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Baristi e ristoratori: ''Per noi è un lockdown totale. Dopo un anno disastroso lo stop del Dpcm rischia di far chiudere migliaia di attività e contratti di lavoro''

Le tre associazioni di categoria trentine Fiepet, Associazione pubblici esercizi del Trentino e Associazione ristoratori del Trentino lanciano l'allarme: ''Occorre un piano di rilancio serio che garantisca la sopravvivenza delle nostre aziende e assicuri un futuro al paese''. Ecco le proposte

Pubblicato il - 14 November 2020 - 12:44

TRENTO. I pranzi sono saltati perché molti clienti lavorano ormai in smart working e quelli che potrebbero comunque recarsi nei locali non lo fanno se sono al chiuso perché la paura del contagio è troppa. Con la didattica a distanza per le superiori non ci sono più nemmeno gli studenti e poi la chiusura alle 18 taglia completamente cene e aperitivi. Insomma per Fiepet del Trentino, Associazione pubblici esercizi del Trentino e Associazione ristoratori del Trentino ''le restrizioni introdotte dagli ultimi Dpcm mettono in stato di lockdown l’intero comparto della somministrazione''. E molti bar e ristoranti stanno facendo come il Bar Al Porteghet di Trento: serrande abbassate per tutto il giorno e ''ferie'' forzate in attesa che le cose possano ripartire e nel tentativo di farle ripartire il prima possibile riducendo ora al massimo incontri e assembramenti.  

 

''Non c’è più tempo da perdere - spiega il presidente di Fiepet del Trentino Massimo Peterlana - bar, ristoranti e pub hanno già raggiunto il limite dopo un anno disastroso, lo stop decretato dal Dpcm rischia di far chiudere migliaia di attività e contratti di lavoro. Inoltre è impensabile in questo periodo chiedere alle attività economiche di essere in regola con i pagamenti contributivi (Durc) e altre dichiarazioni obbligatorie, che in alcuni casi permettono di proseguire con dei servizi dell’Ente Pubblico''. Una situazione, purtroppo, prevedibile e che rischia di protrarsi per mesi visto che la sensazione è che fino all'arrivo del vaccino e al ritorno del caldo si vivrà in un contesto di ''apri e chiudi'' con le curve del contagio destinate a salire e ad abbassarsi a seconda proprio dei provvedimenti restrittivi che verranno presi.

 

E allora anche piccoli interventi potrebbero o avrebbero potuto aiutare gli esercenti a continuare a portare avanti il loro lavoro. Uno semplice ma efficace era quello portato in consiglio provinciale dall'ex assessore Dallapiccola che chiedeva alla Provincia di finanziare l'acquisto di funghi e a lampade riscaldanti per esterno per bar e ristoranti: un provvedimento che avrebbe aiutato gli esercenti a continuare a lavorare all'aperto garantendo sicurezza e confort ai loro clienti. Ma nemmeno questo è stato fatto dalla Pat che, anzi, ha rischiato di far perdere agli esercenti trentini i contributi del decreto ristoro con un'ordinanza, ovviamente impugnata poco dopo dal Governo perché ritenuta illegittima, che li teneva aperti la sera quando era già ovvio che senza clienti e persone in circolazione sarebbe stato solo un danno per gli esercenti restare aperti.

 

''Ricordiamo che le nostre aziende – prosegue Peterlana - sono e vogliono continuare ad essere dei posti sicuri. Abbiamo seguito e rispettato fin da subito i protocolli di sicurezza, concordati a suo tempo con Governo e Provincia, fatto tutti gli investimenti necessari e di recente ne abbiamo fatti anche degli altri (come l’acquisto di funghi riscaldanti da poter mettere all’interno dei nostri plateatici) per salvaguardare le nostre attività e la nostra forza lavoro nel periodo autunnale ed invernale”. Alle parole di Massimiliano Peterlana si associa la presidente dell’Associazione Pubblici esercizi del Trentino aderente a Confcommercio, Fabia Roman: “Siamo assolutamente consapevoli di essere nel mezzo di una pandemia a livello globale e non vogliamo assolutamente deresponsabilizzarci di fronte ad un valore come quello della salute pubblica. Ma la soluzione non può essere la chiusura parziale o totale delle nostre attività. Occorre un piano di rilancio serio che garantisca la sopravvivenza delle nostre aziende e assicuri un futuro al paese”.

 

“Troppo spesso – dichiara Marco Fontanari presidente dell’Associazione ristoratori di Confcommercio Trentino – le nostre imprese sono ritenute attività non essenziali. Noi rigettiamo con forza quest’impostazione che troviamo profondamente sbagliata nel merito. Per far sopravvivere il settore serve un cambio di paradigma che deve partire da un aspetto essenziale: serve un patto con il sistema bancario per la liquidità delle imprese e serve subito. Va spalmato il debito contratto nel 2020 in un arco temporale lungo, di almeno 20 anni con un preammortamento di almeno 24 o 36 mesi, che permetta alle imprese di sopravvivere e riuscire a rialzarsi”.

 

“Pongo inoltro l’attenzione – conclude Fontanari - sul fatto che molte aziende rischiano di perdere il diritto alla decontribuzione prevista dal decreto Agosto. E’ fondamentale un tempestivo intervento al fine di evitare alle imprese di perdere di fatto il beneficio acquisito con D.L. Agosto”. “Siamo pronti a condividere l’impegno nazionale finalizzato alla salute pubblica – in sintesi, il messaggio delle tre rappresentanze della categoria - ma abbiamo bisogno di una pronta erogazione dei sostegni economici. Necessitiamo di tempi certi per poter programmare il futuro”.  

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