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| 03 ott 2025 | 18:00

C'è del trumpismo in questo movimento no-pax

DAL BLOG
Di Angelo Carrillo - 03 ottobre 2025

Comunista, cinefilo lukacsiano, dal 1999 collabora al quotidiano Alto Adige per il quale ha curato la rubrica settimanale di enogastronomia. Ha scritto per mensili e riviste tra cui l’Espresso e la guida ai Ristoranti d’Italia, la guida “Osterie d’Italia”, portavoce Slow Food Alto Adige, è tra i maggiori esperti di cultura agroalimentare altoatesina.

Oltre alla quasi scomparsa della parola pace e delle relative bandiere, quello che molti osservatori e politici che guardano con favore alla mobilitazione pro-pal di questi giorni trascurano, forse troppo abituati alla bolla informatica italiana, (negli altri Paesi non succede praticamente nulla di tutto questo, nemmeno in Francia e in Spagna, da sempre sensibili alla causa mediorientale), è la saldatura che si intravvede tra movimenti pro-pal e anti-Ucraina (a scendere in piazza, assieme a tante famiglie e persone che sperano semplicemente che finisca questa guerra, ci sono quelli che erano No-Nato/anti-Ucraina/ pro pace a prescindere, quindi pro Putin, ma in questa occasione hanno tolto le bandiere della pace e sventolano quelle palestinesi), forze euro-scettiche - quelle che criticano le politiche di difesa europea - e persino complottisti no-vax di destra (l'Italia è stato il primo paese dopo la pandemia, ancor prima degli Usa a portare al governo forze no-vax) e di sinistra.

 

Il tutto condito da una critica unidirezionale a Israele tutta, senza distinguo alcuno che coinvolge purtroppo anche ci manifesta con nobilissimi sentimenti e le migliori intenzioni. La scelta a nostro avviso suicida di forze che cercano riscatto dalle recenti sconfitte referendarie, sindacati e forze politiche, ora si stanno chiudono in un cul-de-sac, legandosi a doppio filo, come abbiamo visto alle corde delle Francesca Albanese. Come ricorda l'ultimo degli aspiranti autocrati, Trump, la frustrazione ha sempre bisogno di un colpevole su cui sfogarsi e trascina con sé tutto e tutti.

 

Come spiegare altrimenti i crescenti atteggiamenti antisemiti che arrivano a negare le inoppugnabili ragioni storiche del sionismo, nato dopo lo shock Dreyfuss, o la risoluzione Onu del '47 che prospettava uno Stato israeliano accanto a quello palestinese, avversato dai paesi arabi? Fino a banalizzare, quando addirittura a relativizzare la Shoah. Responsabilità gravissima del governo fascista di Netanyahu, ma non solo. Troppi, anche insospettabili, giustificano sempre più apertamente il 7 ottobre, con pregressi e contingenze, e come definire la scelta di Rai 3 che aveva programmato proprio per il 7 ottobre il film-documentario ''No other land'' in concomitanza dei due anni dalla strage di Hamas (poi fortunatamente è stato spostato ad altra data). Tutto acuendo il sentimento di frustrazione e autodifesa di un popolo perseguitato da 2000 anni.

 

 

Il trumpismo e i suoi meccanismi di ipnosi social collettiva sembra aver contagiato anche una parte della società civile di sinistra: una tragedia che l'Europa ha già vissuto nel secolo passato. Un incendio che rischia di propagarsi senza più arginine alcuno. In tutto questo il dramma palestinese e i tentativi di soluzione consensuale passano in secondo piano. I miliziani terroristi ingrassano nei tunnel costruiti anche con i soldi di solidarietà dei contribuenti italiani ed europei, protetti dalla presenza degli ostaggi israeliani mentre in superficie i bambini muoiono uccisi dalle bombe dell'Idf. Il tutto mentre un processo di pace si è attivato e il pallino è in mano proprio a quelli di Hamas che pare accettare il piano Trump. In questi giorni bisognerebbe manifestare, è vero, ma compatti per mandare un messaggio al mondo che dall'Italia c'è voglia di pace. La bandiera da sventolare dovrebbe essere quella arcobaleno e il grido verso Hamas dovrebbe essere compatto per chiedere di liberare così il popolo palestinese dal massacro che sta subendo.

 

In queste ore una strada positiva sembra essere stata intrapresa.  C'è margine per sperare, nonostante i nostri no-pax.

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