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L'equilibrio precario con i nostri batteri e i pericoli derivanti dallo spietato killer, lo Staphilococcus aureus

Il numero di batteri che prosperano allegramente dentro di noi è circa uguale a quello delle stesse cellule di cui siamo composti ma se alcuni di questi dalla bocca o dalla pelle si spostano in altre parti del corpo possono essere devastanti
Dal blog di Open Wet Lab - 14 gennaio 2017 - 12:39

Microbiologia. Così titola sul curriculum uno dei primi esami affrontati durante la mia triennale in Scienze e Tecnologie Biomolecolari. L’intero contenuto del corso può essere riassunto in ‘Conoscerli per combatterli’. Seduti composti nei banchi, la sensazione generale era che ci stessero addestrando per spedirci al fronte. Il nemico è sfuggente, subdolo, fecondo e prolifico, ma soprattutto è in grado di imparare. Non ho mai avuto modo di osservarne bene uno ad occhio nudo, ma sono sovente ritratti nell’Iconografia come mostri corazzati dai mille tentacoli. Appartengono al lontano dominio dei Prokaryota e per millenni hanno fatto il bello e il cattivo tempo. Lo avrete già capito, stiamo parlando dei tanto temuti e molto chiacchierati batteri.

 

Malgrado l’aspetto terrificante, essi sono organismi di dimensioni infime, tant’è vero che le stesse cellule di cui siamo fatti potrebbero ‘calpestarli’ senza accorgersene. Sono tra le più piccole, antiche e ubiquitarie forme di vita comparse sulla Terra.

Una precisazione importantissima è che la maggior parte di essi sono innocui, il corpo umano ne ospita migliaia di miliardi, alcuni dei quali svolgono addirittura funzioni essenziali per la nostra sopravvivenza. Per rendere l’idea, il numero di batteri che prosperano allegramente dentro di noi è circa uguale a quello delle stesse cellule di cui siamo composti, il che ci rende una sorta di strano ibrido. Addirittura la comunità scientifica è concorde sul fatto che gli stessi mitocondri che forniscono energia all’interno delle nostre cellule siano derivati da un antico ceppo di batteri, tra l’altro strettamente imparentato con Rickettsia prowazekii (quello del Tifo).

 

Tuttavia se nella maggior parte dei casi la coesistenza è pacifica, ad una piccola percentuale di questo regno la comparsa di viventi ‘superiori’ come noi non è andata a genio. O meglio, ci hanno immediatamente etichettato come dei gargantueschi ammassi di risorse da sfruttare a loro favore. Come se non bastasse, anche i batteri naturalmente presenti sulla nostra pelle o nel nostro apparato digerente se dislocati in un altro tessuto possono improvvisamente scatenare l’inferno. Basti pensare allo Staphilococcus aureus, uno dei più temuti killer durante i ricoveri ospedalieri. Normalmente è presente all’interno della bocca e sulla pelle (sì, anche la tua), tuttavia durante una flebo può essere trasportato dall’ago all’interno del circolo sanguigno. In queste circostanze questo nostro compagno di viaggio ha la possibilità di mettere fine al viaggio stesso.

 

Sia ben chiaro, per un microbo mettersi a fare l’anarchico nel corpo umano corrisponde nella maggior parte dei casi alla materializzazione dei suoi peggiori incubi. Infatti, a dispetto del fatto di essere (evoluzionisticamente parlando) nati ieri, il nostro organismo è equipaggiato con macchine biologiche assassine oltremodo efficienti che, nel loro insieme, costituiscono il sistema immunitario (In questa GIF un globulo bianco insegue un batterio fino ad inglobarlo). Ma se è vero che comunque miliardi di batteri prosperano allegramente al nostro interno, è chiaro che questo macchinario fa delle preferenze e ha dei punti ciechi. Tale necessario compromesso tra repressione e integrazione viene quindi sfruttato da alcuni ceppi per svolgere la loro azione patogena all’oscuro delle nostre difese. Allo stesso modo, gioca un ruolo fondamentale la capacità proliferativa di questi organismi, che possono raddoppiare di numero ogni 20 minuti.

 

Ciliegina sulla torta, all’interno degli ospedali la maggior parte dei pazienti ricoverati hanno un sistema immunitario indebolito e vulnerabile a tal punto che un’infezione sistemica da Staphilococcus aureus risulta fatale in un terzo dei casi. Questo è il quadro della situazione presente, in cui solo in UE ogni anno sono colpiti da infezioni ospedaliere quasi 5 milioni di pazienti, con 37 mila morti, 16 milioni di giorni di degenza extra e 7 miliardi di euro di costi aggiuntivi per le strutture sanitarie. Il fenomeno è certamente rilevante, e determina dei costi sociali elevatissimi.

 

Il solo Staphilococcus aureus uccide più di 17 mila persone all’anno negli ospedali degli Stati Uniti. Sembra un quadro funesto? Per niente. Ho menzionato solamente uno degli organismi che stanno dando del filo da torcere al Sistema sanitario. Se mi dilungassi ulteriormente potrei scriverci un libro, il problema è che in futuro quel libro si trasformerebbe in una collana. Tra l’altro parlare di futuro è un po’ fuori luogo, perché negli anni a venire potremmo invece catapultarci direttamente nel passato.

 

(di Davide Visintainer)

 

(Nel prossimo capitolo - "Cosa ci aspetta (?)")

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