Trota fario, lo Stato dice no all'immissione (''è specie alloctona'') ma il Parco del Brenta dà il via libera: ''Qui da secoli, specie naturalizzata''
Da tempo la Provincia sta cercando di andare incontro alle esigenze della pesca sportiva per ristabilire il principio che questi pesci possano essere reimmessi nei fiumi e torrenti del Trentino. Negli scorsi giorni è stato acquisito il parere dell'Ispra passo fondamentale per approvare lo studio del rischio e dare il via libera alla gestione autonoma del fenomeno

TRENTO. Via libera all'immissione delle trote fario nelle acque del Parco Naturale Adamello Brenta. La Giunta del Parco, riunitasi nei giorni scorsi, ha espresso un netto “sì” alla presenza di questo pesce alloctono la cui immissione è stata vietata a livello nazionale mettendo in grande agitazione il mondo della pesca e quella trentina in particolare. La normativa nazionale vieta, nel dettaglio, l'immissione nelle acque italiane di specie alloctone, tra cui la trota fario, la trota iridea, la trota lacustre, il coregone. Da tempo le associazioni di pescatori (rappresentate dalla Federazione pescatori trentini, Fipsas, Magnifica Comunità Val di Fiemme e Unione pescatori trentini) stanno portando avanti la contestazione del provvedimento nazionale che prevede il divieto di “immissione e qualsiasi azione di introduzione, reintroduzione e ripopolamento di esemplari di specie e di popolazioni non autoctone”.
Ma la Pat sta cercando di far valere le ragioni dei pescatori forte del fatto che la trota fario, in realtà, nei fiumi e torrenti trentini c'è da almeno sei secoli come ribadito anche dal Parco Adamello Brenta: ''Rispondendo ad una richiesta di parere inviata al Parco dalla Provincia autonoma di Trento in merito ad una verifica di assoggettabilità a Valutazione Ambientale Strategica (VAS), riguardante il rischio connesso all’immissione di trota Fario nei corsi d’acqua, la Giunta ha risposto che la Fario è presente nei torrenti del Parco da secoli e di conseguenza “può essere ormai considerata come una specie ‘naturalizzata’, capace di trovare e creare nuovi equilibri ecosistemici con la fauna autoctona”. Con questa premessa, condivisi i risultati dello studio realizzato dal Servizio Faunistico della Provincia in merito ai rischi riguardanti l'immissione di trota Fario, la Giunta del Parco ritiene “che la modifica alla Carta ittica non abbia impatti significativi sull’ambiente tali da essere assoggettata a VAS”''.
E proprio nelle scorse ore l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) ha fornito il proprio parere tecnico sullo studio del rischio elaborato dalla Provincia autonoma di Trento, per consentire l’immissione della trota fario nelle acque del Trentino per la pesca sportiva. ''Si tratta di una tappa fondamentale - spiega la Provincia in un comunicato - nell’ambito del complesso percorso amministrativo, per superare il divieto di immissione in natura delle specie ittiche considerate non autoctone dal Ministero competente, ma che da centinaia di anni caratterizzano la coltivazione delle acque trentine, come appunto la trota fario''.
La Provincia (non con qualche polemica) sarebbe da tempo al lavoro per dare una risposta concreta alle esigenze delle associazioni dei pescatori. Lo scorso anno, infatti, su proposta dell’Assessorato all’agricoltura, foreste, caccia e pesca guidato da Giulia Zanotelli il Consiglio provinciale ha modificato la legge sulla pesca, consentendo al nostro territorio – unico in Italia - di procedere autonomamente con con le autorizzazioni, senza la preventiva approvazione del Ministero e con il solo parere di Ispra, proprio attraverso lo studio del rischio. In forza di questa norma speciale, dopo la ricezione del parere di Ispra da parte della Provincia, sono iniziate le procedure successive. Una volta conclusa la verifica di assoggettabilità a valutazione (Vas), l’Amministrazione provinciale potrà approvare lo studio del rischio aggiornato, tenendo conto delle indicazioni contenute nel parere Ispra e nel provvedimento dell’Agenzia provinciale per la protezione dell’ambiente (Appa).
Intanto dal Parco Adamello Brenta arriva questa posizione dal presidente Walter Ferrazza: ''Vogliamo fortemente difendere la presenza nei nostri corsi d’acqua di una specie di fatto naturalizzata e che non ha impatti negativi sull’ambiente. Al contrario, la trota Fario, come pure altre specie presenti ormai da lungo tempo nei nostri torrenti, racchiude valenze ambientali, economiche, sociali e culturali, connesse in primo luogo alla pesca e alla pescicoltura trentine, che è nostro dovere tutelare e valorizzare”.












