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Belluno
30 ottobre | 16:15

Nelle zone colpite da Vaia morti 500mila pesci: oltre 2 milioni di euro per l’immissione di trote nei fiumi montani del Veneto

Il progetto riguarda in particolare la trota marmorata per la quale al momento non è disponibile nel mercato materiale di semina per questo si dovrà attendere un periodo tra i 3 e i 5 anni. Secondo una prima stima per ripopolare i bacini del Piave e del Brenta sono necessari rispettivamente 6 milioni di avannotti l’anno e 3 milioni di avannotti l’anno

di T.G.

BELLUNO. La tempesta Vaia ha provocato danni molto ingenti, secondo una stima a causa degli effetti diretti o indiretti, nei fiumi montani siano andati persi circa 500 mila pesci, cioè 36.472 chilogrammi di biomassa di specie ittiche pregiate. “Si tratta – precisa la Regione Veneto – per lo più trote marmorate, specie endemica, caratteristica dell’arco alpino e specie a rischio, ma anche trote fario e temoli”.

 

La tempesta, hanno rilevato indagini scientifiche affidate a esperti ittiologi, ha avuto sui pesci sia un impatto diretto causato dai traumi fatali provocati dall’impatto con i detriti, e un impatto indiretto provocato dagli effetti dello svaso forzato di molte dighe che nell’occasione sono state necessariamente aperte provocando sospensioni di materiali nell’acqua tali da procurare nelle specie la morte per asfissia. Numeri importanti che hanno spinto la Regione del Veneto ad attivarsi. La Giunta regionale, su proposta dell’assessore regionale alla Pesca, Cristiano Corazzari, ha già approvato il progetto predisposto dalla società partecipata Veneto Acque Spa stanziando 2.037.893 euro.

 

“Gli effetti di Vaia, di cui in questi giorni ricorre il quarto anniversario, sono stati devastanti non solo per alberi, edifici e fiumi, ma anche per i pesci che in quei corsi d’acqua vivono – spiega Corazzari – fin dai primi mesi successivi alla tempesta si è capito che si erano verificati pesanti danni al patrimonio ittico, soprattutto alla trota marmorata, specie pregiata tipica dell’arco alpino. Pertanto la Regione ha deciso di stanziare fondi per procedere al ripopolamento delle specie colpite. Ci vorrà del tempo per riportare nei nostri corsi d’acqua i pesci perduti, ora il progetto è pronto per entrare nella fase esecutiva già dai prossimi mesi”.

 

L’obiettivo è quello di completare l’intero progetto per il 31 dicembre 2024. La Regione punta alla ricostruzione della popolazione ittica nei corsi d’acqua dell’arco alpino coinvolti da Vaia, ma anche al ripristino della funzionalità dei centri di produzione e riproduzione ittica di specie autoctone (anche se in teoria si dovrà attendere il via libera da parte di Ispra) di particolare pregio e alla redazione di un pacchetto di linee guida per la tutela della trota marmorata che diventeranno la strategia regionale di tutela della specie nel lungo periodo. Il programma di ripopolamento si svolge per stralci: una prima attività di censimento e analisi del depauperamento (già conclusa), la realizzazione di attività mirate di ripopolamento con l’immissione di materiale ittico autoctono, il supporto alle attività di incubatoi e allevamenti già esistenti, interventi pilota di carattere sperimentale per creare habitat favorevoli negli alvei dei fiumi.

 

È emerso che l’impatto maggiore è stato provocato dall’apertura della diga di Centro Cadore generando un’ondata di piena che ha inciso sul Piave a valle della diga almeno fino alla diga di Busche. Ci sono state conseguenze anche altri bacini idroelettrici del bellunese. Si è proceduto poi all’analisi dei dati ittiologici disponibili sul popolamento ittico esistente ante Vaia. I dati sono stati confrontati con quelli raccolti nella Carta Ittica Regionale basati su campionamenti svolti nel 2019 e dunque post Vaia. Il risultato è che a causa di Vaia le acque salmonicole venete hanno perso 36.472 chilogrammi di biomassa di specie pregiata (22.781 chilogrammi di trota fario, 11.579 chilogrammi di trota marmorata e 2.112 chilogrammi di temolo).

 

Su questi numeri sono stati predisposti gli interventi di ripopolamento con piani esecutivi redatti nel rispetto della zonizzazione ittiologica individuata dalla Carta Ittica regionale. La questione a questo punto diventa quella di reperire il materiale ittico necessario. Il materiale al momento è disponibile solo per la semina della trota fario: per questa specie è prevista una semina di 2.206,7 chilogrammi di pesci adulti e 362.956 chilogrammi di troterelle giovani di taglia 6-9 centimetri. Entro l’anno verranno individuati i fornitori e si procederà con la semina.

 

Il cuore del progetto riguarda invece la trota marmorata per la quale al momento non è disponibile nel mercato materiale di semina tanto che per il ripopolamento si dovrà invece attendere un periodo stimato tra i 3 e i 5 anni. Si dovrà procedere con azioni a sostegno di incubatoi di valle e allevamenti pubblici finalizzate all’aumento produttivo, per un investimento pari a 1,4 milioni di euro. Secondo una prima stima per ripopolare i bacini del Piave e del Brenta sono necessari rispettivamente 6 milioni di avannotti l’anno e 3 milioni di avannotti l’anno. Quanto al temolo, mancando la disponibilità a livello regionale di ceppi di temolo adriatico certificati non si può al momento procedere al ripopolamento di tale specie.

 

Il progetto prevede inoltre alcuni interventi pilota di carattere sperimentale per creare aree di calma per la fauna ittica in due tratte negli alvei dei fiumi Cordevole e Cismon. E la stesura di due pacchetti di linee guida, uno per la conservazione e la gestione della trota marmorata in Veneto che costituirà la strategia gestionale regionale nel medio e lungo termine per questa specie, e uno per gli interventi di manutenzione degli alvei fluviali al fine di contemperare le esigenze di sicurezza idraulica del territorio con la tutela della fauna ittica. “Questo progetto – ricorda Corazzari – è anche la base che ci consentirà di stilare le linee guida che costituiranno la strategia regionale nel medio e lungo periodo per la tutela della specie della trota marmorata in Veneto”.

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