatto che c’è un tema che riguarda l’ambiente, la sicurezza e la qualità della vita”. 

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