Apparecchi sanitari comperati e mai utilizzati, danno erariale per più di 160 mila euro
Nel mirino della Corte dei Conti cinque dipendenti dell'Azienda sanitaria chiamati a dedurre

TRENTO. Più di 160 mila euro che secondo la Corte dei Conti sono stati sperperati. Denaro pubblico di cui dovranno rispondere cinque dipendenti dell'Azienda sanitaria, tra funzionari e dirigenti, che dopo l'invito a dedurre formulato dalla magistratura contabile avranno il tempo per replicare alle accuse.
Accuse circostanziate che il procuratore Marcovalerio Pozzato mette nero su bianco. La contestazione riguarda i famosi kit di telemedicina che avrebbero dovuto rappresentare il futuro della tecnologia sanitaria, comperati dall'Apss per essere distribuiti ai malati cronici ma che sono rimasti quasi tutti inutilizzati, chiusi in un magazzino.
L'appalto era stato vinto da Telemedika (ditta poi fallita), dopo una tortuosa gara pubblica. L'indagine della Corte dei Conti non riguarda però l'aggiudicazione dell'appalto, ma il successivo utilizzo. O meglio, il mancato utilizzo. Questi 100 kit dovevano servire per un progetto pilota di monitoraggio a distanza dei pazienti affetti da patologie croniche come diabete e problemi cardiovascolari, con l'invio dei parametri alle centraline per una costante valutazione.
Per una serie di concause, la difficoltà tecnica e il numero esiguo di pazienti, molti dei kit sono rimasti nelle scatole, seppur l'Azienda sanitaria avesse sborsato la bellezza di 165.324 euro. Ammontare che ora la Procura della Corte dei Conti chiede venga restituito a coloro che ritiene responsabili dello sperpero.
Dall'accusa, ancora da dimostrare, i dipendenti raggiunti dall'invito a dedurre potranno difendersi ed eventualmente dimostrare la loro estraneità. Alcuni potranno addirittura uscire dall'inchiesta. Il conto rimane però quello, più di 160 mila euro di denaro pubblico di cui la magistratura contabile chiede ragione.













