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Non è la prima volta che la politica interviene per 'condizionare' la psichiatria di Trento. Anche 5 anni fa, quando voleva 'far fuori' Renzo De Stefani

Quando il primario dell'Unità operativa di Trento si rivolse al giudice del lavoro per contestare la decisione del pensionamento, l'Azienda sanitaria chiese al magistrato di decidere in suo favore. Poi qualcuno 'consigliò' al direttore di fare ricorso. De Stefani vinse anche in secondo grado, ma forse la politica sconfina in questioni che non la riguardano

Di Donatello Baldo - 10 maggio 2018 - 06:01

TRENTO. Lo strano caso del concorso annullato all'ultimo momento sta montando sempre più. Ne ha scritto anche ilDolomiti.it: la nomina del primario dell'Unità operativa di psichiatria di Trento non passerà più per la valutazione di una commissione ma sarà decisa accorpando le Unità operative di Trento e Cles, con la conseguenza che il primario di quest'ultima diventerà automaticamente primario di Trento. Senza passare dal concorso.

 

Tutto regolare se l'ipotesi della riorganizzazione non fosse arrivata come un fulmine a ciel sereno, dopo la costituzione della commissione, dopo che alcuni tra i migliori psichiatri d'Italia si erano già iscritti al concorso, pronti a portare in Trentino la loro professionalità e continuare a dare lustro a un'esperienza, quella del capoluogo trentino, che piaccia o non piaccia è entrata a pieno titolo nella storia della psichiatria italiana

 

Un'idea che però, nonostante la voglia di 'fare presto' dell'assessore Luca Zeni, è ancora lì sul tavolo del direttore del Dipartimento alla Salute. Nelle ultime sedute della Giunta non è passata, tutto è fermo. Sappiamo forse il perché: in queste ore la voce che l'accorpamento di Cles con Trento serva soltanto a favorire la posizione di un primario in particolare si intensifica sempre di più e investe molti ambiti della politica. 

 

A molti sembra strano, e comunque non corretto, che questa nomina avvenga per accorpamento, frutto di una disposizione amministrativa. Un concorso sarebbe molto più 'pulito' e scanserebbe tutti i dubbi: partecipi anche il primario di Cles e vinca il migliore. 

 

I dubbi vengono a molti anche perché non è la prima volta che le sorti di De Stefani e dell'Unità di psichiatria di Trento sono oggetto delle attenzioni della politica e della Giunta in particolare, quando invece dovrebbero starsene fuori visto che si tratta di mettere il becco nelle dinamiche interne all'Azienda sanitaria. Cinque anni fa avvenne un fatto che ora raccontiamo per rinfrescare la memoria.

 

Raccontiamo della vicenda del pensionamento di De Stefani che la norma stabiliva iniziasse con il 18 maggio del 2014. Contro questa norma lo psichiatra si oppose davanti al giudice del lavoro, sostenendo che non dovevano essere contati i 5 anni passati in Consiglio provinciale. Chiedeva di poter lavorare 5 anni in più.

 

Il giudice ascoltò le ragioni dello psichiatra e dell'Azienda sanitaria, obbligata dalla legge a costituirsi contro il suo dipendente. E decise in favore dello psichiatra. Una decisione che fu presa anche perché, nel processo, la stessa Azienda sanitaria chiese al magistrato di lasciare De Stefani al suo posto. 

 

Nessuno immaginava che l'Azienda sanitaria facesse appello, considerata la posizione assunta nel processo. Ma invece, nell'ultimo giorno utile, presentò il ricorso, e in molti giurano che la politica ci mise il suo zampino 'consigliando' caldamente il direttore di allora di procedere contro De Stefani. 

 

Che senso avrebbe avuto fare ricorso avverso una sentenza che lo stesso avvocato dell'azienda aveva auspicato pubblicamente in favore della controparte? Infatti, anche per questo, con la sottolineatura della contraddizione nella stessa motivazione firmata dal magistrato, Renzo De Stefani venne confermato alla guida della psichiatria di Trento per altri 5 anni fino all'inizio di quest'anno. 

 

Per dire, insomma, che la politica non è nuova ad occuparsi dell'Unità di psichiatria di Trento. Per far fuori De Stefani? Per favorire altri? Addentrarci più di così è difficile, e difficile scriverne senza elementi concreti che possano suffragare le ipotesi, soprattutto quello più 'imbarazzanti' che stanno circolando in queste ore. 

 

Ci si limita a sottolineare che la motivazione vera di questa riorganizzazione delle Unità di psichiatria non si spiega con il solo fatto del risparmi dello stipendio di un primario. Troppi dubbi, un solo favorito, a fronte di un concorso che era già praticamente fatto e che avrebbe garantito trasparenza, quella che adesso non c'è più.

 

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