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Gli scheletri nell’armadio di Mrs. Fear, qual è la scienza che si nasconde dietro la paura?

Abbiamo paura del caos, del cambiamento, della distruzione, della morte, dei ragni; ognuno ha le sue paure, ma quanti di voi conoscono cosa si nasconde dietro questa emozione? Ecco cosa dice la scienza
Dal blog di Open Wet Lab - 29 ottobre 2017 - 15:49

Di che cosa abbiamo paura? Domanda più che lecita in prossimità di Halloween, anche se in origine la festa del 31 ottobre con la paura (e con le streghe) ha ben poco a che vedere. Con il tempo però questa ricorrenza ha perso le sue connotazioni pagane e religiose ed è diventata una buona occasione per travestirsi da zombie, vampiri, fantasmi e streghe, trasformandosi nella notte più terrificante e paurosa dell’anno.

 

La paura è un’emozione primaria comune sia al genere umano che al genere animale. Il filosofo Galimberti la definisce come “un’emozione primaria di difesa, provocata da una situazione di pericolo che può essere reale, anticipata dalla previsione, evocata dal ricordo o prodotta dalla fantasia. La paura è spesso accompagnata da una reazione organica, di cui è responsabile il sistema nervoso autonomo, che prepara l’organismo alla situazione d’emergenza, disponendolo, anche se in modo non specifico, all’apprestamento delle difese che si traducono solitamente in atteggiamenti di lotta e fuga”.

 

Abbiamo paura del caos, del cambiamento, della distruzione, della morte, dei ragni; ognuno ha le sue paure, ma quanti di voi conoscono cosa si nasconde dietro questa emozione?

 

Molti stimoli sono in grado di suscitare in noi delle emozioni, ciò avviene grazie alle esperienze che abbiamo vissuto nel passato e a ciò che abbiamo appreso da esse. In altre parole, le emozioni che noi proviamo dipendono dalle associazioni mentali che formiamo tra i vari stimoli attraverso l'apprendimento. Il condizionamento della paura rappresenta una delle principali forme di apprendimento con cui impariamo a riconoscere un pericolo.

 

Qualsiasi cosa vi spaventi, che sia il film horror più spaventoso della storia o il cacciatore di Bambi, la reazione del corpo è la medesima: battito del cuore accelerato, palmi che sudano, ginocchia tremanti e muscoli paralizzati. Tutto ciò è innescato dall’amigdala, il centralino del sistema d’allarme del nostro organismo, una piccola regione del lobo temporale mediale del cervello, essenziale per acquisire ed esprimere le associazioni di paura condizionata (appresa).

 

Entrando un po’ più nello specifico, i nostri organi di senso (vista, udito, olfatto...) ricevono dall’ambiente informazioni che segnalano la presenza o la possibilità di un pericolo: ad esempio un serpente o qualcosa che gli assomiglia. Tali informazioni raggiungono l’amigdala attraverso percorsi diretti provenienti dal talamo (strada bassa) e da percorsi che vanno dal talamo, alla corteccia e poi all’amigdala (strada alta).

 

La via talamo-amigdala è più breve e il sistema di trasmissione è più veloce. La strada bassa, non potendo sfruttare l’elaborazione corticale, fornisce all’amigdala solo una rappresentazione rozza ed imprecisa dello stimolo, innescando così una risposta meramente emotiva e consentendo al cervello di cominciare a rispondere al possibile pericolo.

 

In altre parole l'amigdala può reagire prima che la corteccia sappia che cosa stia accadendo, e questo perché l'emozione grezza viene scatenata in modo indipendente dal pensiero cosciente, e generalmente prima di esso. Questo percorso consente di rispondere a stimoli potenzialmente pericolosi prima di sapere esattamente cosa siano.

 

Dal punto di vista della sopravvivenza è meglio reagire a delle circostanze potenzialmente pericolose come se lo fossero che non reagirvi affatto: meglio trattare un bastone come un serpente piuttosto che accorgersi troppo tardi che il bastone è un serpente!         

                                                                                                                              

Valutato uno stimolo come pericoloso, l'amigdala scatta come un sorta di grilletto neurale e reagisce inviando segnali di emergenza a tutte le parti principali del cervello: stimola il rilascio degli ormoni che innescano la reazione di combattimento o fuga (adrenalina, dopamina, noradrenalina), mobilita i centri del movimento, attiva il sistema cardiovascolare, i muscoli e l'intestino.

 

Un altro componente importante del sistema della paura è l’ippocampo, al quale arrivano informazioni dal talamo attraverso la strada alta. L’ippocampo ha il ruolo importante di confrontare la situazione con le esperienze passate e fornire informazioni sul contesto intorno all’oggetto della paura (un leone in una gabbia susciterebbe così solo una piccola reazione d’ allarme da parte dell’amigdala).

 

Concludendo, l’emozione della paura e i meccanismi coinvolti in essa sono molto interessanti; la paura non è un’emozione apprezzata dalla maggior parte di noi, ma ciò che è certo è la sua importanza nel proteggerci dai pericoli. Le basi biologiche della paura, così come quelle di ogni altra emozione sono tuttavia complesse e parte di un costrutto psicologico complicato e ricco di sfumature.

 

Nonostante ciò la ricerca più recente si sta interessando finalmente della biologia delle emozioni; il loro studio è utile sia per approfondire la conoscenza della nostra specie sia per prevenire o curare i disturbi mentali. Siamo fiduciosi sul fatto che ben presto altri meccanismi e segreti della mente umana verranno svelati, la sete di sapere non si ferma mai!

 

(Giorgia Tosoni)

 

Fonti:

http://www.oecd.org/edu/ceri/aprimeronemotionsandlearning.htm

http://www.treccani.it/enciclopedia/neuroscienze-basi-biologiche-delle-emozioni_(Enciclopedia-della-Scienza-e-della-Tecnica)/

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3181681/

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/9861466

https://en.wikipedia.org/wiki/Amygdala

https://www.edutopia.org/blog/the-science-of-fear-ainissa-ramirez

 

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