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Continua la mobilitazione del comparto scuola sul rinnovo dei contratti. Mazzacca: "Ci sediamo al tavolo solo se ci sono soldi". Di Fiore: "Si firmi un documento di impegni"

Dopo le manifestazioni dei giorni scorsi, che avevano visto la partecipazione degli insegnanti di scuole elementari, medie e superiori, la mobilitazione ha coinvolto anche altre professionalità del mondo dell'istruzione, unite per chiedere alla Provincia il rinnovo del contratto scaduto il 31 dicembre 2018

Di Davide Leveghi - 11 dicembre 2019 - 12:35

TRENTO. Il mondo della scuola trentina continua le sue mobilitazioni per il rinnovo del contratto. Lo spiazzo davanti al palazzo della Provincia si è affollato stamane per la protesta del personale Ata (ausiliario, tecnico e amministrativo), degli assistenti educatori, degli operatori della scuola d'infanzia, dei collaboratori scolastici e dei formatori professionali, tutti assieme dopo che venerdì 6 e lunedì 9 dicembre erano scesi in piazza gli insegnanti degli istituti comprensivi (elementari e medie) e quelli del grado superiore.

 

Al centro della protesta c'è la questione del rinnovo del contratto, vero e proprio perno delle manifestazioni. “Si può discutere solo se ci sono le risorse”, dichiara perentoria Cinzia Mazzacca, segretaria di categoria di Flc Cgil Trentino. “Scaduto a fine 2018, il contratto viene rinnovato ogni tre anni ma a fine 2019 siamo ancora qua – le fa eco il corrispondente per Uil Scuola Pietro Di Fioreche si stanzino i denari e se ne discuta già a gennaio”.

 

Posti tutto sotto lo stesso tipo di contratto, nonostante le diverse mansioni, i lavoratori presenti stamane in piazza s'aggiungono al coro di voci degli insegnanti richiedendo alla Provincia e all'assessore all'istruzione Mirko Bisesti una risposta politica in grado di sbloccare una situazione rimasta ferma da troppo tempo. La mobilitazione è massiccia, e dai rappresentanti sindacali arrivano parole di soddisfazione: “La partecipazione è stata grande – commenta Mazzacca – questa mattina siamo in piazza in circa un migliaio di persone. È una bella risposta quella data per ora dal comparto della scuola”.

 

Meno soddisfacente, semmai, è appunto la risposta che proviene dalle istituzioni. “E' altrettanto grande la delusione per la reazione della politica – continua – ci hanno fatto entrare, rigorosamente un rappresentante per sigla, per farci parlare con il dottor Roberto Ceccato, dirigente generale del dipartimento istruzione. Un tecnico, come ribadisce tutte le volte che lo vediamo, che non può dunque darci alcuna risposta o promessa perché riporta solo ciò che dice l'assessore”.

 

“Gli abbiamo chiesto che si firmi un verbale di impegni – aggiunge Di Fiore – perché molti sono i punti che devono essere toccati in fase di contrattazione. Vogliamo che siano cancellati alcuni aspetti della 'Buona scuola' come la chiamata diretta e gli ambiti territoriali. Solo la titolarità su sede, infatti, protegge i diritti”. “Il nodo della questione è sì la presenza o meno di risorse, solo con le quali ci siederemo al tavolo – prosegue Mazzacca – ma poi ci sono altri punti che vanno discussi. Sui diritti, sulla modifica della legge provinciale sulla scuola, sulla valorizzazione degli insegnanti. Un elemento che non va dimenticato sono poi i precari. È ora che si indicano dei concorsi per stabilizzare chi da troppo tempo lavora nella scuola senza un contratto fisso, nonostante i posti scoperti siano molti”.

 

Questo venerdì è previsto il tavolo di dialogo tra i rappresentanti delle sigle sindacali di categoria e l'assessore Mirko Bisesti.

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