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| 13 mar 2023 | 05:01

“La volontà è di cacciare il cacciabile”. Il Wwf boccia il Piano faunistico Pat e lancia le sue proposte: “Stop alla caccia nei Parchi e aree interdette allo scialpinismo anche in Trentino”

In un approfondito documento il Wwf Trentino ha spiegato perché, secondo l'associazione, la proposta di revisione del Piano faunistico provinciale presentata dalla Pat vada "rigettata", lanciando anche una serie di proposte: ecco tutti i dettagli

“La volontà è di cacciare il cacciabile”

TRENTO. “Questa proposta di Piano, anzi, diremmo di 'discorso faunistico', va rigettata: perché, nell'atto pratico, non esiste”. Non usa mezzi termini il Wwf Trentino nel bocciare in toto la proposta di revisione del Piano faunistico provinciale, il fondamentale documento di pianificazione per la tutela della fauna selvatica sul territorio provinciale, alla chiusura del periodo utile per presentare osservazioni al documento. La seconda revisione del Piano, condivisa dalle autorità provinciali lo scorso 26 gennaio, presenterebbe secondo il Wwf “importanti criticità che iniziano fin dall'impostazione ideologica del documento”. Al di là infatti degli aspetti più 'tecnici' (approfonditi nell'ampio documento realizzato dall'associazione), diversi passaggi (“la fauna, in definitiva, è una risorsa soggetta a diverse forme di utilizzo umano, soprattutto di carattere ludico/ricreativo” o “l'attività venatoria è la principale modalità di fruizione diretta della fauna”) farebbe ben intendere secondo il Wwf: “Quali davvero siano i confini di questa attività di fruizione, rivelando quanto questa proposta versione del Piano sottende: la volontà di cacciare tutto il cacciabile”. Una versione che inoltre, secondo gli ambientalisti, non baserebbe le sue affermazioni “su alcun dato, rappresentazione (tabelle, grafici) o analisi”, una mancanza che sarebbe “da sola sufficiente a rigettare in toto il piano”.

 

In particolare per quanto riguarda il mondo dell'attività venatoria, il Wwf lancia anche una serie di proposte, tra le quali vietare la caccia all'interno del Parchi naturali provinciali, vietare l'utilizzo dei richiami vivi e aggiornare le disposizioni che normano il carniere giornaliero, oltre che l'istituzione anche in Trentino delle cosiddette Aree di tranquillità "aree interdette allo scialpinismo, in particolare in corrispondenza di aree di presenza di galliformi alpini", l'eliminazione dei siti di foraggiamento e la gestione della problematica del saturnismo. Ma procediamo con ordine.

 

LA MANCANZA DI DATI

 

Se si tralasciano momentaneamente le critiche a quanto il Piano dice, gli esperti del Wwf si sono come detto soffermati in particolare anche su quanto il Piano non dice”, legando la questione ad uno dei casi di cronaca che negli ultimi giorni ha portato il Trentino nuovamente sulle cronache nazionali: la decisione del presidente Fugatti di richiedere l'abbattimento dell'orso Mj5, responsabile di un attacco in val di Rabbi lo scorso 5 marzo (Qui Articolo). “La pur nobile volontà di creare un testo facilmente aggiornabile – scrive il Wwf – non può essere giustificazione utile a produrre un documento che non riesce a basare le sue affermazioni su alcun dato, rappresentazione o analisi. Una parte questa che sarebbe utile a sostanziare lo stato di fatto nonché i trend delle varie specie esaminate, e che in conseguenza della sua assenza sarebbe da sola sufficiente a rigettare in toto il Piano, che deve basare le sue considerazioni in particolare di politica venatoria sul prelievo sostenibile”. Scorrendo il documento presentato dalla Pat infatti risulta chiaro come ad un approccio più 'numerico' ne sia stato preferito uno più 'discorsivo', che, secondo gli esperti del Wwf, avrebbe determinato una carenza di dati significativi.

 

Un'assenza macroscopica” continua l'associazione, che pone anche “serie questioni sulla reale indipendenza di giudizio della allegata Valutazioni ambientale strategica, che per l'appunto ci si chiede come possa essere stata costruita in mancanza delle più banali metriche utili affinché una qualsiasi posizione sull'impatto del Piano possa essere assunta, nonché sul metodo utilizzato per redigere il Piano stesso”. A questo punto gli ambientalisti chiamano quindi in causa la politica: “Seppure nel tempo le associazioni si siano scontrate con la Pat – scrivono – su dati, analisi ed interpretazioni concrete, questi ultimi dati di realtà in passato non mancavano, né appunto sembrava mancare la professionali coerenza utile a produrli: oggi si è al contrario di fronte alla chiacchiera che il metodo di scrittura della presente proposta sembra ampiamente preferire”. Una situazione che, scrive il Wwf, sarebbe “una precisa scelta politica” allo scopo di “lasciare mano libera ad ogni decisione, dato che qualsiasi documento tecnico seriamente costruito è puntualmente fonte d'imbarazzo”. Il riferimento è proprio al recente caso dell'orso Mj5 e al testo Muse-Ispra Orsi problematici in Provincia di Trento” nel quale, definendo i plantigradi “potenzialmente pericolosi” si legge: “Orsi che attaccano e feriscono una persona una volta in maniera difensiva [...] ma che sono sempre stati schivi nei confronti dell’uomo. Tali individui, sebbene abbiano ferito persone e quindi si siano rivelati spiccatamente pericolosi in tale singola occasione, non manifestano comportamenti né anomali per la specie né da considerarsi seriali”. Parole che secondo il Wwf smentirebbero categoricamente l'approccio sparatore della Provincia sulla questione assieme allo stesso Pacobace”.

