Via libera al piano di contenimento del cormorano, Calligaro: "Accogliamo con favore, prioritario tutelare le produzioni ittiogeniche"
La Giunta regionale veneta ha approvato il Piano di controllo del cormorano 2025-2029, che definisce azioni di contenimento e i soggetti attuatori al fine di ridurre gli impatti sulle attività economiche e le specie ittiche di interesse conservazionistico. Soddisfatta la vicepresidente della Provincia Silvia Calligaro: “la gestione del cormorano è fondamentale per la valorizzazione e la produzione della trota marmorata, e quindi la tutela della biodiversità”

BELLUNO La Giunta regionale veneta ha approvato il Piano di controllo del cormorano 2025-2029, che definisce azioni di contenimento e i soggetti attuatori al fine di ridurre gli impatti sulle attività economiche e le specie ittiche di interesse conservazionistico. “Uno dei problemi da sempre fatto presente dai bacini di pesca del Bellunese - commenta Silvia Calligaro, vicepresidente della Provincia con delega a caccia e pesca - è la presenza del cormorano. Non possiamo dunque che accogliere con favore l’approvazione del piano, perché la gestione del cormorano è fondamentale rispetto alle misure poste in essere negli anni per la valorizzazione e la produzione della trota marmorata, e quindi la tutela della biodiversità".
Secondo l’assessore regionale Cristiano Corazzari il cormorano “è un vorace predatore di pesce: si stima che ogni giorno si cibi di mezzo chilo di pesce di piccola taglia, pari a 10 o 15 pesci o anche di più, con grave impatto sulla produzione ittica. È per questo che, come indicato dalla Direttiva uccelli, è previsto un Piano di controllo del cormorano, specie protetta che causa però importanti danni”. L’area più colpita è la fascia costiera, soprattutto la zona delle valli da pesca nelle lagune salmastre delle provincie di Rovigo, Venezia e Padova, dove i cormorani predano soprattutto branzini, orate, cefali e anguille. Colpiscono però anche in ambito alpino e prealpino nelle sponde di fiumi e torrenti predando alcune specie autoctone rare e in via di ripopolamento, come temolo e trota marmorata. Negli anni i danni economici sono in aumento a causa della crescente presenza di cormorani in Veneto, ma non mancano gli appelli a intervenire anche in Alto Adige.
Quali le azioni previste? In via prioritaria metodi ecologici tra cui la predisposizione di barriere fisiche, come le reti per impedire ai cormorani l’accesso ai bacini di allevamento o di presenza ittica, oltre ad azioni di disturbo con dissuasori acustici o di disturbo luminoso nei dormitori. Il Piano non poteva dunque che essere accolto con favore anche da Calligaro, che lo giudica fondamentale per la gestione ittica. “Data la predazione del cormorano su diverse specie di pesce - afferma la vicepresidente - questo strumento si inserisce perfettamente all’interno della strategia, promossa dalla Regione e condivisa dalla Provincia, che vede al centro la tutela della trota marmorata. In questi anni sono state infatti investite ingenti risorse per sviluppare le produzioni ittiogeniche: contenere le predazioni permetterà di gestire al meglio il materiale giovanile immesso e contribuire alla conservazione di questa specie”.
Per la fascia settentrionale e occidentale della regione, le azioni sono rivolte primariamente alla difesa di due specie, la trota marmorata e il temolo, oggetto di una gestione attiva che comprende anche piani di immissione. Molti i soggetti coinvolti, tra i quali le polizie provinciali, che avranno il compito di attuare e coordinare le operazioni di controllo. “In questo ultimo periodo, oltre a rinnovare le concessioni ai nostri bacini di pesca - conclude Calligaro – abbiamo cercato di mettere al centro dell’azione amministrativa molte tematiche legate alla pesca, come il piano sulla trota marmorata, il pescaturismo e la riqualificazione dei centri ittiogenici di Feltre e Belluno. Questo piano, sollecitato anche dai nostri concessionari, è un ulteriore tassello a favore della biodiversità di laghi e fiumi. Nelle prossime settimane ci coordineremo insieme alla Regione, ai nostri uffici caccia e pesca e alla polizia provinciale, coinvolgendo inoltre i bacini di pesca, per prepararci e rendere concreto questo strumento”.












