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Migranti, l'indagine della diocesi: ''In Trentino esperienze positive''. E sul decreto sicurezza: ''Riduce le prospettive d'integrazione''

L'indagine è stata portata avanti nei mesi scorsi attraverso la somministrazione di un questionario di 14 domande a 55 Comuni e 38 parrocchie. Il 63% di chi partiva da una valutazione negativa sull'esperienza di accoglienza ha poi cambiato idea

Di Giuseppe Fin - 25 settembre 2019 - 19:41

TRENTO. Il non conoscere spesso genera paure che poi si rivelano infondate. E' successo così anche per l'accoglienza in Trentino dei migranti che si è poi rivelata un'esperienza positiva. Lo dicono i risultati della indagine conoscitiva della diocesi tra le amministrazioni e le parrocchie che hanno, o hanno avuto, sul loro territorio esperienze di accoglienza di richiedenti protezione internazionali

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L'indagine ha riguardato 55 comuni e 38 parrocchie sparse su tutto il territorio e per la maggior parte reduci da almeno due anni di percorsi di accoglienza alle spalle. A questi è stato rivolto un questionario di 14 domande mirate a valutare alcuni aspetti dell'accoglienza e anche un'opinione sul Decreto di sicurezza.  “L’indagine fa riflettere, anche perché – ha detto l’arcivescovo Lauro - la rappresentazione della realtà a proposito di accoglienza dei migranti è spesso fuorviante. Certo, se persiste la paura dei migranti è perché essa è l’iceberg di una paura collettiva, della paura diffusa, figlia del pensarsi senza gli altri. Figlia di un sistema di vita dove la declinazione autoreferenziale è diventata un mantra”.

 

“I dubbi e le perplessità che sul tema dell’accoglienza attraversano anche il tessuto ecclesiale - sottolinea monsignor Tisi - possono essere provvidenziali perché aiutano la Chiesa a ritornare all’essenziale e rimettere al centro il Vangelo per essere lievito e fermento”.  Alle 14 domande del questionario, sottoposto nei mesi scorsi a 55 Comuni e 38 parrocchie, hanno risposto l’80% dei primi (44 su 55) e il 76% delle parrocchie (29 su 38).

 

L’indagine evidenzia chiaramente un “prima e un “poi” rispetto all’interrogativo su com’era e come è cambiata l’opinione pubblica nelle rispettive comunità dopo l’esperienza di ospitalità. Dei 40 comuni sui 44 (pari a oltre il 90% del totale intervistato) che hanno dichiarato una opinione pubblica neutrale, abbastanza negativa o molto negativa verso i richiedenti protezione internazionale, ben 25 (il 63% dei 40 presi in esame) passano ad una valutazione più positiva o significativamente più positiva, una volta ospitati sul loro territorio. Tra questi colpiscono le 13 posizioni che da abbastanza negativa passano a più positiva o significativamente più positiva. Pur con qualche diversa sfumatura i risultati per le parrocchie sono simili.

 

L’impressione è che la conoscenza diretta, la dislocazione diffusa in piccoli gruppi e le esperienze concrete (tirocini, volontariato e altro), abbiano inciso non poco sul cambiamento di opinione. Tutto ciò ha evidentemente trasformato diverse comunità un po’ diffidenti e magari poco attente a queste tematiche, in realtà disponibili, coinvolte e spesso anche propositive. Rimangono invece duri da estirpare i pregiudizi. Stupisce, infatti, che a seguito di una tendenza che farebbe intendere anche un superamento di certi stereotipi sui migranti, purtroppo il 59% degli intervistati sostiene che i pregiudizi e le paure non sono cambiati (a fronte di un 36% che invece dice siano diminuiti e un 5% che siano aumentati) con differenze minime tra parrocchie e comuni. Come se certi slogan o certe notizie risultino più efficaci di quanto vissuto nella quotidianità.

 

Particolarmente interessante una delle ultime domande presenti nel questionario e che riguarda il decreto sicurezza attraverso la quale si è voluto capire quanti fossero a conoscenza del nuovo decreto sicurezza e quali cambiamenti prevedessero dopo la sua entrata in vigore. La stragrande maggioranza ha confermato di conoscere il decreto che, stando alle risposte, non raccoglie consensi né valutazioni positive. Chi in questi anni ha lavorato con impegno per un’accoglienza attenta, intelligente, solidale e spesso anche molto efficace, vede oggi questo provvedimento (ed in particolare i tagli e le limitazioni che prevede) come la frettolosa e netta chiusura di un percorso virtuoso.

 

Sono tre le criticità che vengono sottolineate dagli intervistati: l’evidente riduzione di occasioni e prospettive di integrazione per i richiedenti protezione internazionale, il conseguente aumento di disagio sociale, intolleranza, microcriminalità e insicurezza (aumenterà il rischio di emarginazione e delinquenza ha detto un altro amministratore) ed infine l’aumento del numero dei clandestini.

 

Qui l'indagine completa

 

 

 

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