 

LE CRITICHE (IN SINTESI)

 

Al di là però delle critiche metodologiche, nel documento del Wwf si entra anche nel dettaglio delle varie problematiche segnalate dagli ambientalisti. Innanzitutto si fa riferimento all'assenza “di una volontà, o quantomeno di una idea chiaramente definita, di monitoraggio complessiva e standardizzata, che viene anzi rimandata ad ulteriore, futuri approfondimenti”. Mancherebbero anche piani precisi per la “riconnessione del territorio tramite opere di rimozione della frammentazione” e di contenimento degli investimenti causati dal traffico veicolare (un tema di cui si discute da tempo sul territorio, Qui Articolo). Il problema del saturnismo (come già riportato, Qui Articolo, una vera e propria piaga per i rapaci che sta causando seri danni) viene poi trattato “solo a mò di enunciato”, continua il Wwf mentre “non viene minimamente trattato né marginalmente inquadrato il fenomeno del bracconaggio”. Nessun accenno poi “alla fattibilità tecnico-economica delle proposte” e alla questione “della mancata precisa identificazione dei valichi montani oggetti di migrazione”.

 

CENSIMENTO E CACCIA

 

Per quanto riguarda la caccia, il Wwf parla innanzitutto di una “mancanza del benché minimo coraggio sulla gestione venatoria (ad esempio la definitiva rimozione dalle specie cacciabile) anche sull'unica specie effettivamente non cacciabile da dieci anni a questa parte a causa del tracollo delle consistenze, la pernice bianca”. Ma a monte il problema riscontrato dagli ambientalisti è nel censimento delle specie, o meglio nella sua mancanza: “Ad oggi in Trentino operano per la conservazione, tra gli altri, del patrimonio naturale tre Servizi, tre parchi (uno dei quali nazionale) un museo, e due fondazioni: come sia possibile giustificare in una tale proliferazione di competenze di altissimo livello e in numerosi casi internazionalmente riconosciute l’assenza di monitoraggi specie-specifici standardizzati, ripetuti nel tempo, omogeneamente distribuiti sul territorio, a lungo termine e in grado di fornire indicazioni gestionali e conservazionistiche precise rimane un mistero”. Si tratta secondo il Wwf di una mancanza sistemica, rispetto alla quale “andrebbe attivata una riorganizzazione delle competenze”. In generale: “Siamo dell'avviso che il prelievo a carico di tutte le specie cacciabili – scrivono gli esperti dell'associazione – dovrebbe essere preceduto e reso possibile soltanto in presenza di censimenti esaustivi”.

 

Parlando della pratica venatoria vera e propria, per il Wwf la caccia dovrebbe essere in primo luogo vietata nei parchi naturali. Andrebbe poi “eliminato completamente” l'utilizzo di richiami vivi (“una pratica abominevole e detestabile”) e “aggiornato e parametrato” il carniere giornaliero, fermo secondo il Wwf alle prescrizioni di 20 anni fa. Viene poi proposta “l'individuazione generalizzata per tutta la Pat di aree interdette allo scialpinismo, in particolare in corrispondenza di aree di presenza di galliformi alpini”, le cosiddette 'Aree di tranquillità'. Citata poi anche la questione relativa agli appostamenti fissi (Qui Articolo), le cui “misereindicazioni a riguardo “non sembrano minimamente sufficienti ad impedire che almeno certe porzioni di territorio vi si costellino” e la necessità di “rivedere” i criteri per l'individuazione dei valichi montani (nei quali, per quanto riguarda le Zone speciali di conservazioni istituite da Rete 2000, sarebbe “ragionevole” l'interdizione della caccia) oltre che quella di “eliminare del tutto” i siti di foraggiamento.

 

Gli esperti affrontano anche la problematiche del saturnismo tra i rapaci: “Il munizionamento atossico è una scelta utile alla conservazione della fauna nonché alla salute umana: una scelta utile e necessaria, dalla quale non si può rifuggire con motivazioni dettate dall’interesse, dalla pseudoscienza e cercando di marginalizzare l’argomento. È causa di grande dispiacere e sconforto constatare come in un documento che dovrebbe aspirare a dare indicazioni tecniche non sia presente il più banale accenno alla questione”. Risulta in definitiva “incomprensibile come l’adozione di un munizionamento atossico venga ancora ritardata, e anzi, nemmeno accennata entro il Piano, dato che sarebbe una scelta nell’interesse della comunità dei consumatori di carne cacciata nonché ovviamente dell’ambiente naturale”.

