Protesta Cisl Medici, agitazione sui Rao. L'Apss: ''Diffidiamo il sindacato''
Il segretario della Cisl Medici, Nicola Paoli, con una nota questa mattina ha spiegato che i medici stanno inviando circa mille impegnative al giorno con codice Rao B invitando poi pazienti, qualora non ricevessero la prestazione entro tale termine, a rivolgersi direttamente ai pronto soccorso. L'Apss: "Non possono essere accettate minacce di alcun tipo"

TRENTO. “I professionisti, secondo quanto stabilito dal contratto sottoscritto anche da Cisl Medici, sono incentivati anche economicamente a prescrivere Rao appropriati e per tale motivo non possono essere accettate minacce di alcun tipo”. L’Apss ha ritenuto necessario intervenire in merito alle dichiarazioni rilasciate oggi dal segretario della Cisl Medici in un comunicato stampa con il quale s’informa che è in atto un’agitazione sindacale di due settimane dei medici di medicina generale che ha per oggetto l’individuazione del grado di priorità – definito Rao, Raggruppamenti di attesa omogenei – delle prescrizioni specialistiche.
In un comunicato questa mattina la Cisl ha spiegato che i medici di medicina generale stanno inviando circa mille impegnative al giorno con codice Rao B (codice che richiede l’esecuzione della prestazione nel termine di 10 giorni) ai distretti invitando poi pazienti, qualora non ricevessero la prestazione entro tale termine, a rivolgersi direttamente ai pronto soccorso.
L’Apss contesta le dichiarazioni del segretario della Cisl Medici, Nicola Paoli e diffida dal concretizzare quanto annunciato. “I professionisti, secondo quanto stabilito dal contratto sottoscritto anche da Cisl Medici – viene spiegato - sono incentivati anche economicamente a prescrivere Rao appropriati e per tale motivo non possono essere accettate minacce di alcun tipo. L’amministrazione, in coerenza con le disposizioni vigenti, si riserva di valutare eventuali profili di responsabilità che dovessero emergere a carico dei medici in ordine a prescrizioni inappropriate e a conseguenti disagi che si dovessero determinare nei pronto soccorso”.
La Cisl Medici, sempre questa mattina, si è detta pronta a ricorrere all'autorità giudiziaria in merito all'art. 6 della legge di bilancio provinciale approvato la scorsa notte. All'interno, infatti, secondo il sindacato, è stata inserita una norma insolita che disciplina le modalità di incarichi provvisori di continuità assistenziale ( cd. Guardia Medica) ai laureati in medicina e chirurgia abilitati ed iscritti ai corsi di formazione specifica in medicina generale.
“Tale materia – spiega Paoli - non rientra nelle competenze provinciali perché è soggetta alla riserva contrattuale. Rientra invece nelle materie oggetto di esclusiva competenza della contrattazione collettiva tra le parti sindacale e pubblica. Errato è quindi il richiamo al decreto legge n. 135 del 2018, il cosiddetto Decreto Semplificazione, come fonte legittimante tale norma.
Nello stesso, spiega ancora il sindacato, si dice chiaramente che l'inserimento dei laureati avverrà secondo quanto sarà deciso nella contrattazione collettiva nazionale e, nelle more della definizione di questo, si applicano quelli previsti dall'accordo collettivo nazionale vigente per le sostituzione e gli incarichi provvisori. Non è possibile inventarne di nuovi con una legge provinciale.














