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Intervista a Sgarbi: ''Notre Dame, nessuna tragedia e adesso ci sono anche i soldi che servivano''. Poi annuncia: ''La mia collezione a Castel Caldes''

Il critico d'arte sull'incendio: ''Tanti cantori di sventure pieni di dolore e sgomento per una cosa triste, ma fisiologica''. Sul palazzo delle Albere: ''Fondamentale riabilitarlo''

Foto tratta da Facebook
Pubblicato il - 18 aprile 2019 - 06:01

TRENTO. "Per l'incendio a Notre Dame c'è un clima di esaltazione della tragedia che io non ravviso. Tutto è riparabile e ricostruibile. È una situazione drammatica, ma non tragica". Lo ha scritto martedì, la mattina dopo il divampare del furioso incendio a Parigi (qui e qui articoli) Vittorio Sgarbi. Il critico d'arte tra le molte voci che si sono pronunciate, anche con toni allarmistici, sull'accaduto ha deciso di affidare il suo pensiero ai social network, nel tentativo di dare una chiave di lettura dell'episodio. Di seguito, raggiunto al telefono da ildolomiti.it, racconta come ha vissuto il susseguirsi di notizie sul rogo della cattedrale francese. E, da neopresidente del Mart, torna sul destino del palazzo delle Albere e anticipa una novità per la provincia: la sua collezione personale è in arrivo a Castel Caldes.

 

 

Vittorio Sgarbi, dalle prime interviste rilasciate durante l'incendio di Notre Dame in poi lei ha cercato di proporre (anche su Facebook) un'analisi oggettiva di quanto stava accadendo. Come ha vissuto il rogo della cattedrale?

Mi hanno informato che c'era l'incendio, ho acceso la televisione. Appena sono arrivati i pompieri mi hanno chiamato 20 televisioni, dal Tg1, al Tg4, al Tg5, a Sky e ognuno di questi programmi aveva due o tre ospiti che dicevano delle cose assolutamente inaudite: "La fine della cristianità", "la fine dei valori", "la morte di tutto". Sembrava l'apocalisse, "l'11 settembre d'Europa".

 

E lei?

Io ho detto: "Spero che l'incendio venga domato però, qualunque cosa accada, Notre Dame è un edificio relativamente moderno perché è stato proprio il laboratorio del grande architetto Viollet-le-Duc che ricostruiva il Medioevo. E l'ultima ricostruzione dopo la Rivoluzione Francese è della seconda metà dell'Ottocento. Addirittura la guglia, "il simbolo" che si è visto crollare, è del 1860, quindi è una struttura che si può tranquillamente ricostruire come abbiamo ricostruito La Scala, La Fenice".

 

Poi il presidente della Repubblica francese Emmanuel Macron ha tenuto un discorso in cui ha parlato di ricostruzione.

Quando è arrivato Macron, che ha atteso a uscire il momento in cui i vigili del fuoco hanno detto che tutto era salvo, evidentemente si è pure molto emozionato e ha parlato di ricostruzione, ovvero di resurrezione. Essendo Pasqua c'è un parallelismo con la morte di Cristo e la resurrezione. Quello che noi oggi dobbiamo ricordare e celebrare non è la giornata di lutto per la morte della cattedrale, ma l'inizio della sua resurrezione, avendo finalmente trovato i soldi che cercavano da anni. Servivano 150 milioni di euro e ne hanno trovati 700. Quindi il tempo di ricostruzione potrà essere al massimo quattro o cinque anni e, giustamente, Macron lo ha detto.

A incendio spento, quanto sono ingenti i danni?

Io ho visto le foto degli interni di Notre Dame e la struttura fondamentale delle colonne è in piedi. Non sono andate distrutte né reliquie, né oggetti, né quadri. Perciò fondamentalmente si è bruciato il tetto. Ci avevo visto giusto, ma ho dovuto misurarmi per qualche mezz'ora con questi cantori di sventure pieni di dolore e di sgomento per una cosa che certamente è triste, ma è fisiologica nelle vicende delle città. Quanti incendi ci sono stati a Parigi che ha molte soffitte di legno! Incendi accadono con frequenza, poi si mettono a posto le cose. Nel caso di un simbolo importante come Notre Dame, poi, è chiaro che c'è un'emozione che la televisione veicola e che fa dire a tutti qualunque cosa, comprese molte scemenze. Oltretutto per chi è cristiano c'è un aspetto molto positivo, oltre al fatto che la chiesa è salva e non è distrutta.

