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Coronavirus, “Ero qui da settimane ma accolgo l'invito del sindaco e torno in città”. L’esempio di un cittadino che ha scelto di tornare a casa per non “gravare” sul servizio sanitario locale

Nonostante i divieti, sono arrivate diverse segnalazioni circa lo spostamento di alcuni cittadini verso le secondo case in montagna, da Madonna di Campiglio alle Dolomiti Bellunesi. Ad Auronzo però c’è chi, pur potendo restare, decide di dare l’esempio e per non “gravare” sul servizio sanitario locale sceglie di tornare alla propria residenza

Di Tiziano Grottolo - 14 marzo 2020 - 11:10

TRENTO. Il fatto è emerso nei giorni scorsi: alcuni cittadini, nonostante i decreti impongano di restare a casa limitando gli spostamenti alle necessità più impellenti, hanno scelto di trasferirsi nelle seconde case di montagna. Così, comuni come Auronzo di Cadore, Cortina d’Ampezzo, Dobbiaco e Sappada sono dovuti correre ai ripari. Il fenomeno non risparmia nemmeno il Trentino in particolare Val Rendena dove nel comune Tre ville-Madonna di Campiglio esistono migliaia di seconde case e le valli di Fiemme e Fassa.

 

I sindaci hanno fatto più volte appello al senso di responsabilità e al buon senso delle persone invitando soprattutto i proprietari di seconde case a rimanere nei rispettivi comuni di residenza. Oltre alle criticità relative alla possibile diffusione del coronavirus ci sono quelle legate ai numeri che il sistema sanitario locale può reggere. Senza dimenticare i tagli subiti dal settore, i vari sistemi sanitari potrebbero trovarsi in difficoltà a causa dell’elevato numero di persone, non residenti, presenti sul territorio.

 

È stato lo stesso presidente della Provincia di Bolzano, Arno  Kompatscher, a chiedere a tutte quelle persone che non hanno la residenza in Alto Adige di tornare nei rispettivi comuni: “Tutte queste persone non hanno qui il loro medico, e in questo momento i medici di base svolgono un ruolo importante nel sistema sanitario”, ha spiegato.

 

È il caso però di fare una precisazione, per evitare che si scateni una caccia al forestiero: se da un lato c’è chi in questi giorni ha scelto di infrangere i divieti raggiungendo comunque le seconde case, e verso quest’ultimi le autorità hanno promesso tolleranza zero, dall’altro c’è anche chi era presente sul territorio da prima che venissero emanati i decreti. Anzi, fino al 5 marzo, nonostante fosse chiara la gravità della situazione, era lo stesso presidente della Pat Maurizio Fugatti ad invitare i turisti a venire in Trentino, tergiversando fino all’ultimo prima di chiudere gli impianti sciistici.

 

Il punto è che effettivamente nei territori a forte vocazione turistica stanno soggiornando molte persone che sono arrivate ben prima dei decreti, senza infrangere nessuna legge e che pertanto avrebbero pieno diritto a rimanervi. C’è però chi, con grande senso di responsabilità, ha scelto comunque di tornare alla propria residenza in città: “Passo ad Auronzo molti mesi l'anno e sono qui dal 26 febbraio – ha affermato un utente sui social – capisco il timore che in emergenza io possa pesare sul servizio sanitario locale che è calibrato per la popolazione del Cadore, quindi raccolgo l'invito del sindaco e torno alla mia residenza legale in città. Arrivederci a presto”. Il commento ha ricevuto moltissimi apprezzamenti e anche tanta gratitudine perché in tempi di emergenza da coronavirus anche un gesto semplice come questo può essere importante.

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