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Solo un malato può vincere il Tour de France. Il sottile confine tra medicine e doping

In questi giorni hacker russi hanno violato gli archivi della Wada mostrando come campioni del calibro delle sorelle Williams, Chris Froome e Wiggins e Simon Biles abbiano chiesto esenzioni per delle sostanza ad uso terapeutico. Cosa vuol dire?
Le due sorelle Williams
DAL BLOG
Di Livio Zerbini - 18 settembre 2016

Fsioterapista, preparatore atletico negli sport di squadra e consulente sport individuali (sci di fondo, ciclismo, atletica) sia per amatori che atleti professionisti.

In questi giorni, un gruppo di hacker russi che si fa chiamare Fancy Bears, violando gli archivi segreti della World Antidoping Agency (Wada) ha diffuso alcuni documenti riguardanti il consumo di farmaci dopanti da parte di alcuni atleti olimpionici di primissimo livello. Tra questi Simon Biles, fuoriclasse della ginnastica artistica, le sorelle Williams, pluricampionesse di tennis, i ciclisti Bradley Wiggins e Chris Froome. Innanzitutto, i documenti rubati, pur essendo autentici, (conferma della Wada stessa) non dimostrano ad oggi nessuna violazione delle norme antidoping, ma solo l’uso di alcune sostanze per le quali le atlete e gli atleti in questione avevano chiesto ed ottenuto un’esenzione a scopo terapeutico.

 

Ma cos’è l’esenzione a scopo terapeutico? È la possibilità di assumere dei farmaci contenenti sostanze che risulterebbero ai test antidoping, al fine di trattare varie patologie. L’esenzione a scopo terapeutico si è resa necessaria per permettere ad atleti di alto livello e ai rispettivi medici di gestire farmacologicamente svariate problematiche, dall’infortunistica fino alle infezioni respiratorie e all’asma. Le sorelle Williams, per esempio, avevano ricevuto l’esenzione terapeutica per l’uso di farmaci corticosteroidei, al fine di curare gli esiti di un infortunio. L’atleta che risulta positivo ad una sostanza contenuta in un farmaco per il quale ha l’esenzione a scopo terapeutico non incorre in alcun procedimento disciplinare.

 

Ma è possibile abusare dell’esenzione a scopo terapeutico? Purtroppo si. Per ottenere l’esenzione a scopo terapeutico, medici ed atleti devono presentare una richiesta ad una commissione medica della Wada, specificando la patologia o la problematica che si vuole curare e il motivo per cui vi sia la necessità di utilizzare proprio quel medicinale che contiene anche sostanze che potenzialmente possono migliorare la performance. Ma non è difficile immaginare che si possa “inventare” una tendinite o “amplificare” un piccolo problema respiratorio, per ottenere il nulla osta all’utilizzo di un certo tipo di farmaco.

 

Atleti sani o malati? Due esempi ci permettono di capire meglio la problematica: Chris Froome, vincitore di tre Tour de France, ha ottenuto un’esenzione a scopo terapeutico per curare problemi respiratori, in particolare l’asma, con l’utilizzo di due farmaci: il prednisolone e il salbutamoloMartin Johnsrud Sundby (campione dello sci di fondo) quest’anno è stato squalificato per doping per essere stato trovato con livelli di salbutamolo oltre il massimo consentito, senza essere in possesso di un’esenzione a scopo terapeutico. Lo staff di Sundby afferma che anch’egli soffre di asma da parecchi anni e la linea difensiva punta sull’errore da parte del suo medico personale che avrebbe sbagliato nel chiedere l’esenzione. Lo stesso farmaco, per la stessa patologia, in due atleti di sport di resistenza di altissimo livello e due risultati opposti: uno gareggia con l’esenzione a scopo terapeutico, mentre l’altro è stato squalificato due mesi per doping. È facile capire come esista una zona grigia entro la quale si può agire mascherando magari come esenzioni terapeutiche alcune pratiche dopanti. Infatti, sebbene questi farmaci siano utili e spesso indispensabili in pazienti che soffrono di asma e patologie respiratorie, ad alte dosi possono avere effetti migliorativi sulla performance atletica.

 

 

Esistono studi scientifici che dimostrano come l’uso di prednisolone migliori le prestazioni in sport di resistenza (Arlettaz et al 2007) e l’uso di salbutamolo ad alte dosi migliori la potenza anaerobica, cioè la capacità di fare sprint e di mantenere alte intensità di breve durata (Le Panse B et al 2005), mentre sembra non migliori la capacità di resistenza allo sforzo prolungato (Hoch S et al 2015).

 

Ci si trova dinnanzi ad un problema non facile da risolvere: da una parte è necessario tutelare la salute in atleti sottoposti a stress psicofisici altissimi, dall’altra esiste il rischio che dietro alla cura di alcune patologie si nascondano e si legalizzino pratiche dopanti. Alcuni anni fa, quando Lance Armstrong (vincitore di sette Tour de France dopo essere sopravvissuto ad un tumore) dominava la scena del ciclismo mondiale, circolava negli ambienti sportivi una brutta battuta: “Solo un malato può vincere il Tour de France, per un sano sarebbe impossibile...”. La storia ci ha dimostrato che purtroppo, ai tempi, era vero.

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