 

Quale?

Che quei ragazzi che pregavano hanno come ottenuto la grazia. La reazione è stata la preghiera, mostrata in televisione, di molti davanti all'incendio. Alla fine la soluzione c'è stata.

 

Nessun allarme, dunque?

Certamente non ci sono stati attentati, stragi, Isis, morti, provocazioni, nulla. C'è un incidente, peraltro circoscrivibile nell'area delle impalcature, che fortunatamente ha portato a un incendio molto spettacolare, ma non fatale per le strutture. E, anche se fosse stato fatale, proprio lo stile di Viollet-le-Duc avrebbe indotto a rifare Notre Dame così, ex novo. Invece la cattedrale si deve solo restaurarla, con molta attenzione, rifare il tetto e rifare la guglia. L'intervento che era comunque già da fare per la manutenzione invece verrà fatto in modo più radicale. Ma alla fine non ci sarà ragione di ricordare l'incendio di Notre Dame se non come un episodio di cronaca e non come un episodio di criminalità, di passaggi storici, di conflitti di religioni o di qualunque altra invenzione di menti così perverse o nostalgiche. Il monumento non ha perso nulla di prezioso, potrà essere ricostruito con un restauro, che comunque sarebbe durato quattro o cinque anni. Anzi, adesso che hanno i soldi, possono partire di gran lena e finire prima il tetto che se non ci fosse stato l'incendio.

 

E la proposta di far alzare in volo i Canadair?

Un'altra cretinata. Se fosse stato opportuno arrivare con l'acqua dal cielo l'avrebbero fatto. Ma avranno pensato che forse questi scrosci d'acqua potevano comportare dei danni, delle infiltrazioni e che l'acqua sarebbe stata gettata in quintali e volumi molto alti. Quindi quello che è stato fatto è stato agire dal basso, aggredendo il fuoco in maniera frontale. Mi pare che abbiano fatto la scelta giusta.

 

Un paio di domande locali. Da presidente del Mart ha detto che si spenderà per la riapertura del palazzo delle Albere con un'esposizione di artisti trentini (qui articolo).

Certo, ciò è stato interdetto da Collu, ma credo che sia abbastanza semplice negoziarlo con la Provincia e annettere il palazzo delle Albere al Mart con una bigliettazione unitaria, gratis o a pagamento che sia, che consenta di vedere l'uno e l'altro museo. E alle Albere di vedere i dipinti in deposito di autori trentini che rischiano di decadere come donazioni se non si ottempera. Artisti come Moggioli, Bonazza meritano di essere esposti. Ma si possono aggiungere anche altre opere di autori trentini. Ad esempio? Garbari, Depero. È assolutamente fondamentale riabilitare il palazzo delle Albere.

 

Si lavorerà per valorizzare anche gli artisti trentini non ancora conosciuti o famosi?

Sì, certo.

E la sua collezione? Arriverà davvero all'ex Quisisana (qui e qui articoli)?

È previsto che la mia collezione arrivi o il 6 o il 9 giugno prossimo a Castel Caldes. È una notizia che non ho dato l'altro giorno perché l'ho appresa di recente anche io.

 

Quanto ci rimarrà?

Fino alla fine dell'anno, la prossima tappa è Palermo. La presidenza del Mart e la mia collezione a Castel Caldes sono cose che sono maturate contemporaneamente: i contatti per quest'ultima erano in corso da tempo, poi ho fatto una conferenza a Caldes e mia sorella che si occupa della Fondazione ha preso contatti con loro. Inizialmente volevano fare una mostra di ceramica del Novecento, che ha una sezione abbastanza significativa nella mia collezione, ma poi invece credo si farà una mostra di quadri. Diversa da quella di Ferrara, più piccola, un'antologia di dipinti.

 

Quali opere arriveranno in val di Sole?

Ci saranno il Guercino, Gentileschi, Cagnacci, la pittura del Quattrocento ferrarese e lombarda. Ho un Cagnaccio di San Pietro già prestato al Mart, sarà esposto anche quello a Castel Caldes.

 

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