 

INFORMAZIONE, COMUNICAZIONE E COMPORTAMENTI DELLA POPOLAZIONE

 

Nel Piano, scrive il Wwf, si fa più volte richiamo a comportamenti umani necessari per la tutela delle varie popolazione faunistiche “si fa notare tuttavia che gli strumenti per porre almeno un freno alle emergenze di comportamento segnalate già esistono: se il problema comunque c'è, la sua soluzione va ricercata in altro”. In particolare, dicono gli ambientalisti: “Nella radicale assenza, in particolare dopo l’elezione dell’attuale Giunta, di momenti formativi ed informativi sul territorio che non siano un semplice pretesto per fomentare paure accuratamente manipolabili: una assenza la cui problematicità sembra condivisa, visto che il Piano la richiama in maniera quasi ossessiva” e “nella dotazione del tutto insufficiente di personale di controllo”. Da notare poi, dice il Wwf: “Che le associazioni ambientaliste sono coinvolte solo nel settore della comunicazione di anfibi e rettili mentre sono escluse da qualsiasi altra collaborazione nella gestione anche di specie protette e non cacciabili: una mancanza che non può essere giustificata”.

 

TRAFFICO VEICOLARE E CORRIDOI FAUNISTICI

 

Per quanto riguarda il tema degli investimenti stradali e della necessità di ridurre i rischi, per il Wwf: “Per quanto condivisibile appare del tutto velleitario riproporre l’esigenza dei corridoi faunistici anche nella presente formulazione del piano, come si era fatto in tutti i precedenti, quando la stessa riproposizione è chiaro indice della pregressa mancata realizzazione: qualsiasi intervento finalizzato ad una seppur minima contrazione degli investimenti stradali è del tutto omesso, per quanto il fenomeno negli ultimi anni abbia interessato un numero impressionante di specie ed esemplari”. Si tratta di un problema, continuano gli esperti, del quale i Servizi competenti “sono ovviamente perfettamente a conoscenza sia per quanto riguarda le soluzioni sia per quanto riguarda l'estensione ed intensità del fenomeno. Non si capisce quindi che necessità ci sia di citare esplicitamente nella scheda 3 la 'individuazione degli hotspot di investimento stradale' quando questi sembrano già individuati dalla semplice visualizzazione dei dati. L’unica spiegazione pare essere quella di voler ritardare ulteriormente l’adozione di 'ponti verdi' e altre adeguate soluzioni per tamponare il problema”.

 

OSSERVAZIONI SPECIFICHE

 

In conclusione il documento realizzato dal Wwf entra nel dettaglio per quanto riguarda le osservazioni specifiche per le varie specie presenti sul territorio. In particolare per quanto riguarda quelle più 'discusse', i grandi predatori, gli ambientalisti sottolineano come all'interno del Piano sarebbe necessario stabilire "una volta per tutte la differenza tra orso 'pericoloso' e 'dannoso': i due termini non sono equivalenti, soprattutto se il danno è agevolato da comportamenti umani inadeguati, ad esempio lasciando animali domestici incustoditi o non aver attuato tutti le misure di prevenzione previste". Una precisazione, continuano gli esperti "che si incastra nella necessaria eliminazione del foraggiamento agli ungulati". Diversi i punti evidenziati anche per quanto riguarda la presenza del lupo: "Riguardo alla trattazione di questa specie - scrive il Wwf - evidenziamo gravi mancanze, tra le quali: tra le cause di minaccia e mortalità non vengono inserite quelle ovvie relative agli investimenti (Qui Articolo) nonostante la loro rilevanza, né viene fatta menzione del sempre più importante problema del bracconaggio subito dalla specie; il grado di accettazione sociale viene assunto basso, senza misurarlo in alcun modo. Come più volte ribadito, un documento come il Piano Faunistico dovrebbe basare le proprie considerazioni su dati ed indagini, non sulle chiacchere e sulle impressioni; non viene citato il quadro normativo all’interno del quale le azioni volte al miglioramento della convivenza con il lupo devono operare: la Provincia Autonoma di Trento fino a prova contraria non è uno Stato, men che meno uno Stato inserito al di fuori dell’ambito dell’Unione Europea: di conseguenza voler 'affrontare la tematica connessa alla rimozione di lupi particolarmente dannosi o confidenti nel quadro normativo specifico definito dalle prerogative statutarie della Provincia autonoma di Trento' suona come una semplice operazione di propaganda volta a ribadire una non meglio specificata autonomia decisionale, autonomia comunque soggetta all’approvazione degli organismi nazionali deputati nonché al buon senso; in particolare, non vengono citati, determinati, approfonditi né inseriti in una futura azione atti ad identificarli i criteri atti a definire precisamente i casi in cui si dovrebbe provvedere alla 'rimozionedei lupi". 

 

Per approfondire la questione, Qui il Link al Piano faunistico e Qui il Link alle osservazioni del Wwf Trentino. 

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