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Coronavirus, altro picco di contagi in Veneto. Zaia: ''Attenzione a chi torna dalle ferie all'estero e ai focolai nei centri migranti''

Il Veneto insieme a Sicilia e Trentino Alto Adige sono le tre regioni dove l'indice di trasmissibilità è più alto. Musumeci pensa già a un nuovo lockdown se le cose dovessero continuare così. Zaia presenta il piano da 82 milioni di euro per affrontare l'autunno: ''Avremo una diagnostica ancora più celere con una capacità giornaliera di 32 mila tamponi''

Di L.P. - 07 agosto 2020 - 19:43

VENEZIA. Il Veneto preoccupa assieme al Trentino Alto Adige, più delle altre regioni, nel nord Italia. L'indice di trasmissione per la scorsa settimana dei due territori è il secondo e il terzo più alto del Paese (solo la Sicilia fa peggio e infatti Musumeci ha già annunciato che se il trend dovesse restare questo è pronto a un nuovo lockdown per la regione) ma nelle ultime 24 ore il Veneto ha fatto registrare un altro picco di positivi: 183 che portano il totale di contagiati dall'inizio dell'epidemia a 20.535. Moltissime anche le persone poste in quarantena: 5.212, ben 1.141 in più rispetto a ieri. Purtroppo si segnala anche un nuovo decesso (per un totale che arriva a 2.078 morti) e permangono 9 persone ricoverate nelle terapie intensive.

 

In questo quadro il presidente della Regione VenetoLuca Zaia, ha presentato in conferenza stampa il piano di sanità pubblica anti-Covid per l’autunno. In totale si smuovono 82 milioni di euro per mettere in campo quella che da qualche tempo il governatore definisce ''l'artiglieria pesante'' contro il Covid-19. L'apparato sanitario viene, quindi, diviso in sei ''macroaree'': quella dei dipartimenti di prevenzione (prevenzione, monitoraggio e contenimento epidemia); quella dell'emergenza (con il 118 e i Pronto Soccorso); quella dei laboratori di microbiologia per sviluppare le capacità diagnostiche del sistema; quella dell'assistenza territoriale (per affrontare il più possibile a domicilio eventuali situazioni di contagio); quella dell'assistenza ospedaliera (con i reparti di malattie infettive e, soprattutto, le terapie intensive); quella informatica e di controllo (la biosorveglianza per monitorare focolai, anticiparne gli sviluppi controllare i trend del contagio).

 

Intanto in conferenza stampa è anche stato ufficializzato l'addio di Andrea Crisanti, responsabile dell’unità di microbiologia dell’Università di Padova, e per molti colui che ha ''salvato'' il Veneto nel momento più difficile (quando la situazione sembrava destinata a degenerare come accaduto in Lombardia) in quanto artefice del progetto di tracciamento e isolamento di Vo Euganeo che poi si è trasformato nel cosiddetto ''modello Veneto''. A Roberto Rigoli dell’ospedale Cà Foncello di Treviso faranno capo le decisioni e gli acquisti per la sanità veneta in tema di coronavirus.

 

''Nei mesi scorsi abbiamo guardato in faccia il virus - ha detto Zaia - abbiamo acquisito esperienza e capacità organizzativa. Adesso mettiamo a frutto il tutto con un piano che non lasci nulla al caso. Avremo una diagnostica ancora più celere con una capacità giornaliera di 32 mila tamponi, cui aggiungere i nuovi test rapidi e la nuova tecnica del pooling grazie alla quale si è in grado di processare più tamponi in un’unica provetta utilizzando una sola dose di reagente''. Un dettaglio, questo molto importante, ha spiegato ancora il governatore, perché in autunno il grande rischio che si verrà a presentare sarà quello che andranno a sovrapporsi influenze e Covid-19 creando confusione e difficoltà di trattamento. Importante sarà, quindi, anche il dei medici di medicina generale ai quali ''sarà affiancato un infermiere di famiglia ogni 4 di loro''. 

 

Tra i problemi dell'ultimo periodo, che stanno facendo aumentare i casi di positivi al Covid rilevati ci sono oltre che i focolai sviluppatisi in alcuni centri migranti (come quello di Treviso) anche i veneti di ritorno dalle vacanze. ''Abbiamo un virus di ritorno - ha spiegato Zaia - che esiste e viene portato da fuori. Abbiamo riscontrato più casi da Spagna, Malta, Perù, dalla Croazia, come 8 ragazzi tornati dall'isola di Pag, da Corfù: quindi diciamo che le vacanze sono un elemento di rischio e non per fare campagna contro i competitor. Se si decide di andare all'estero occorre stare attenti''.

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